Tutte le Giornate Fai: gli eventi da non perdere nel Barese


BARI - Evento nazionale di partecipazione attiva e di raccolta pubblica di fondi sabato 15 e domenica 16 maggio 2021 eccezionali aperture in 8 città della Provincia di Bari, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria Dall’ex Caserma Rossani a Bari, al Chiostro di San Sebastiano a Gravina, dalla Masseria Murgia albanese a Noci, al Chiostro della Biblioteca Comunale di Putignano, dalla Torre delle Pietre Rosse a Giovinazzo alla Chiesa della Madonna della Rosa e alla Lama Martina a Molfetta, dal percorso lungo le Antiche Mura a Conversano alla Residenza Baronale del Trappetello a Monopoli torna la più grande festa di piazza dedicata al patrimonio culturale italiano. Prenotazione obbligatoria su www.giornatefai.it entro la mezzanotte del giorno precedente la visita, fino a esaurimento posti disponibili. Contributo minimo suggerito a partire da 3 € per sostenere la missione della Fondazione e partecipare alle visite in completa sicurezza. TORNANO LE GIORNATE FAI UN INVITO A GUARDARE AL DOMANI CON RINNOVATA FIDUCIA BARI (BA)

Ex Caserma Rossani: il Parco sostenibile

Largo Sorrentino

L’accesso all’ex Caserma Rossani è dal cancello di Largo Sorrentino. Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI BARI L'ex Caserma Rossani è nel cuore della città di Bari, cerniera tra la stazione ferroviaria, l'Università degli Studi, le eleganti vie dei negozi e l'antico quartiere Carrassi. È un enorme complesso di 80 mila metri quadri costituito da grandi edifici: la palazzina del ‘Comando', la ‘Casermetta', i depositi militari e il campo da calcio su 80 mila metri quadri. E stato creato uno spazio multiculturale di 3.500 metri quadrati che ospiterà il più importante polo bibliotecario del Mezzogiorno.. La caserma, costruita nel 1908 nella contrada ‘San Lorenzo', zona più antica del quartiere Carrassi della quale conservò la denominazione, divenne poi ‘Duca delle Puglie' e dal 1939 è stata intitolata al Maggiore Mario Rossani (1890-1918), medaglia d'oro al Valor Militare, nato a Cassano delle Murge. La caserma disponeva di una piazza d'armi tra le più grandi d'Italia dove anche si disputarono le prime partite di calcio della squadra del Bari. Dismessa nel 1991, dal 2008 è diventata proprietà del Comune di Bari con la permuta allo Stato italiano del Palazzo della Prefettura e della Chiesa russa. L' ex Caserma Rossani appare oggi come un parco sostenibile, progettato dall' architetto Massimiliano Fuksas, con il giardino centrale intitolato allo scrittore siciliano ‘Leonardo Sciascia'; un'agorà di culture e di saperi che, dopo il restauro dell'ex palazzina del Comando e della Casermetta ospiterà la più grande biblioteca pubblica del Meridione, nelle cui 40 sale sarà custodito il patrimonio bibliotecario del Sud e in altri edifici ancora da restaurare sarà collocata la nuova sede dell'Accademia delle Belle Arti. La Casermetta, un tempo destinata a depositi e camerate, è un'enorme struttura composta da tredici campate e si estende su 3.500 metri quadri. Dai tetti degli edifici, l'acqua piovana sarà convogliata nelle riserve idriche e riutilizzata per irrigare in modo sostenibile il prato e le centinaia di alberi piantumati illuminati da led a basso consumo energetico. Le Giornate FAI di Primavera prevedono la straordinaria scoperta di un luogo molto amato dalla città ma chiuso da trent'anni e non ancora fruibile perché attualmente cantiere che diventerà un vastissimo parco ecosostenibile nel centro cittadino. La visita dell' ex Caserma Rossani avrà inizio con il nuovo parco progettato dall' archistar Massimiliano Fuksas, per ammirare le splendide acacie, lecci, mandorli, aranci e la pista da skateboard più grande del Meridione e proseguirà nel cantiere della 'Casermetta' con le sue 13 campate un tempo destinata ad ospitare le camerate dei militari, i depositi e lo spazio per l'allenamento al tiro, ora sarà oggetto di un'opera di recupero architettonico e strutturale con l'adeguamento degli spazi interni per le nuove attività. Eventi collaterali:  uniformi militari delle due Guerre Mondiali del collezionista Piero Violante;  ISBN DANTE E ALTRE VISIONI – esposizione di Corrado Veneziano. Anteprima dell’unica mostra personale di un autore vivente all’interno del Programma Ufficiale del Ministero della Cultura selezionata dal Comitato Dante700.  NON UNA DI MENO - Installazione laser site specific - dell'artista Ada Costa, a cura di Galleria Misia Arte – Bari;  PENSARE A PIEDI - omaggio a Franco Cassano (1943-2021) sociologo - Opera in alluminio e morse code dell’artista Jasmine Pignatelli e video digitale dell’ artista Francesco Castellani, a cura di Galleria Misia Arte – Bari;  TERMOPLAST - Installazione tubi e tessuti site specific dell’artista Daniela Corbascio. Allestimento delle vetrine de ‘La Feltrinelli Store’ di Bari e della ‘Libreria Laterza’ realizzate dalla Compagnia Formediterre di Antonio Minelli, grafiche realizzate da Alessia Carrieri.

