“Slurp”, ma Travaglio non ha la grazia di Flaiano
di Francesco Greco - Custodisce gelosamente come una reliquia il copyright di un giornalismo da macelleria. Qualunquista, nichilista, lombrosiano. Seduce una nicchia di forcaioli dall'autostima debole, li rassicura nei loro pregiudizi onanisti e piccolo borghesi. E quale mantra più bello della forca per annunciare l'Apocalisse – nel paese del chiagni e fotti - trasfigurata in tribunale del mondo, eterogenesi dei fini? Li svezza, li coccola, è la loro voce: il messia del nulla ne ha fatto una mission e li guida alla Terra Promessa.
Concept che svela in un foglio diversamente fascista (D'Alema dixit), dove impagina i word delle Procure, di cui è la gola profonda: titolo e via dal proto. Attinge da un archivio andreottiano, dove siamo tutti schedati: la vostra multa per doppia fila un secolo fa? E' lì. Attacca i poteri deboli (B. col pannolone che addolcisce il transito con le escort, Napolitano che con la flebo intriga per le larghe intese: ma Salvini che ramazza voti con la pulizia etnica non lo disturba).
Al tempo dei cookie i poteri forti però sono altri, Parsifal finge di ignorarlo: ha un certo tenore di vita e poi teniamo tutti famiglia. “FQ” sollecita i basic instint di un pubblico esiguo (si conoscono tutti), cui non basta la modica quantità. S'è illuminato d'immenso e di etica posticcia perché esce senza soldi pubblici, come fosse garanzia di onestà, superiorità intellettuale. Ossimoro delirante. Ogni tanto dà ragione a D'Alema e freudianamente fa recruiting fra le penne nere rubandole a parametro zero agli house organ di B.: la Lucarelli (Libero), starlette frustrata, 7a abbondante, il barocco Buttafuoco (Foglio): la nipotina di Evola in stand-by.
“Il Fatto” apre una “perla” al giorno: il 23 giugno 2. Ha dato dello “scroccone” a Tony Blair, si fa pagare le consulenze (come Gorbaciov, Clinton, ecc.): che bello il mondo di mezzo dove tutti la danno gratis: mistica delle pezze al culo. Nell'editoriale invitava Veltroni a chiedere lo scioglimento del Comune di Roma per mafia, come nel 2008 fece per Fondi. In politica 7 anni sono un tempo infinito, anni-luce e Roma non è Fondi.
Chissà cosa dicono nel Pantheon i grandi (Montanelli, Biagi, Bocca, Man, la Cederna, la Fallaci), di un giornalismo da sharia, Santa Inquisizione, rogo perenne a Campo dè Fiori. In “Slurp” (Chiarelettere, Milano 2015, pp. 592, euro 18,00, e-book euro 11,99) stesso format: sociologia da bar sport a darsi di gomito, moralismo da badante alla fermata del 64, mercatino rionale, “non me lo dire signora mia...”. Gli apologeti di Prodi, Rutelli, B., le odi a Mediaset di D'Alema, Scalfari che trova “super partes” Napolitano e, attuale, la Stefani spectre di Renzi che passa veline e slide di riforme “tonitruanti”, direbbe Montanelli, che non muovono foglia nel reale anzi, lo destrutturano, l'abbrutiscono ulteriormente.
Anche Flaiano spellò gli opportunisti: balzavano sul carro del vincitore sempre sold out. Servire è nel nostro dna, splendori e miserie dell'italicum: siamo fatti così, è la nostra storia. Santi, poeti, navigatori e sciuscià che attaccano il ciuco dove vuole il padrone. L'abruzzese lo sapeva e spargeva vetriolo con grazia, leggerezza, ironia in romanzi immortali (“Un marziano a Roma”, “Tempo di uccidere”, “Melampo”, “La solitudine del satiro”, ecc.) e script per Fellini (“La strada”, “La Dolce Vita”, “8 ½”. Fosse stato una lavannara da talk-show dove ci si passa la canna dell'autosuggestione (Martinazzoli) sarebbe caduto nell'oblio.
L'ayatollah sabaudo invece ha un tocco rozzo e supponente. E' sintonizzato con la volgarità e la bruttezza nelle viscere del nostro tempo, le esalta con la ferocia di Papa Sisto, insegue politici e cronisti sin nelle virgole: immagina un mondo morto, putrefatto, dove nessuno cambia mai idea, il cui collante è una coerenza pestilenziale, da crociata, pogrom. Acido, bilioso, la spada fiammeggiante del vendicatore, srotola una gallery di citazioni predate da giornali, tg, agenzie. Quel colore con cui si condisce un pezzo altrimenti sciapo, ma Travaglio ha occhiali a raggi x e vede solo turiboli: è la sua weltanschauung, il Graal.
