Jeep Avenger, l’ultima nata

DELIO DE MARTINO - «Un concentrato di libertà». È questo lo slogan con cui è stata presentata in anteprima la nuova Jeep Avenger lunedì 14 novembre presso lo showroom Autoclub in via Napoli a Bari. Nel corso dell’evento è stata svelata al pubblico la nuova B- Suv, autovettura che arriverà nei concessionari il prossimo anno, ma che già adesso rappresenta una pietra miliare della storia del marchio Jeep, come appunto lo slogan lascia intuire.

Proprio analizzando questo slogan si può comprendere il perché. Il primo concetto fondamentale è quello di libertà. La “libertà” è stata infatti da sempre stato un concetto legato al marchio, soprattutto nel Bel Paese. La Jeep è stata fondata nel 1940 in Usa, un paese rurale dalle grandi distanze che aveva l’esigenza di vetture solide e capaci di muoversi anche in fuoristrada soprattutto nel periodo bellico. La prima e più celebre Jeep della storia è la Willys, un veicolo che nonostante sia stato progettato e costruito più di 80 anni fa, conserva un indiscutibile fascino vintage, anche perché presenta gli stilemi che caratterizzano ancora le Jeep di oggi, come le ruote alte e i classici listelli verticali della calandra.

Questi elementi stilistici ormai fanno parte del “family feeling” del marchio e anche la nuovissima Avenger le vanta. Non si tratta più di un elemento funzionale come in passato, ma puramente estetico, una firma stilistica che nell’epoca della transizione ecologica resta come fondamentale richiamo storico.


Nel 1940, quando negli Usa nasceva la Jeep, in Italia il panorama automobilistico era molto diverso. La Fiat e gli altri marchi italiani sfornavano micro-autovetture per il popolo, come la Topolino oppure prestigiose automobili lunghe e lussuose, come le Alfa Romeo o le Lancia, berline dal design tradizionale. Questo modello stilistico molto classico l’aveva celebrato Marinetti nel suo Manifesto in cui descriveva l’«automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo» e che «è più bello della Vittoria di Samotracia».

Si trattava di un panorama automobilistico tendenzialmente chiuso, e reso ancora più serrato dall’autarchia di stampo fascista che limitava l’importazione di vetture da altri paesi.

Ma la storia cambiò il destino anche dell’automobile nel 1943, quando per l’Italia la seconda guerra mondiale prese una piega inaspettata con l’armistizio firmato da Badoglio.

Proprio dal ‘43 per la prima volta sbarcarono in Italia le prime Jeep degli alleati impegnati nella liberazione dal regime nazifascista. Per gli italiani fu un vero colpo di fulmine per quel design così squadrato e spartano, con ruote così alte e grandi fari rotondi, mosse da motori e trasmissioni così versatili che consentivano davvero di andare ovunque. Queste auto così diverse da quelle italiane profumavano di libertà e invogliavano a lasciarsi alle spalle la pagina di storia più oscura di tutto il Novecento. Il loro rombo per le strade d’Italia equivaleva allo swing alla radio: un inno alla libertà dall’occupazione, alla fine della guerra e al futuro democratico.

Nelle fotografie così come nel grande cinema classico le Jeep sono diventate rapidamente un elemento iconico costante e di grande suggestione. Solo per citare un esempio vicino alla Puglia si può ricordare la Willys su cui Monica Vitti in Polvere di Stelle amoreggiava con John, il soldato di cui si era follemente innamorata e con cui sognava una romantica fuga oltreoceano.

Fu tale l’impatto sulla società italiana della Jeep che per un processo di antonomasia il marchio commerciale divenne presto un nome comune per indicare un’auto fuoristrada. Il vocabolo è così infatti entrato persino nella Treccani che alla voce Jeep recita «Autovettura a quattro ruote motrici, particolarmente adatta per il fuori strada, destinata originariamente a impieghi militari e utilizzata poi anche per usi civili (esplorazioni, spedizioni, spostamenti in zone di campagna)».

L’uso del termine “Jeep” per indicare un fuoristrada d’altronde ancora oggi risulta molto diffuso. Un fenomeno linguistico, questo, che avviene soltanto nel caso di successi commerciali davvero eccezionali (lo stesso è accaduto recentemente ad esempio con i brand iPod o iPhone, diventati sinonimo di lettore mp3 e smartphone).

Dal ’43 in poi la passione per le Jeep non si è mai interrotta. Il trend in crescita per le fuoristrada esplode alla fine degli anni ’90 quando si trasformano in un fenomeno di moda globale. Aumenta sempre più il numero di chi alle classiche berline preferisce SUV, acronimo di Sport Utility Vehicle.

Le fuoristrada perdono le caratteristiche di 4x4 dure e pure, si imborghesiscono e diventano status symbol per chi vuole distinguersi. Pressoché tutte le case automobilistiche iniziano a includere nel loro listino modelli a ruote alte. Il fenomeno è dovuto anche al miglioramento della sicurezza delle auto a baricentro alto che grazie al controllo elettronico di stabilità diventano più guidabili anche su strade e autostrade.

Nel nuovo millennio avviene un altro evento storico. La fiat con Marchionne tenta la via dell’internazionalizzazione e acquista il gruppo Chrysler in cui era confluita anche la Jeep. Da allora la Jeep diventa la gallina dalle uova d’oro della FCA, che incrementa le vendite anche in Italia con grandi successi come la Renegade, assemblata nell’ormai storico stabilimento di Melfi. Un ulteriore passo in avanti rappresenta la recentissima fusione con il gruppo francese PSA (Peugeot-Citroën): nasce il gruppo Stellantis.

Questo si traduce nella progettazione di nuove autovetture più adatte alle esigenze e alle strade europee che sfruttano anche piattaforme e sinergie con gli altri marchi del maxi gruppo italo- francese. L’esito di questo nuovo corso è proprio l’ultima nata, la Avenger. Ecco dunque a che cosa si riferisce il termine «concentrato» dello slogan. Questo Suv di segmento B è tra tutte le vetture della storia della Jeep il più adatto a percorrere le strette e trafficate strade delle città italiane, ma anche a divertirsi su qualche breve percorso in fuoristrada leggero. Il tutto con un occhio all’ambiente, tema sempre più caldo nel dibattito politico. La Avenger è infatti la prima totalmente elettrica del marchio in un periodo delicato in cui le incertezze per le possibili ripercussioni future si affollano sull’intera industria automobilistica globale.

L’augurio è che nel corso di questa tradizione ecologica della Jeep rimanga sempre spazio anche per l’industria italiana e in particolare per gli stabilimenti del sud Italia e che lo stile italiano, apprezzato in tutto il mondo, possa fondersi con la storia del più prestigioso marchio di auto a trazione integrale.

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