Bari, inaugurato il 49° Congresso nazionale SITO: celebrata la storia dei trapianti in Italia


BARI – È stato inaugurato a Bari il 49° Congresso nazionale della Società Italiana dei Trapianti d’Organo e di Tessuti (SITO), in programma dal 27 al 29 settembre 2026. Al centro della cerimonia inaugurale, la storia dei trapianti in Italia e il contributo della scuola barese allo sviluppo della trapiantologia renale.

Il presidente della SITO, professor Luciano G. De Carlis, e il presidente del Congresso, professor Loreto Gesualdo, hanno invitato a partecipare alla cerimonia il professor Francesco Paolo Selvaggi, professore emerito di Urologia dell’Università degli Studi di Bari e pioniere dei trapianti di rene, chiamato a ripercorrere alcune delle tappe più significative della propria lunga esperienza professionale.

Alla cerimonia hanno preso parte anche autorità istituzionali, tra cui il sottosegretario Marcello Gemmato e la presidente del Municipio 2 di Bari, Alessandra Lopez.

L’incontro, condotto dal giornalista Max Sisto, ha visto il professor Selvaggi dialogare con il professor Francesco Paolo Schena, ordinario di Nefrologia dell’Università degli Studi di Bari. Ai due docenti è stata conferita la nomina di Soci Onorari della Società Italiana dei Trapianti d’Organo e di Tessuti.

Dalla California alla nascita del Centro trapianti di Bari

Nel corso del suo intervento, Selvaggi ha ripercorso alcuni momenti decisivi della propria carriera, a partire dal 1967, quando, da giovane medico appena laureato, frequentava l’Istituto di Patologia chirurgica per specializzarsi in Chirurgia generale.

Il desiderio di completare la propria formazione all’estero lo portò alla University of California di Los Angeles, presso la Divisione di Urologia diretta dal professor Goodwin, urologo di fama internazionale e trapiantologo di rene. Nella stessa università operava anche il Centro di Immunologia dei Trapianti diretto dal professor Tarasaki.

Fu proprio il professor Giuseppe Marinaccio, allora direttore a Bari, a proporgli quell’esperienza con un obiettivo preciso: creare nel capoluogo pugliese un Centro per i trapianti di rene.

«Mi tremarono le gambe: ma la mia risposta fu “Sono disponibile immediatamente”», ha ricordato Selvaggi.

Dal settembre 1968 al giugno 1972 il medico trascorse quindi quattro anni a Los Angeles. Tornato a Bari, gli venne affidata la gestione dei pazienti urologici e la preparazione del nuovo Centro trapianti, insieme al nefrologo professor Amerio e al chirurgo immunologo professor Laurentaci.

Il primo trapianto di rene nel Mezzogiorno

Un'altra data fondamentale ricordata dal professor Selvaggi è quella del 10 ottobre 1973, quando venne eseguito il primo trapianto di rene nell’Italia meridionale, da donatore vivente: una madre donò il rene al figlio dopo mesi di preparazione.

«Quella mattina il professore mi convocò nella sua stanza e ricordo ancora la sua espressione sorridente mentre mi comunicava che avrei eseguito il prelievo dell’organo della madre», ha raccontato Selvaggi, ricordando anche le parole ricevute dal suo maestro: «Qui non si può sbagliare, non è un organo malato da espiantare, è un organo sano: deve essere prelevato in modo perfetto e tu ne hai la massima responsabilità».

Una parola, quella della “responsabilità”, che il professore ha spiegato di aver portato con sé per tutta la carriera in sala operatoria.

Oltre mille trapianti di rene

Selvaggi ha poi ricordato l’ultimo giorno di ottobre del 2010, quando è andato in pensione dall’istituzione di appartenenza, proseguendo successivamente l’attività chirurgica in strutture private convenzionate.

«Tuttora mi manca l’emozione dei trapianti», ha raccontato, ricordando di aver eseguito, insieme al professor Schena, oltre mille trapianti di rene.

Un percorso professionale che, ha sottolineato, è proseguito anche attraverso la formazione di nuovi specialisti. Tra i suoi collaboratori ha citato il professor Battaglia, il professor Ditonno al Policlinico di Bari e il professor Carrieri a Foggia.

«Sono contento tuttavia di aver formato collaboratori che hanno saputo continuare utilizzando anche nuove tecnologie», ha sottolineato.

In chiusura, il professor Selvaggi ha rivolto un auspicio al futuro della medicina dei trapianti: «Con l’augurio che la Scienza, la Clinica e la Tecnica continuino a percorrere i sentieri della Conoscenza utili alla promozione della salute, non dimenticando la centralità del Paziente».