CONVERSANO (BA)

Dai Peuceti di Norba alla Contea degli Acquaviva d'Aragona

Largo della Corte

Il percorso inizia da Largo della Corte (Piazza Conciliazione) per terminare in Piazza Battisti. Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI MONOPOLI Dall'insediamento Peuceta di Norba alla Contea degli Acquaviva d'Aragona:2000 anni di architettura fortificata a Conversano. Il percorso corre lungo l'antica cinta muraria della città vecchia, su cui vi sono i segni dei successivi insediamenti. sono previste le seguenti soste: 1 Mura megalitiche 9 Torre Capone 2 Torre Maestra 10 Torre nascosta 3 Torre Poligonale 11 Porta della Gabella, Gualtieri VI di Brienne 4 Torre Cilindrica 12 La casa di Giacomo Matteo Rei del 1472 5 Porta e mura arcaiche 13 Torre 1 di Casalvecchio 6 Torre in villa Garibaldi 14 Torre 2 di Casalvecchio 7 Torre Zaccaria e mura tardo medievali15 La torre del mulino 8 Torre del Monastero di San Cosma16 Arco di Vico Orto del 1839 Il percorso che si propone è un viaggio nel tempo e nello spazio che, partendo dalle consistenti tracce delle fortificazioni di età arcaica (VI-V sec. a.C.) dell'antica Norba, si snoda lungo il circuito urbano di età medioevale e tardo quattrocentesco. Mura, porte e torri si susseguono in un itinerario che, partendo dal castello, percorre l'anello esterno della città antica e prosegue lungo il perimetro dell'espansione extra moenia di Casalvecchio. Nella passeggiata saremo guidati dalle vedute urbane seicentesche di Giovan Battista Pacichelli e Francesco Cassiano De Silva, dalle piante ottocentesche redatte dall'ing. Matteo Pascazio e dall'Arch. Sante Simone e dal Catasto Unitario degli anni ‘70 del XIX sec. Non mancheranno le soste in punti significativi come l'antica porta della città arcaica, l'iscrizione apposta da Gualtieri VI di Brienne nel 1338 sulla Porta della Gabella, la casa di Giacomo Matteo Rei di Castiglione, edificata nel 1472 a ridosso delle mura di Casalvecchio, come ricorda una epigrafe. Questa ci darà lo spunto per invitare i visitatori a recarsi presso il sito archeologico di Castiglione le cui vicende si intrecciano indissolubilmente con quelle di Norba-Cupersanum. L'itinerario prevede la visita di alcuni ambienti del castello dei Conti Acquaviva d'Aragona e di diverse torri lungo le mura. Il percorso che si propone è un viaggio nel tempo e nello spazio che, partendo dalle consistenti tracce delle fortificazioni di età arcaica (VI-V sec. a.C.) dell'antica Norba, si snoda lungo il circuito urbano di età medioevale e tardo quattrocentesco. Mura, porte e torri si susseguono in un itinerario che, partendo dal castello, percorre l'anello esterno della città antica e prosegue lungo il perimetro dell'espansione extra moenia di Casalvecchio. La passeggiata prevede un tempo di percorrenza con soste nei diversi punti di interesse di circa due ore e attraversa il Centro storico di Conversano permettendo la visione interna solo di alcune delle torri

GIOVINAZZO (BA)

