Addio al 'Divo', scompare a 94 anni Giulio Andreotti
(GUARDA VIDEO). Per Giulio Andreotti niente camera ardente al Senato ma nella sua amatissima casa-studio di Corso Vittorio e funerali privati presso la Chiesa di san Giovanni dei Fiorentini a Roma. Lo hanno reso noto i suoi piu' stretti parenti. Le esequie sono previste per oggi pomeriggio.
LA MORTE - Il senatore a vita, sette volte presidente del Consiglio, Giulio Andreotti e' morto ieri, poco prima delle 12,30, nella sua abitazione romana. Nessuno come lui puo' dire di aver fatto l'Italia, nemmeno il Conte di Cavour. Se questi l'Italia la penso', la volle e la sogno' (ma non la vide), Andreotti di sogni non ne ebbe mai molti.
Di volonta' pero' ne ebbe tanta, e soprattutto capacita' di pensiero. Molto piu' di pensiero che si azione, se e' vero che lo riformarono in malo modo alla visita di leva e lui, divenuto ministro della difesa, ando' a vedere che fine avesse fatto quell'ufficiale medico, per scoprire che se lo era portato via un infarto prima del tempo. Andreotti, piu' di Cavour, ci ha lasciato l'Italia che conosciamo, con i suoi pregi (che sono molti) e i suoi difetti (che sono altrettanti).
Lui il Paese lo ha lentamente e costantemente plasmato, con quella capacita' di vedere e intervenire prima degli altri con una prontezza che Manzoni mise in bocca al conte Zio e Guicciardini indica, nei suoi "Ricordi", come una delle vere cifre dello statista.
Non a caso Andreotti e' stato l'unico politico italiano a divenire una leggenda ancora da vivo. Come tutte le leggende, ha sempre diviso in due campi chi ne parlava. I suoi detrattori a sinistra lo chiamavano Belzebu' (tradendo pero' una involontaria ammirazione per le sue presunte arti mefistofeliche), i suoi ammiratori a sinistra (ne aveva) al centro e anche a destra (ne aveva pure qui) ne hanno sempre parlato come l'unico vero statista moderno del paese. Piu' di Aldo Moro, piu' di Alcide De Gasperi. Addirittura.
CASINI, "E' STATO LA DC" - Andreotti "e' stato la Democrazia Cristiana, pur non essendo stato mai stato segretario della Democrazia Cristiana". E' una delle frasi con le quali Pier Ferdinando Casini ricorda il senatore a vita.
POMICINO, AVEVA COME POCHI UN PRESTIGIO INTERNAZIONALE - "Al di la' delle numerose critiche interne aveva un prestigio internazionale che raramente politici italiani hanno ricevuto" sottolinea Paolo Cirino Pomicino. Commosso Pomicino lo descrive come "un artefice della ricostruzione del Paese, un pezzo di vita di questa nazione, collaboro' con De Gasperi, Fanfani, Moro" cioe' faceva parte di una "grande classe dirigente".
SCHIFANI, SCOMPARE IL SIMBOLO DELLA NOSTRA VITA DEMOCRATICA - "Con la morte di Giulio Andreotti scompare un simbolo della nostra vita democratica", afferma il presidente dei senatori Pdl, Renato Schifani. "Un uomo - prosegue - che e' stato capace, con alto senso dello Stato e con un'intelligenza non comune, di segnare tanti momenti fondamentali delle nostre istituzioni. Sono vicino ai suoi familiari in questo momento di dolore, anche a nome di tutti i senatori del Popolo della Liberta'".
ZULLO: UN DOVEROSO OMAGGIO AD ANDREOTTI - Il Presidente del Gruppo consiliare PDL alla Regione Puglia, Ignazio Zullo ha diffuso la seguente nota:
“Nel Presidente Giulio Andreotti salutiamo un assoluto protagonista della storia della Repubblica italiana. Principale collaboratore di Alcide De Gasperi, ha dato un contributo rilevantissimo all’affermazione della democrazia a partire dalla Costituente e dal 18 aprile 1948, e poi ininterrottamente, alla ricostruzione e allo sviluppo del Paese in un quarantennio comunque mai facile, guidando con straordinario pragmatismo, in condizioni anche drammatiche e comunque estremamente complesse, Governi di composizione politica anche molto diversa.
La storia saprà riconoscere, al netto di ogni inevitabile contraddizione, i meriti suoi e della generazione politica di cui è stato eminentissimo, enciclopedico ed arguto riferimento. Noi gli rendiamo doveroso omaggio”.