Voluttà del servire, ostinato cunnilingus: è il nostro gender, ma Fede che tifa Juve e poi Milan e Gianni Letta Roma vs Milan è folklore (B. era interista?). Come le bave di Liguori, Pialuisa Bianco, Riotta, Vespa e tutti “i piccoli ruffiani del potere” (Napoleone) e gli addetti all'encomio (Balzac) in un Paese dove l'informazione è un'emergenza non per i ciù-ciù ma per “la soppressione delle notizie” (Ernesto Rossi, 1958).
Debole coi forti, forte coi deboli: filosofia, archetipo italian style usato anche da un Travaglio mitriditizzato dal maalox. Nè convince l'approccio interclassista: lo struggimento voluttuoso dell'accomodar coperte (imbarazzò anche il Duce con la “Gazzetta del Popolo”) è al fondo un atout dell'upper class, intellettuali, borghesi (lo dice Mark Twain): il popolo invece è scaltro, usa il potente da ascensore sociale, conserva il suo spirito libero (Etienne de La Boètie banalizza), pronto a tradirlo, scannarlo appena tira il vento.
“Slurp” risolve con l'antropologia e il darwinismo con toni da Giudizio Universale. Pregno di etica talebana, cristallizza la realtà, mummifica l'uomo che crocifigge alle sue parole e a cui non concede la follia della contraddizione, men che mai della redenzione. Integralismo islamico da madrasse, le sure di Maometto brandite come manganello & olio di ricino. Con la ghigliottina di Travaglio pure i generali di Alessandro e i legionari di Cesare sarebbero servi (oltre a Machiavelli che dedicò “ Il Principe” al Magnifico, ma Montanelli diceva che ogni cultura nasce alla corte di un Principe, e dove sennò, nella suburra?). Ma Robespierre avrebbe potuto impaginare i suoi slurp giovanili al “Giornale” e d'oggi in ginocchio da Grillo. Reich suggeriva come svelare l'impostore: “Aspettate che finisca di parlare, poi chiedete: e tu come faresti?”. Dalla nuvoletta iperuranica Pol Pot suggerisce la forca igiene del mondo, salvezza dell'uomo, trionfo della virtù. I followers lo illudono d'essere utile all'umanità: se n'è convinto pure lui, purtroppo. Alalà!
Concept che svela in un foglio diversamente fascista (D'Alema dixit), dove impagina i word delle Procure, di cui è la gola profonda: titolo e via dal proto. Attinge da un archivio andreottiano, dove siamo tutti schedati: la vostra multa per doppia fila un secolo fa? E' lì. Attacca i poteri deboli (B. col pannolone che addolcisce il transito con le escort, Napolitano che con la flebo intriga per le larghe intese: ma Salvini che ramazza voti con la pulizia etnica non lo disturba).
Al tempo dei cookie i poteri forti però sono altri, Parsifal finge di ignorarlo: ha un certo tenore di vita e poi teniamo tutti famiglia. “FQ” sollecita i basic instint di un pubblico esiguo (si conoscono tutti), cui non basta la modica quantità. S'è illuminato d'immenso e di etica posticcia perché esce senza soldi pubblici, come fosse garanzia di onestà, superiorità intellettuale. Ossimoro delirante. Ogni tanto dà ragione a D'Alema e freudianamente fa recruiting fra le penne nere rubandole a parametro zero agli house organ di B.: la Lucarelli (Libero), starlette frustrata, 7a abbondante, il barocco Buttafuoco (Foglio): la nipotina di Evola in stand-by.
“Il Fatto” apre una “perla” al giorno: il 23 giugno 2. Ha dato dello “scroccone” a Tony Blair, si fa pagare le consulenze (come Gorbaciov, Clinton, ecc.): che bello il mondo di mezzo dove tutti la danno gratis: mistica delle pezze al culo. Nell'editoriale invitava Veltroni a chiedere lo scioglimento del Comune di Roma per mafia, come nel 2008 fece per Fondi. In politica 7 anni sono un tempo infinito, anni-luce e Roma non è Fondi.
