Quando i sindaci contavano, si imponevano anche ai nobili baresi

di Vittorio Polito – Nel 1788 il decurionato barese, l’amministrazione comunale dell’epoca, ovvero quella che noi oggi chiamiamo giunta, elesse sindaco Michelangelo Signorile, ricordato oggi in una strada del rione Madonnella. Va ricordato che i sindaci all’epoca erano due: uno di parte popolare (Signorile) e l’altro di parte nobile ( Ignazio Calò Carducci). Signorile, per atto di cortesia, si recò a casa di Calò Carducci, ma venne accolto freddamente, adducendo che gli affari del Comune intendeva trattarli senza uscire dalla propria abitazione.

Signorile allora fece notare che la distanza tra casa Calò Carducci e quella di Signorile era uguale a quella tra la casa di Signorile e quella di Calò Carducci e che non sarebbe più andato da lui. E così fu. Tutti gli incontri ebbero luogo nel Palazzo di Città.

Successivamente Signorile si attivò per modificare una vecchia consuetudine, nel senso che il Governatore della città andasse a complimentarsi con i due sindaci, popolare e nobile, non più a casa di quest’ultimo, ma nella sede municipale. Nel 1789, in seguito ad una grande carestia ed una gelata, Signorile si rese promotore di una raccolta di fondi che fruttò 117,45 ducati, a cui aggiunse di suo altri 38,63 ducati e 40 tomoli di grano.

Il momento critico fu superato e Signorile fu riconfermato, mentre i nobili non si regolarono ugualmente e sostituirono Calò Carducci con Carlo Tanzi, che a differenza del precedente, collaborò in perfetta sintonia con Michelangelo Signorile, ottenendo, alla scadenza del mandato, anche la conferma per un altro anno.

Successivamente Signorile fu colpito da un grave dissesto finanziario, forse per la sua grande generosità, ma nessuno si preoccupò di aiutare l’uomo che si era tanto prodigato per il bene comune. Questi i sindaci di ieri, oggi è esattamente il contrario: si sfrutta la situazione a proprio favore invece che a favore dei cittadini.