Nazionale italiana, e se fosse Silvio Baldini il nome giusto per il post Gattuso?
NICOLA RICCHITELLI - Il triplice fischio di Zenica non è solo il referto di una sconfitta sportiva; è l’epitaffio su un intero ciclo tecnico. L’Italia fallisce la qualificazione ai Mondiali 2026, collezionando la terza esclusione consecutiva in dodici anni. Un record negativo senza precedenti che obbliga il calcio italiano a un’analisi brutale: il problema non è più solo tattico, è d’identità.
Gennaro Gattuso era stato chiamato nel giugno 2025 con un compito preciso: ridare solidità e grinta a una Nazionale uscita frastornata dall’era Spalletti. Tuttavia, l’approccio da "normalizzatore" si è rivelato insufficiente. Contro la Bosnia, l’Italia è apparsa contratta, vittima di quella "paura di vincere" che ormai sembra essere la divisa ufficiale di Coverciano. La scelta di puntare sul carattere a discapito della proposta di gioco ha prodotto una squadra piatta, capace di arrendersi in una serata che doveva segnare la rinascita e che invece ha confermato il declino.
Mentre la Nazionale maggiore affoga nei propri timori, una luce arriva dai settori giovanili. L’Under 21 guidata da Silvio Baldini sta dimostrando che un’altra via è possibile. I risultati (5-1 all’Armenia, 4-0 alla Svezia) sono solo la superficie di un progetto più profondo. Baldini ha trasformato gli azzurrini in una "macchina emotiva", lanciando senza timore talenti come Francesco Camarda, slegandosi dalle logiche della carta d’identità per seguire quelle del talento puro.
Davanti a queste macerie, sorge spontanea la domanda: e se fosse proprio Silvio Baldini il nome giusto per il post-Gattuso?
Silvio Baldini rappresenta l’eretico necessario per la Nazionale, un tecnico capace di superare la crisi d’identità del calcio italiano attraverso una visione offensiva e una radicale integrità morale. La sua forza risiede nell’unire il coraggio tattico (il suo celebre 4-2-3-1) a una gestione umana che mette l’uomo al centro, trasformando la maglia azzurra da peso burocratico a missione passionale. Agendo come antidoto alla paura del sistema, Baldini sarebbe in grado di ricostruire il senso di appartenenza attraverso una filosofia di libertà e indipendenza che restituisce leggerezza e autenticità all’intero ambiente.
La FIGC si trova oggi davanti a un bivio storico: continuare con riforme di facciata e tecnici prudenti o tentare l’esorcismo affidando le chiavi di Coverciano al "Profeta". Dopo tre Mondiali vissuti da spettatori, non c’è più nulla da difendere. Promuovere Silvio Baldini alla Nazionale maggiore non sarebbe solo una scommessa tecnica, ma un atto d’amore verso un calcio che ha bisogno, sopra ogni cosa, di tornare a sognare.