TORRE MEDIEVALE DELLE PIETRE ROSSE GIA' DEI PAGLIA

Aperture a cura di: VOLONTARI FAI DI GIOVINAZZO

La Torre delle Pietre Rosse fa parte del sistema di torri collocate in un’area circoscritta che va da Trani a Bari, lungo la costa, e che risale verso l’interno per qualche decina di chilometri fino alle prime propaggini dell’altopiano murgiano. Non si tratta solo di strutture prettamente difensive, ma di edifici funzionali alle attività produttive legate, a partire dal riassetto normanno, agli oliveti e che con la tipologia verticale garantivano al contempo l’intensivizzazione della cultura olivicola sul suolo agricolo. Nel primo cordone di torri, che cadenza ritmicamente lo spazio agricolo litoraneo posto tra le città costiere del Nord Barese, la Torre delle Pietre Rosse domina con la sua altezza di circa 13 metri il paesaggio rurale prossimo alla costa levantina del territorio di Giovinazzo, in una posizione strategica dalla quale è possibile traguardare il paesaggio aperto del mare, della campagna e del centro abitato. Questa sua collocazione richiama il ruolo di avvistamento e di difesa che la torre doveva garantire nel corso dei secoli facendo parte di un sistema Classification : Internal territoriale esteso di difesa, strutturato in torri e casali fortificati, che consentiva alle popolazioni dell’agro e dei borghi agricoli di organizzare la difesa contro il pericolo di aggressori provenienti dal mare: la torre infatti è parte di quel sistema di torri di avvistamento disposte simmetricamente su due file, l’una in immediata adiacenza alla linea di costa, l’altra più interna nella campagna. La Torre, detta delle Pietre Rosse per il colore argilloso che caratterizza il sito, appartiene probabilmente ai claustra di età sveva ed angioina ed è databile per epoca di costruzione intorno al 1200, forse edificata dalla famiglia nobiliare di Giovinazzo dei Paglia, il cui stemma è posto sull'architrave della finestra aperta in facciata, che diede i natali al religioso beato Nicola Paglia. L’edificio turrito, che domina un piccolo agrumeto circondato da una alta muratura in pietra, presenta una configurazione planimetrica a pianta quadrata articolato su quattro distinti livelli di cui, oltre al piano terra, i successivi due definiti da strutture voltate in pietra locale e l’ultimo di probabile struttura orizzontale in legno, come testimoniano le tracce nelle buche pontaie del paramento murario interno. I prospetti della torre sono caratterizzati da un paramento murario costituito da pietre sbozzate allineate regolarmente a giunto stretto, così da definire una struttura di evidente solidità e, come nella ricorrente tipologia delle torri difensive, con il lato rivolto verso il mare completamente chiuso perché era il versante più esposto al pericolo; gli altri lati presentano piccole aperture. Sulla merlatura del terrazzo, al di sopra delle porta di accesso, ci sono due caditoie a distanza ravvicinata dalle quali venivano rovesciati sui nemici proiettili o olio bollente per fermare o rallentare il loro cammino. Infine sono presenti nella struttura interna della torre, le celle che ospitavano le coppie di colombi quando la stessa torre venne trasformata in colombaia. L’apertura nelle Giornate FAI di primavera prevede la visita guidata nel complesso, eccezionalmente visitabile dopo il recente recupero, che permetterà di attraversare l’agrumeto, protetto da alte recinzioni in pietra, per poi accedere e visitare l’interno dell’antica torre da cui è possibile traguardare il mare che chiude la vista e l’intorno agrario. La visita si chiuderà con una piccola passeggiata nel vicino oliveto. In occasione dell’apertura ci saranno allestimenti della pittrice Ilaria Lafronza, con le vedute su Giovinazzo in miniatura, interventi d’arte a cura di Ra contemporay Art e Liceo Artistico “Federico II Stupor Mundi”, e intermezzi musicali degli allievi della Scuola Comunale di Musica "Filippo Cortese". Testo scritto da Volontari FAI di GIOVINAZZO

GRAVINA IN PUGLIA (BA)