DE LEONARDIS: "ANDREOTTI, UN UOMO CHE E' GIA' STORIA" - “Presidente del Consiglio per 7 volte, 8 volte ministro della Difesa, 5 volte ministro degli Esteri, 3 volte ministro delle Partecipazioni statali, 2 volte ministro delle Finanze, ministro del Bilancio e ministro dell'Industria, una volta ministro del Tesoro, ministro dell'Interno, ministro dei Beni culturali e ministro delle Politiche comunitarie, parlamentare da sempre, senatore a vita sempre in grado di offrire un prezioso contributo, statista e leader apprezzato e conosciuto in tutto il mondo, un simbolo della Stato repubblicano e una colonna portante della Democrazia Cristiana.
"Un Uomo che ha fatto la Storia, che è già Storia”: così Giannicola De Leonardis, presidente della settima Commissione Affari Istituzionali della Regione Puglia, ricorda Giulio Andreotti nel giorno della sua scomparsa, “che lascerà un vuoto profondo e incolmabile nel nostro Paese, che ha servito fedelmente per tutta la sua lunga vita e che reso centrale nelle relazioni internazionali grazie alle sue capacità, alla sua intelligenza, alla sua tenacia, ai suoi nervi saldi. Esemplare anche nello stile mostrato di fronte alla gravissime accuse nel tempo mossegli, nella condotta durante i lunghi processi che lo hanno riguardato e che non lo hanno mai spinto a scalfire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura con attacchi sconsiderati, né alla ricerca di scorciatoie di comodo e posizioni di privilegio.
Una gravissima, incolmabile perdita per la Politica e in particolare per le generazioni cresciute nei valori espressi dallo Scudo crociato, per l’Italia chiamata a uscire da una difficile crisi senza l’apporto di una delle sue menti migliori, senza la sua esperienza e senza la sua capacità di proiettarsi continuamente nel futuro”.
di Nicola Zuccaro - Torino, 6 Maggio 1949. Un giovanissimo Giulio Andreotti, Sottosegretario nell'esecutivo presieduto da Alcide De Gasperi rappresenta il Governo alle esequie del Grande Torino. Roma, 6 Maggio 2013, il novantaquattrenne Giulio Andreotti non più.
Cambia l'anno ma non la data : il 6 Maggio. Essa alla luce delle due circostanze luttuose assume i requisiti storici per poter essere definita e classificata, a tutti gli effetti, come una data andreottiana.
LA MORTE - Il senatore a vita, sette volte presidente del Consiglio, Giulio Andreotti e' morto ieri, poco prima delle 12,30, nella sua abitazione romana. Nessuno come lui puo' dire di aver fatto l'Italia, nemmeno il Conte di Cavour. Se questi l'Italia la penso', la volle e la sogno' (ma non la vide), Andreotti di sogni non ne ebbe mai molti.
Di volonta' pero' ne ebbe tanta, e soprattutto capacita' di pensiero. Molto piu' di pensiero che si azione, se e' vero che lo riformarono in malo modo alla visita di leva e lui, divenuto ministro della difesa, ando' a vedere che fine avesse fatto quell'ufficiale medico, per scoprire che se lo era portato via un infarto prima del tempo. Andreotti, piu' di Cavour, ci ha lasciato l'Italia che conosciamo, con i suoi pregi (che sono molti) e i suoi difetti (che sono altrettanti).
Lui il Paese lo ha lentamente e costantemente plasmato, con quella capacita' di vedere e intervenire prima degli altri con una prontezza che Manzoni mise in bocca al conte Zio e Guicciardini indica, nei suoi "Ricordi", come una delle vere cifre dello statista.
Non a caso Andreotti e' stato l'unico politico italiano a divenire una leggenda ancora da vivo. Come tutte le leggende, ha sempre diviso in due campi chi ne parlava. I suoi detrattori a sinistra lo chiamavano Belzebu' (tradendo pero' una involontaria ammirazione per le sue presunte arti mefistofeliche), i suoi ammiratori a sinistra (ne aveva) al centro e anche a destra (ne aveva pure qui) ne hanno sempre parlato come l'unico vero statista moderno del paese. Piu' di Aldo Moro, piu' di Alcide De Gasperi. Addirittura.
CASINI, "E' STATO LA DC" - Andreotti "e' stato la Democrazia Cristiana, pur non essendo stato mai stato segretario della Democrazia Cristiana". E' una delle frasi con le quali Pier Ferdinando Casini ricorda il senatore a vita.
