Milan, altra frenatina a Cesena: 1-1 al Manuzzi, tra incertezze e speranze

di Luca Losito - Il Milan frena, ancora. Questa volta in casa del Cesena. I rossoneri di Inzaghi svestono il 4-3-3 tuffandosi nel ben più audace 4-2-3-1, riaccusando vecchi problemi difensivi che non sembrano svanire. Il duo Roma-Juventus, che praticamente disputa un torneo a parte, scappa via, ma le speranze nascono da tutte quelle dirette concorrenti che arrancano, non ultima l'Inter collassata sotto i colpi del Cagliari targato Zeman, e che confermano quanto il terzo posto sia tutt'altro che un pensiero utopico.

Pronti, via ed è subito la squadra rossonera ad assumere il comando delle operazioni. Buoni propositi che vengono cancellati dalla sciocchezza di Abbiati al minuto 5: tiro debole di Marilungo, il 32 rossonero incredibilmente non trattiene e il paracarro Succi infila l'1-0. Manuzzi in visibilio, Inzaghi disperato: là dietro, onestamente, se ne vedono di tutti i colori. Vabbè. Il Diavolo reagisce, e dopo soli 9' impatta: angolo di Honda, zuccata vincente del rispolverato Adil Rami. La gara cambia improvvisamente volto, i romagnoli spariscono dal campo, ed arrivano anche in sequenza un gol annullato a Menez (per velo di Torres, va ritenuto attivo?) e poi un fallaccio in area su Bonaventura, anche questo viene risparmiato ai padroni di casa dall'arbitro. Poi la stanchezza, evidente in entrambe le squadre fa calare i ritmi, almeno fino all'espulsione di Zapata: il colombiano è costretto a stendere Marilungo trovatosi improvvisamente lanciato a rete a 15' dal traguardo. I piani di forcing dei rossoneri sono rovinati, o quasi. Non entra più El Shaaraw, al suo posto Alex che va a dar man forte all'incerto reparto arretrato. Il Milan spinge fino all'ultimo, ma ci si mette anche il neo entrato Pazzini a sbagliare la mira in occasioni favorevoli. Al triplice fischio è 1-1, un'altra occasione mancata.

Insomma, a fine gara, ciò che sembra chiaro è che bisogna dare delle certezze: modulo, gerarchie difensive e così via. Non si può continuare a navigare a vista, non in un torneo che offre la possibilità anche a squadre non proprio rinforzate dal mercato di giocarsela per quel piazzamento Champions che ridarebbe prestigio ed entusiasmo ad una piazza ormai sin troppo abituata alle delusioni e agli esiti stagionali tutt'altro che trionfali. Ad Inzaghi il compito di non disfare tutto quanto di buono aveva combinato sino alla vigilia dello sfortunato Milan-Juve, sinora spartiacque in negativo dell'annata rossonera.