Chiostro S. Sebastiano

Via S. Sebastiano, 56

Aperture a cura di: DELEGAZIONE FAI DI BARI

Non molto distante dal centro storico e commerciale della città di Gravina in Puglia, territorio già abitato dal Paleolitico Antico, sorge la Chiesa di S. Sebastiano, con annesso il convento dei frati Minori Osservanti e il chiostro con il suo valore che conserva intatto da secoli. Il chiostro è ricco di un corredo pittorico ispirato alle storie francescane (fine sec. XVII). Sono presentati alcuni affreschi con relative iscrizioni, come pure alcuni graffiti superstiti e una piccola figura di monaco con l'inizio del nome del frate. Il chiostro, con pozzo centrale in pietra, ha pianta quadrata con ampi porticati e conserva la pavimentazione originale in cotto a spina di pesce. Gli affreschi del chiostro e del piano superiore del convento, databili alla fine del Seicento, sono di fra Giuseppe da Gravina. Con eloquenza sia pure ingenua sono rappresentati episodi della vita di san Francesco e di santi e beati dell'Ordine francescano. Ogni affresco è racchiuso in una lunetta che reca la descrizione relativa. Alla base delle lunette sono dipinti stemmi di patrizi gravinesi, ai lati medaglioni di santi e beati francescani. L'ordine non è casuale ma segue uno schema preciso. Su ogni parete gli affreschi iniziano e finiscono con San Francesco protagonista racchiudendo personaggi francescani: nella prima parete santi, nella seconda martiri, nella terza nobili che rinunciarono a ricchezze e potere. Il percorso nelle giornate FAI prevede il ritrovo davanti al complesso conventuale. La visita guidata consentirà ai visitatori di conoscere la storia del chiostro romanico che fa parte dell'odierno Convento di S. Sebastiano, e rappresenta l'unica testimonianza dell'antica badia di S. Benedetto.

MOLFETTA (BA)

Chiesa della Madonna della Rosa

Via vecchia per Bitonto Contrada Madonna delle Rose a circa 1 km dalla città di Molfetta sulla via verso Bitonto. Aperture a cura di: VOLONTARI FAI DI MOLFETTA La torre – chiesa della Madonna della Rosa sorge a poco più di un km dal centro città lungo la via vecchia per Bitonto nei pressi del parco naturale di Lama Martina, nell'omonima contrada "Madonna delle Rose". Non vi sono documenti certi a prova della fondazione della chiesa-torre. La tradizione la vuole costruita come ex voto di un ricco signore bitontino che, assalito da briganti, trovò rifugio in un roseto apparsogli dopo aver invocato l'intercessione della Vergine. Il primo documento ufficiale in cui si fa menzione della chiesetta risale al 1549, sebbene non manchino documenti che attestano la presenza in loco della stessa già agli inizi del 1400. Dopo aver conosciuto l'esperienza di vita eremitica dei Girolamini, la custodia della cappella fu affidato ai privati fino al 1882 quando il Capitolo la riservò ad abitazione dei prelati capitolari. Dalla prima metà dell'800 la Cappella divenne meta di festeggiamenti il martedì dell'ottava dopo Pasqua per la festa delle scarcelle, tipico dolce pasquale della tradizione molfettese. La struttura è quella tipica delle torri difensive sorte nel territorio tra il secolo XI e il secolo XVI. Alta 12 m e larga 13 m, si sviluppa su 2 piani. La porta d'ingresso è sormontata da una caditoia mentre sul lato destro è presente un campaniletto a vela. La cappella è a pianta quadrata con volta a crociera montata su 4 pilastri. Al centro dell'area absidale, dietro l'altare in pietra di Trani che ha sostituito l'originale in legno, troneggia l'affresco della Madonna della Rosa. Sia la Vergine che il Bambino recano in mano una rosa, sovrastati da due angeli reggenti la corona della Vergine. L'immagine, fortemente rimaneggiata a causa di un restauro non autorizzato nel 1932, richiama quella presente nella nicchia sul timpano della porta d'ingresso. L'apertura della Chiesa nelle Giornate FAI permetterà di scoprire l'interno dell'edificio solitamente chiuso con l'affresco della madonna e del bambino che recano in mano una rosa rossa, perfettamente corrispondente nel tema a quello contenuto nella nicchia sovrastante la porta di ingresso.

