Intervista del Giornale di Puglia a Iva Zanicchi: «Il futuro? non mi vedo in casa a guardare la tv e a fare l’uncinetto»


Nicola Ricchitelli. Ospite quest’oggi della rubrica “La Voce Grossa di…” “l’aquila di Ligonchio”... stiamo parlando della grande Iva Zanicchi. Con Iva una chiacchierata tra passato, presente e futuro: «Ho sempre saputo e sentito quello che sarebbe successo nella mia vita artistica. Il fatto di non saperlo oggi mi preoccupa: non lo so. Una cosa è certa: non mi vedo in casa  a guardare la tv e a fare l’uncinetto»; non mancano inoltre alcune incursioni tra i ricordi e le numerose soddisfazioni che hanno costellato la sua grande carriera.


D: Iva quest’ultimo periodo è stato caratterizzato da due eventi in particolare, le elezioni e il Festival di Sanremo. Partiamo da quest’ultimo, quale il tuo giudizio sull’edizione a firma Fabio Fazio, Luciana Litizzetto?
R: «Un buon Festival, niente da dire sulla conduzione. La Littizzetto è divertente, ironica, dissacrante e Fazio ha interpretato il bravo presentatore che finge di scandalizzarsi sulle battute, o di fare il finto tonto... bravo, nulla da eccepire. La musica messa in primo piano, e questo è un bene».

D: Il palco dell’Ariston ti ha regalato molte soddisfazioni – vedi le vittorie nel 1967, 1969 e 1974 - ma anche qualche amarezza - vedi il caso Benigni nel 2009 – cosa rappresenta per te il palco dell’Ariston e quindi il Festival di Sanremo?
R: «E’ una manifestazione che io ho sempre amato, che mi ha dato tanto. Il fatto di averlo vinto tre volte mi ha permesso di cantare in tutto il mondo».

D: Che ricordi conservi del tuo primo Festival di Sanremo e della tua prima affermazione avvenuta nel 1967? Se dovessi scegliere in assoluto il ricordo più bello che ti lega a questa manifestazione?
R: «Il mio primo festival nel 1965 fu un insuccesso. Cantavo I TUOI ANNI PIU’ BELLI e fui esclusa dalla finale: fu un grande dispiacere e pensai che la mia carriera fosse finita, come era già successo ad altri. La vittoria nel 1967 con Claudio Villa la potei gustare solo in seguito. Lì fu giustamente funestata dalla morte di Luigi Tenco.  Il ricordo più bello forse è proprio la vittoria del 1969 con Zingara, in coppia con Bobby Solo».

D: La domanda che segue è alla militante politica, e quindi all’eurodeputata. Secondo il tuo punto come se viene fuori dalla situazione che è venuta fuori dalle urne? Piccola curiosità: ti aspettavi la rimonta di Silvio Berlusconi?
R: «Se parliamo di Silvio Berlusconi abbiamo visto ancora una volta di che pasta è fatto. Lui sa conquistare la gente e parlare alla gente, rimontare come ha fatto lui e recuperare tutti quei punti di distacco è cosa che forse nessun altro sarebbe riuscito a fare. Io, conoscendolo da anni, sapevo che aveva la possibilità, solo lui, di compiere quel “miracolo”».

D: A proposito di politica, proprio in una recente intervista hai dichiarato di essere stata delusa; cosa ti aspettavi dalla politica, e quali gli aspetti che hanno contribuito a maturare questo giudizio?
R: «Fondamentalmente rendersi conto che sei parte di un ingranaggio... è sciocco forse dirlo, avrei dovuto saperlo. Per quanto tu ti possa impegnare anche allo stremo, comunque fai parte di questo ingranaggio e alla fine resti un  numero. Per non parlare  della lunghezza dei tempi, della burocrazia, dei tempi assurdi per discutere e approvare ogni singola proposta».

D: Iva, tutto ebbe inizio da un’apparizione a “Campanile sera” con Mike Bongiorno. Che ricordi conservi di quell’esperienza?
R: «In realtà tutto ebbe inizio da una trasmissione di Silvio Gigli, che mi permise di cantare per radio e fui sentita da Gianni Ravera che mi invitò a Voci Nuove».

D: "Avevo trentotto anni: quando si arriva intorno ai quaranta si viene presi dalla "stupidera"... Insomma, il fisico teneva, mi sembrava una cosa spiritosa. Poi mi sono pentita: allora Playboy era un giornale vietatissimo. Mia mamma ci rimase male...", Iva pensi ancora alla copertina di Playboy come un errore?
R: «Si, perché erano foto fatte esclusivamente per quel giornale, con tanto di contratto. Negli anni poi le ho viste pubblicate ovunque».

D: L’anno 1985 è l’anno di “facciamo un affare”, per proseguire con “Ok il prezzo giusto” dal 1987 fino al 2000. Quali gli elementi che contribuirono alla svolta televisiva?
R: «Accettai di condurre questo programma convinta che sarebbe stata un’avventura brevissima. Volevo una pausa dal mondo discografico, ero delusa dagli ultimi risultati. Vogliamo parlare di anno sabbatico? Ne sono passati 15…».

D: Iva, tu sei un po’ la donna dei primati; partiamo dal primo: anno 1973, prima cantante italiana ad aver tenuto un concerto al Madison Square Garden di New York. Che ricordi conservi di quell’esperienza?
R: «Il 1963. Avevo appena fatto Castrocaro, cantare in questo grande e mitico teatro è stato sconvolgente, fino ad allora avevo cantato solo in balere o piccoli teatri. Sapere poi che sarei stata la prima cantante italiana ad esibirsi lì, non mi ha certo aiutato a contenere la grande emozione».

D: Quindi anno 1981, prima cantante italiana ad attraversare l'Unione Sovietica in tour nel 1981. Cosa ci puoi raccontare di quel viaggio?
R: «E' stata una delle esperienze più forti ed entusiasmanti. Scoprire la gente, la cultura, un mondo così distante e lontano da me... ma proprio per questo affascinante. A pensarci, credo che sia la tournèe che più mi ha colpito e mi è rimasta nel cuore. Viaggiare allora in Unione Sovietica era come attraversare tutto il mondo, un unico paese ma con culture così differenti…».

D: Concludiamo l’intervista con la più ovvia delle domande, cosa c’è nel futuro di Iva Zanicchi?
R: «Ho sempre saputo e sentito quello che sarebbe successo nella mia vita artistica. Il fatto di non saperlo oggi mi preoccupa: non lo so. Una cosa è certa che non mi vedo in casa  a guardare la tv e a fare l’uncinetto».




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