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In Emilia Romagna vincono Bonaccini, la realtà offline e le ideologie

di FREDERIC PASCALI - Non v’è dubbio che l’ampia vittoria di Bonaccini, per certi versi, fino alla vigilia della tornata elettorale, abbastanza inaspettata, segni non solo un punto di svolta politico per la regione Emilia Romagna e per il proseguo del governo Conte ma una rivincita del “Vecchio Mondo” di fronte all’avanzare tumultuoso delle azioni tecnologiche della comunicazione politica.

La macchina della propaganda della Lega, la cosiddetta “Bestia”, che da almeno 3 anni ne gestisce la comunicazione social, e non solo, è risultata inefficace a fronte del prorompente ritorno sulla scena delle dinamiche legate alla contrapposizione delle piazze. In questo ambito è innegabile l’apporto decisivo dispensato dal movimento delle Sardine di Mattia Santori che, al di là della forza degli slogan, è stato capace di arrestare il trend astensionistico legato a un sentimento di apatia, se non di rifiuto, verso la classe politica e il suo modo di interloquire.

Una spinta molto forte che ha riportato in auge un sentimento teso a incidere in prima persona sulla vita politica, senza filtri e senza passare per le suggestioni della realtà virtuale e le sue dinamiche legate all’interazione con le percezioni imperanti nel mondo dei social network.

Uno scacco per l’egemonia di un tipo di comunicazione apparentemente più facile e meno impegnativa, con una capacità critica imprigionata tra le pieghe di un virtuale legato a un eterno presente e a un susseguirsi di opinioni e argomentazioni tese a veicolare il verosimile come una narrazione del reale. Un modello di comunicazione ready-made apparso in passato irrefrenabile nella sua capacità di catturare consenso che improvvisamente si è infranto al cospetto di una rivoluzione ante litteram che è stata possibile anche grazie alla estrema polarizzazione, voluta da Salvini stesso, della contesa elettorale.

In un panorama politico italiano da anni piuttosto recalcitrante dal punto di vista ideologico, la resa dei conti evocata dal “capitano” della Lega ha fatto riemergere con forza la voglia di riappropriarsi di una propria precisa identità con una scelta di campo obbligatoria tra Destra e Sinistra. Ne ha fatto le spese anche il Movimento Cinque Stelle, come evidenziato dall’analisi dei flussi elettorali condotta dall’Istituto Cattaneo, il cui elettorato è stato spinto a schierarsi e abbandonare la posizione eterogenea della propria natura ideologica.