Lama Martina: alla scoperta della natura e della storia

Via Vecchia Bitonto - Ponte Schivazappa (vicinanze Viale della Libertà)

Il percorso inizierà dal ponte Schivazappa, sulla via vecchia Bitonto (vicinanze iale della Libertà) Molfetta. Si raccomanda abbigliamento comodo adatto ad una passeggiata naturalistica (berretto - scarpe da ginnastica/trekking) Aperture a cura di: VOLONTARI FAI DI MOLFETTA La Lama Martina è uno dei numerosi solchi erosivi del nord barese che, con una configurazione a pettine ovvero perpendicolarmente alla costa e con un andamento rettilineo, attraversano ritmicamente, in direzione sud-nord, l'entroterra per poi sfociare direttamente a mare. La Lama Martina parte dal territorio di Terlizzi e attraversa la campagna e la città di Molfetta per poi riversarsi direttamente a mare in località “Prima Cala”. Tra le principali lame che incidono la costa del nord barese, e che con le loro foci formano piccole rientranze, ritroviamo tra Trani e Molfetta le Lama di Bisceglie, Lama Macina, Lama Marcinase e Lama Le Sedelle tra Molfetta e Bari oltre a Lama Martina ritroviamo Lama Carrese, Lama di Giovinazzo, Lama di Castello, Lama Caldarese, Cala D'Oria e Lama Balice. Le lame sono formazioni carsiche che convogliano le acque piovane dall'altopiano dell'alta murgia sino alla costa e solo alcuni eventi pluviometrici rilevanti danno origine a deflussi superficiali che interessano l'alveo di queste incisioni. In particolare la formazione delle lame è dovuta al fenomeno del carsismo delle rocce che hanno un substrato carbonatico e pertanto permeabile, per cui l'acqua trasportata dalle lame genera al contempo una doppia azione erosiva, meccanica e chimica delle rocce stesse. Le lame inoltre sono caratterizzate da terreni alluvionali molto fertili (difatti gli alvei sono coltivati) che si sono depositati nel corso del tempo. Per tali ragioni, e per la presenza di acqua, sin dal neolitico le lame sono state sede di insediamenti antropici. La recente istituzione del Parco Naturale di Lama Martina ha non solo il pregio di tutelare l'ambiente in funzione dei suoi aspetti naturali, paesaggistici, antropologici e storici, ma anche di restituire alla collettività molfettese un pezzo della sua cultura. Attraverso percorsi ciclopedonali e di orienteering si possono cogliere i segni di una antropizzazione sostenibile, ormai dimenticata, come pagliai, muretti a secco ed opere di ingegneria idraulica, ma anche la sopravvivenza di specie botaniche di elevato pregio naturalistico, quali orchidee selvatiche, carrubi secolari, lecci e roverelle. Anche quest'anno, dopo le scorse Giornate FAI all'aperto che si sono tenute il 27 e 28 giugno grazie alla collaborazione dell'associazione Terrae e del Centro di educazione ambientale Ophrys, sapientemente guidati dal prof. Raffaele Annese, torniamo a visitare il Parco naturale di Lama Martina. L'iniziativa mira far conoscere, valorizzare, tutelare e proteggere questo grande polmone verde della città.

MONOPOLI (BA)

Il Trappetello

Contrada Lamalunga, 149

Dalla SS 16 uscita Capitolo e poi seguire le indicazioni. Aperture a cura di: GRUPPO FAI DI MONOPOLI La residenza storica il Trappetello è area rurale. Il nome della masseria il Trappetello deriva da trappeto, trappite, che, a sua volta, deriva dal greco trapèton, torchio, collocato nell'ipogeo sotto la masseria, le cui tracce sono evidenti sotto la volta in pietra. Nel 1753, proprietario Don Francesco Domenico Manfredi, nobile monopolitano sposato con Donna Lucrezia Taveri Venuti, di origini napoletane, la masseria, con quella di Lamacupa oggi Lamalunga, era una grande proprietà terriera in grado di pagare i tributi al Regno di Napoli e alla Curia (per una costruzione utilizzata dai Cavalieri di Malta, come risulta da documento del 1753). Nel 1753 l'immobile passa ai Manfredi le cui origini Manfreda o Manfredi o Manfridi, da Monopoli, risalgono a quella imperiale di Costantino il Grande. Pare che il cognome Manfredi fosse assunto dai figli naturali di Manfredi di Svevia, Principe di Taranto. Alessandro Manfredi, nobile tarantino, il 24 maggio 1456 fu eletto Vescovo di Monopoli e nella Cattedrale dove eresse una cappella a S. Cataldo alla cui base sta il suo sepolcro di marmo. Comprò per il nipote Guidotto nel 1466 dal Conte di Conversano la tenuta di Lamalunga, costituita dalle attuali masserie Trappetello e Lamalunga. Quello stesso anno il nipote sposò Covella de Porfido creando così il ramo di Monopoli. Dal 1865 la masseria passò ai Ghezzi, dote di Donna Concetta Manfredi, moglie del barone monopolitano Tommaso Ghezzi Petrarolo, figura di spicco del Risorgimento meridionale, discendente da nobile famiglie spagnola, uomo colto. A 25 anni Sindaco poi Consigliere provinciale e Deputato provinciale alle Opere Pubbliche. Congiurò nella sua casa in via Dieta contro il regime borbonico e fu tra i capi dei moti del 1848. Arrestato e condannato a 19 anni di carcere con la confisca dei beni, ne scontò 5 a Procida e Nisida. Morirà 3 anni dopo il rientro a casa, il 24 maggio 1858. Nel 1888 la proprietà per un secolo è delle famiglie Palmieri Capitanio. Oggi, dopo vari frazionamenti, resta solo l'immobile Trappetello. Struttura nata intorno al 1450 

