Dieci anni di presunte violenze e controllo: 36enne del Barese in carcere
BARI - Dieci anni di presunti maltrattamenti, violenze, minacce e controllo ossessivo. È il drammatico quadro emerso dalla denuncia di una donna e della figlia, che ha portato in carcere un 36enne del Barese, accusato di violenza sessuale continuata e aggravata e maltrattamenti contro familiari.
Secondo quanto denunciato, l’uomo avrebbe progressivamente isolato la compagna da amici e parenti, impedendole di uscire e controllandone ogni movimento. Le avrebbe inoltre rivolto insulti e minacce e, in alcune circostanze, l’avrebbe picchiata, arrivando secondo l’accusa a minacciarla anche con delle armi.
I presunti maltrattamenti avrebbero coinvolto anche i figli della donna, che sarebbero stati costretti a vivere in condizioni degradanti.
Il capitolo più grave dell’inchiesta riguarda però la figlia della compagna, che avrebbe subito abusi sessuali dall’età di 12 fino ai 16 anni. La ragazza avrebbe raccontato di essere stata sottoposta a un controllo costante: l’uomo le avrebbe imposto divieti sulle uscite, sulle amicizie e sulle relazioni sentimentali, arrivando a controllare persino il modo di portare i capelli.
Gli abusi, secondo la denuncia, sarebbero avvenuti anche all’interno di un’auto e in una casa di campagna. Le presunte violenze sarebbero state accompagnate da minacce e ricatti finalizzati a impedire alla ragazza di raccontare quanto stava accadendo.
La situazione sarebbe proseguita anche dopo la fuga della donna dall'abitazione insieme ai figli. Secondo le accuse, l’ex compagno avrebbe continuato a perseguitarla e minacciarla, anche attraverso messaggi sui social e con il presunto coinvolgimento di alcuni familiari. In questo contesto sarebbe stato utilizzato anche un drone per controllare gli spostamenti della donna.
La denuncia è stata presentata ai carabinieri con il sostegno dei volontari dell’associazione Gens Nova. Nel luglio scorso il gip Alfredo Ferraro ha disposto la custodia cautelare in carcere per il 36enne.
A far emergere il dramma familiare sarebbe stata soprattutto la confessione della ragazza, che avrebbe trovato il coraggio di raccontare gli abusi subiti. Una testimonianza che avrebbe consentito alla madre di rompere il silenzio e rivolgersi alle forze dell’ordine.
Le accuse dovranno ora essere verificate nel corso del procedimento giudiziario, nel rispetto della presunzione di innocenza dell’indagato fino a eventuale sentenza definitiva.
