Pietracatella, tre interrogatori e perquisizioni per Gianni Di Vita nel giallo della ricina


CAMPOBASSO - Potrebbe essere arrivata a una svolta l’inchiesta sulla morte di Sara e Antonella Di Ielsi, madre e figlia morte avvelenate dalla ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso, nel dicembre scorso. Nelle scorse ore Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, è stato interrogato per tre volte nell’arco della stessa giornata negli uffici della Questura di Campobasso.

Contestualmente sono state eseguite perquisizioni negli studi professionali e nell'abitazione di Di Vita. L'attività della Procura di Larino si è concentrata in particolare sui dispositivi elettronici del commercialista, che al momento non risulta indagato.

Di Vita ha inoltre consegnato spontaneamente agli investigatori alcuni dispositivi elettronici, tra cui una chiavetta USB e due computer, mettendoli a disposizione degli inquirenti per consentire l'acquisizione e la copia dei dati contenuti.

«Arriverà il momento in cui avremo qualcosa da dire», ha dichiarato Di Vita ai giornalisti, dicendosi «serenissimo» rispetto agli accertamenti in corso.

Sul fronte delle perquisizioni è intervenuto anche l'avvocato di Di Vita, Vittorino Facciolla. «La magistratura ha voluto dare seguito alle attività di ricerca della prova attraverso le perquisizioni di alcuni vani e immobili a disposizione dell'intera famiglia Di Vita e non del solo Gianni», ha spiegato il legale.

L'obiettivo, secondo Facciolla, è accertare attraverso le attività investigative una serie di circostanze che potrebbero riguardare i componenti della famiglia, «Antonella, Sara, Gianni o Alice».

Gli accertamenti proseguono dunque nel massimo riserbo. Al momento Gianni Di Vita non risulta indagato e le attività investigative della Procura di Larino sono finalizzate a ricostruire quanto accaduto e a verificare ogni elemento utile all'inchiesta sulla morte delle due donne.