NOCI (BA) 

Masseria Murgia albanese Str. vicinale Murgia albanese

Aperture a cura di: GRUPPO FAI DEI TRULLI E DELLE GROTTE

MURGIA ALBANESE

Magnifico esempio di villa masseria in uno scenario tra fragneti e pascoli arborati. Nel territorio di Noci una suggestiva masseria di fine Settecento crea un'armoniosa fusione tra natura, architettura e tradizioni agricole. La chiesetta affrescata racconta la leggenda della fondazione di Noci, il corpo di trulli testimonia la presenza di antichi fienili e il fragneto ospita un raro esempio di apiario seicentesco in muratura. La masseria racconta la storia degli Albanese, una ricca e potente famiglia nobiliare che, a fine Settecento, restaura l'antico nucleo seicentesco e ne amplia l'intero complesso con influenze neoclassiche. La masseria assume una doppia vocazione sia produttiva, legata all'agricoltura, ai pascoli e all'apicoltura, che di dimora signorile. Se la prima è visibile grazie alla presenza di stalle, campi e di un apiario antico, la seconda è ben dichiarata dalla facciata con doppia scalinata e dai locali del piano nobiliare. Si pone così come esempio raffinato di villa masseria tardo-settecentesca. La volontà della famiglia Albanese di fare della masseria una residenza unica nel suo genere è ben espressa nell'incisione situata sopra il portale d'ingresso, che riporta " Giovanni Battista Albanese, [...], fece in modo che la piccola casa a lungo rozza, fosse più ampia e più elegante, ornata da alberi fruttiferi e alla coltivazione del terreno circostante, 1797" ovvero il periodo, durato qualche anno, in cui la masseria subisce alcune modifiche nel suo impianto, con il desiderio di disporre di un luogo dove "si vive lontano dalla città, dalle preoccupazioni e dalle ambizioni". La facciata della masseria si ispira a canoni neoclassici, con una scansione delle aperture equilibrata e armoniosa; l'impostazione con la doppia scalinata risente invece di influenze barocche, secondo una commistione di linguaggi tipica dell'epoca. Nella chiesetta esterna, nata per soddisfare le esigenze devozionali della borghesia agraria, l'affresco di Domenico Carella, del 1737, racconta la leggenda della fondazione della città di Noci, legata alle vicende di Filippo d'Angiò. Il Gruppo FAI dei Trulli e delle Grotte grazie alla disponibilità della famiglia proprietaria, apre eccezionalmente la masseria al pubblico offrendo la visita integrale del complesso. L'itinerario attraversa il corpo centrale partendo dal piano terra, anticamente destinato ad abitazione dei massari, verso il piano nobile, riservato esclusivamente a residenza padronale; questi spazi sono arredati con preziosi oggetti d'epoca di fine Ottocento e Novecento. Poco distante dalla masseria, si potrà visitare la chiesetta contenente l'affresco del Carella. Si procede costeggiando l'antico corpo di trulli verso il fragneto per visitare il raro esempio di apiario seicentesco in muratura. Qui , affiancati da un esperto apicoltore, sarà possibile seguire un'attività sulla evoluzione dell'apicoltura nella tradizione pugliese. La volontà di creare un'attività collaterale nasce della preziosa opportunità che offre la masseria, il cui luogo crea un legame unico e visibile tra architettura, storia locale e paesaggio. Il FAI è legato al tema della apicoltura e lo ha dimostrato sviluppando il progetto "Api nei beni FAI" nel quale ha deciso di attivarsi consapevole che il ruolo delle api va molto oltre la produzione del miele. La visita vuol proporre un'esperienza singolare, in cui dar vita ad un dialogo unico tra storia e natura, tra luogo e ambiente. le Giornate FAI di Primavera 2021 presso la Masseria Murgia Albanese sono dedicate alla Signora Fiorella Schirone Francese. 