Chissà cosa dicono nel Pantheon i grandi (Montanelli, Biagi, Bocca, Man, la Cederna, la Fallaci), di un giornalismo da sharia, Santa Inquisizione, rogo perenne a Campo dè Fiori. In “Slurp” (Chiarelettere, Milano 2015, pp. 592, euro 18,00, e-book euro 11,99) stesso format: sociologia da bar sport a darsi di gomito, moralismo da badante alla fermata del 64, mercatino rionale, “non me lo dire signora mia...”. Gli apologeti di Prodi, Rutelli, B., le odi a Mediaset di D'Alema, Scalfari che trova “super partes” Napolitano e, attuale, la Stefani spectre di Renzi che passa veline e slide di riforme “tonitruanti”, direbbe Montanelli, che non muovono foglia nel reale anzi, lo destrutturano, l'abbrutiscono ulteriormente.
Anche Flaiano spellò gli opportunisti: balzavano sul carro del vincitore sempre sold out. Servire è nel nostro dna, splendori e miserie dell'italicum: siamo fatti così, è la nostra storia. Santi, poeti, navigatori e sciuscià che attaccano il ciuco dove vuole il padrone. L'abruzzese lo sapeva e spargeva vetriolo con grazia, leggerezza, ironia in romanzi immortali (“Un marziano a Roma”, “Tempo di uccidere”, “Melampo”, “La solitudine del satiro”, ecc.) e script per Fellini (“La strada”, “La Dolce Vita”, “8 ½”. Fosse stato una lavannara da talk-show dove ci si passa la canna dell'autosuggestione (Martinazzoli) sarebbe caduto nell'oblio.
L'ayatollah sabaudo invece ha un tocco rozzo e supponente. E' sintonizzato con la volgarità e la bruttezza nelle viscere del nostro tempo, le esalta con la ferocia di Papa Sisto, insegue politici e cronisti sin nelle virgole: immagina un mondo morto, putrefatto, dove nessuno cambia mai idea, il cui collante è una coerenza pestilenziale, da crociata, pogrom. Acido, bilioso, la spada fiammeggiante del vendicatore, srotola una gallery di citazioni predate da giornali, tg, agenzie. Quel colore con cui si condisce un pezzo altrimenti sciapo, ma Travaglio ha occhiali a raggi x e vede solo turiboli: è la sua weltanschauung, il Graal.
Voluttà del servire, ostinato cunnilingus: è il nostro gender, ma Fede che tifa Juve e poi Milan e Gianni Letta Roma vs Milan è folklore (B. era interista?). Come le bave di Liguori, Pialuisa Bianco, Riotta, Vespa e tutti “i piccoli ruffiani del potere” (Napoleone) e gli addetti all'encomio (Balzac) in un Paese dove l'informazione è un'emergenza non per i ciù-ciù ma per “la soppressione delle notizie” (Ernesto Rossi, 1958).
Debole coi forti, forte coi deboli: filosofia, archetipo italian style usato anche da un Travaglio mitriditizzato dal maalox. Nè convince l'approccio interclassista: lo struggimento voluttuoso dell'accomodar coperte (imbarazzò anche il Duce con la “Gazzetta del Popolo”) è al fondo un atout dell'upper class, intellettuali, borghesi (lo dice Mark Twain): il popolo invece è scaltro, usa il potente da ascensore sociale, conserva il suo spirito libero (Etienne de La Boètie banalizza), pronto a tradirlo, scannarlo appena tira il vento.
“Slurp” risolve con l'antropologia e il darwinismo con toni da Giudizio Universale. Pregno di etica talebana, cristallizza la realtà, mummifica l'uomo che crocifigge alle sue parole e a cui non concede la follia della contraddizione, men che mai della redenzione. Integralismo islamico da madrasse, le sure di Maometto brandite come manganello & olio di ricino. Con la ghigliottina di Travaglio pure i generali di Alessandro e i legionari di Cesare sarebbero servi (oltre a Machiavelli che dedicò “ Il Principe” al Magnifico, ma Montanelli diceva che ogni cultura nasce alla corte di un Principe, e dove sennò, nella suburra?). Ma Robespierre avrebbe potuto impaginare i suoi slurp giovanili al “Giornale” e d'oggi in ginocchio da Grillo. Reich suggeriva come svelare l'impostore: “Aspettate che finisca di parlare, poi chiedete: e tu come faresti?”. Dalla nuvoletta iperuranica Pol Pot suggerisce la forca igiene del mondo, salvezza dell'uomo, trionfo della virtù. I followers lo illudono d'essere utile all'umanità: se n'è convinto pure lui, purtroppo. Alalà!
