IgG4-RD, la “malattia invisibile” che si nasconde tra diagnosi errate e sintomi ingannevoli
BARI – Una patologia rara, sistemica e difficile da riconoscere, capace di imitare molte altre malattie e di confondere anche i percorsi diagnostici più accurati. È la malattia IgG4-correlata (IgG4-RD), definita dagli specialisti la “grande imitatrice” per la varietà di organi che può colpire e per la natura spesso aspecifica dei sintomi.
In Puglia si stimano circa 200 casi, con pazienti seguiti anche da altre regioni, a conferma della complessità clinica e della necessità di centri altamente specializzati. La patologia può interessare pancreas, reni, ghiandole salivari, orbite oculari, tiroide e aorta, con manifestazioni che spesso mimano malattie infiammatorie, autoimmuni o persino oncologiche.
Secondo gli specialisti, la difficoltà principale è proprio il riconoscimento: la diagnosi non può basarsi su un singolo test e richiede un insieme di valutazioni cliniche, laboratoristiche e, quando possibile, istologiche. In molti casi il percorso diagnostico si prolunga per anni, con il rischio di esami ripetuti e trattamenti non appropriati.
“Il problema è che la malattia è ancora misconosciuta – spiega Florenzo Iannone, docente di Reumatologia all’Università di Bari e direttore della UOC di Reumatologia del Policlinico –. Se non viene sospettata, resta spesso non diagnosticata. Una volta identificata, però, il trattamento può essere efficace e migliorare radicalmente la qualità di vita del paziente”.
Sulla stessa linea Ada Corrado, docente di Reumatologia all’Università di Foggia, che sottolinea come la diagnosi sia “estremamente complessa per l’eterogeneità clinica” e richieda un approccio integrato tra specialisti. “Non esiste un singolo test specifico – evidenzia – ma una combinazione di elementi clinici, bioumorali e istologici”.
La malattia si presenta in quattro principali fenotipi, con interessamento pancreato-epatobiliare, retroperitoneale, testa-collo o sistemico. Questa variabilità impone una gestione multidisciplinare e un coordinamento tra diverse competenze mediche.
Gli specialisti concordano su un punto: il riconoscimento precoce è decisivo. Individuare i segnali d’allarme consente di ridurre ritardi diagnostici, evitare trattamenti inutili e migliorare in modo significativo la qualità della vita dei pazienti.