PUTIGNANO (BA)

Mostra itinerante su Stefano da Putignano "virtuoso"scultore

Via Castello, 26

Il Chiostro della Biblioteca comunale di Putignano è situato nel centro storico. Le auto sii possono parcheggiare all'esterno delle mura storiche e il chiostro si raggiunge agevolmente a piedi. Aperture a cura di: GRUPPO FAI DEI TRULLI E DELLE GROTTE Itinerario di conoscenza dell'artista putignanese Stefano Pugliese da Putignano attraverso la mostra fotografica allestita dai volontari del Gruppo FAI dei Trulli e delle Grotte nel Chiostro della Biblioteca di Putignano e la successiva visita della Chiesa di San Pietro Apostolo in cui sono custodite alcune opere del "virtuoso" scultore putignanese. Tutto l'itinerario si svolge nel suggestivo centro storico di Putignano. Noto semplicemente come Stefano da Putignano, è lo scultore di spicco del panorama artistico del Rinascimento pugliese che ha ricevuto l'attenzione da parte degli storici dell'arte in particolare della Prof.ssa Clara Gelao. Le sue opere sono prevalentemente conservate nel sud-est della Terra di Bari e, in minor misura, nell'antica Terra d'Otranto che, sino al 1663, comprendeva, oltre che il Salento, il versante orientale della Basilicata. La vita dell'artista si colloca all'incirca fra il 1470 e poco dopo il 1538, quando la città di Putignano era uno dei tanti possessi in Puglia dei Cavalieri dell'Ordine Ospitaliero di San Giovanni Gerosolimitano, un ordine monastico-cavalleresco sorto nel XII secolo in Terrasanta, e che insieme a Fasano, era feudo del Baliaggio di Santo Stefano di Monopoli. La formazione dell'artista è sconosciuta, ma è possibile individuare in Nuzzo Barbo, attivo nella contea di Conversano, e nelle sue sculture un possibile modello da cui Stefano da Putignano, più giovane di circa un decennio, può aver tratto alcuni spunti. Nel corso della sua carriera, lo stile di Stefano da Putignano non mostra sensibili variazioni, denunciando sempre un grande realismo e una fine attenzione ai dettagli più minuti in gran parte delle sue opere. L'itinerario inizierà nel Chiostro della Biblioteca Comunale di Putignano - situato nel bel centro storico medievale - con la visita di una mostra fotografica che vuole essere un viaggio virtuale per tutto il sud est barese attraverso le pietre miliari delle opere del grande scultore, raccolte in una retrospettiva fotografica. I visitatori saranno poi accompagnati – da guide d'eccezione - nella vicina Chiesa Madre di San Pietro Apostolo per ammirare alcune sculture conservate in situ. L'allestimento vuole essere un momento di conoscenza e di valorizzazione della figura dell'artista e dei suoi capolavori, nel tentativo di sviluppare nella comunità il senso della scoperta di beni identitari, giacché l'uomo, da sempre, identifica la propria memoria storica anche nelle opere d'arte del suo patrimonio. Il percorso racconta la vita, la formazione e le opere, scelte all'interno della ricca produzione artistica dello scultore putignanese, che adornano moltissime chiese pugliesi, ma che restano talvolta poco note o sconosciute ai più. Il mese di maggio, inoltre, ha offerto lo spunto per dedicare un particolare interesse alle "Madonne con Bambino" scolpite dall'artista in numero considerevole e ritratte con un raro realismo materno che connota lo stile di Stefano da Putignano. Una ghiotta occasione per porre i riflettori sulla scena artistica pugliese rinascimentale. Parteciperanno gli amici della Associazione culturale Porta Barsento con costumi storici ed il musicista Giovanni Pinto che allieterà la visita con musiche rinascimentali.

Posta un commento

Nuova Vecchia

Modulo di contatto