POMICINO, AVEVA COME POCHI UN PRESTIGIO INTERNAZIONALE - "Al di la' delle numerose critiche interne aveva un prestigio internazionale che raramente politici italiani hanno ricevuto" sottolinea Paolo Cirino Pomicino. Commosso Pomicino lo descrive come "un artefice della ricostruzione del Paese, un pezzo di vita di questa nazione, collaboro' con De Gasperi, Fanfani, Moro" cioe' faceva parte di una "grande classe dirigente".
SCHIFANI, SCOMPARE IL SIMBOLO DELLA NOSTRA VITA DEMOCRATICA - "Con la morte di Giulio Andreotti scompare un simbolo della nostra vita democratica", afferma il presidente dei senatori Pdl, Renato Schifani. "Un uomo - prosegue - che e' stato capace, con alto senso dello Stato e con un'intelligenza non comune, di segnare tanti momenti fondamentali delle nostre istituzioni. Sono vicino ai suoi familiari in questo momento di dolore, anche a nome di tutti i senatori del Popolo della Liberta'".
ZULLO: UN DOVEROSO OMAGGIO AD ANDREOTTI - Il Presidente del Gruppo consiliare PDL alla Regione Puglia, Ignazio Zullo ha diffuso la seguente nota:
“Nel Presidente Giulio Andreotti salutiamo un assoluto protagonista della storia della Repubblica italiana. Principale collaboratore di Alcide De Gasperi, ha dato un contributo rilevantissimo all’affermazione della democrazia a partire dalla Costituente e dal 18 aprile 1948, e poi ininterrottamente, alla ricostruzione e allo sviluppo del Paese in un quarantennio comunque mai facile, guidando con straordinario pragmatismo, in condizioni anche drammatiche e comunque estremamente complesse, Governi di composizione politica anche molto diversa.
La storia saprà riconoscere, al netto di ogni inevitabile contraddizione, i meriti suoi e della generazione politica di cui è stato eminentissimo, enciclopedico ed arguto riferimento. Noi gli rendiamo doveroso omaggio”.
DE LEONARDIS: "ANDREOTTI, UN UOMO CHE E' GIA' STORIA" - “Presidente del Consiglio per 7 volte, 8 volte ministro della Difesa, 5 volte ministro degli Esteri, 3 volte ministro delle Partecipazioni statali, 2 volte ministro delle Finanze, ministro del Bilancio e ministro dell'Industria, una volta ministro del Tesoro, ministro dell'Interno, ministro dei Beni culturali e ministro delle Politiche comunitarie, parlamentare da sempre, senatore a vita sempre in grado di offrire un prezioso contributo, statista e leader apprezzato e conosciuto in tutto il mondo, un simbolo della Stato repubblicano e una colonna portante della Democrazia Cristiana.
"Un Uomo che ha fatto la Storia, che è già Storia”: così Giannicola De Leonardis, presidente della settima Commissione Affari Istituzionali della Regione Puglia, ricorda Giulio Andreotti nel giorno della sua scomparsa, “che lascerà un vuoto profondo e incolmabile nel nostro Paese, che ha servito fedelmente per tutta la sua lunga vita e che reso centrale nelle relazioni internazionali grazie alle sue capacità, alla sua intelligenza, alla sua tenacia, ai suoi nervi saldi. Esemplare anche nello stile mostrato di fronte alla gravissime accuse nel tempo mossegli, nella condotta durante i lunghi processi che lo hanno riguardato e che non lo hanno mai spinto a scalfire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura con attacchi sconsiderati, né alla ricerca di scorciatoie di comodo e posizioni di privilegio.
Una gravissima, incolmabile perdita per la Politica e in particolare per le generazioni cresciute nei valori espressi dallo Scudo crociato, per l’Italia chiamata a uscire da una difficile crisi senza l’apporto di una delle sue menti migliori, senza la sua esperienza e senza la sua capacità di proiettarsi continuamente nel futuro”.
di Nicola Zuccaro - Torino, 6 Maggio 1949. Un giovanissimo Giulio Andreotti, Sottosegretario nell'esecutivo presieduto da Alcide De Gasperi rappresenta il Governo alle esequie del Grande Torino. Roma, 6 Maggio 2013, il novantaquattrenne Giulio Andreotti non più.
Cambia l'anno ma non la data : il 6 Maggio. Essa alla luce delle due circostanze luttuose assume i requisiti storici per poter essere definita e classificata, a tutti gli effetti, come una data andreottiana.
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Politica