Claudia Conte: «Dove nascono i silenzi» parla di ferite e fragilità nella nostra società
Gradito ritorno sulle pagine del Giornale di Puglia: Claudia Conte, giornalista e conduttrice radiofonica del programma Impronte – Il mondo animale a 360 gradi, ci ha raccontato del suo ultimo libro, Dove nascono i silenzi, edito da Fall in Lov, in cui affronta temi purtroppo sempre attuali, come la violenza che può nascondersi in varie forme. La scrittrice romana, nella nostra chiacchierata, ha affrontato vari temi sulle criticità della nostra società e del suo amore per la Puglia.
1. Dove nascono i silenzi è il tuo quinto romanzo. Come mai lo hai definito “civile”? A chi è rivolto il libro?
Dove nascono i silenzi è un romanzo civile perché nasce dal desiderio di raccontare ferite e fragilità che attraversano la nostra società, spesso nascoste dietro le porte di casa o celate da una normalità soltanto apparente. Affronto temi come la violenza economica, il bullismo, il cyberbullismo, il controllo nelle relazioni e il silenzio che troppo spesso accompagna il dolore. Credo che la letteratura non debba soltanto emozionare, ma anche stimolare una riflessione e contribuire a un cambiamento culturale. Questo libro è rivolto a tutti, ma soprattutto ai giovani, alle famiglie e a chi ha vissuto situazioni di fragilità senza trovare il coraggio o le parole per raccontarle. Vorrei che chi lo legge si sentisse meno solo e comprendesse che chiedere aiuto è un atto di forza, non di debolezza.
2. Nel libro parli di “microviolenze”. Come possiamo riconoscerle nella società di oggi?
Le microviolenze sono comportamenti che, presi singolarmente, possono sembrare insignificanti, ma che, quando si ripetono, finiscono per minare l’autostima e la libertà di una persona. Possono essere una battuta umiliante, una svalutazione continua, il controllo del telefono del partner, la manipolazione emotiva, l’isolamento dagli amici o il tentativo di decidere come l’altra persona debba vestirsi, comportarsi o vivere. Sono forme di sopraffazione che spesso vengono giustificate come manifestazioni d’amore, scherzi o semplice gelosia. Dobbiamo imparare a riconoscerle e a non normalizzarle. La violenza non comincia sempre con un gesto eclatante: talvolta inizia proprio quando si smette di rispettare i confini e la libertà dell’altro. Per questo sono fondamentali l’educazione affettiva, il rispetto reciproco e la capacità di chiedere aiuto quando qualcosa ci fa stare male.
3. Si definisce spesso la nostra società patriarcale. È davvero così?
Credo che sia necessario affrontare questo tema senza slogan e senza semplificazioni. Esistono ancora modelli culturali che attribuiscono ruoli rigidi agli uomini e alle donne, alimentano stereotipi e, in alcuni casi, giustificano il controllo e la prevaricazione. Lo vediamo quando una donna viene giudicata per le proprie scelte, quando la sua autonomia economica viene ostacolata o quando si pretende che debba sempre sacrificarsi per gli altri. Ma non penso che sia corretto ridurre ogni problema della società a un’unica definizione. La violenza e la sopraffazione possono assumere forme diverse e riguardare persone di ogni genere. La vera sfida è costruire una cultura fondata sulla responsabilità individuale, sulla parità dei diritti e sul rispetto della dignità di ogni persona. La libertà delle donne non deve essere contrapposta agli uomini: deve diventare un valore condiviso.
4. A Orizzonte Scuola hai dichiarato che i “no” dei genitori fanno parte della crescita. Quale “no” ti ha fatto maturare?
Credo che crescere significhi anche imparare ad accettare che non tutto ciò che desideriamo ci venga concesso immediatamente. Un “no” può essere doloroso, soprattutto quando siamo giovani e pensiamo che una porta chiusa rappresenti una sconfitta. Con il tempo, però, ho capito che alcuni limiti possono aiutarci a sviluppare pazienza, disciplina e consapevolezza. Non c’è un singolo “no” che racchiuda tutta la mia crescita: sono state soprattutto le difficoltà, le rinunce e le occasioni in cui ho dovuto rimettermi in gioco a insegnarmi il valore della determinazione. Questo non significa che ogni divieto sia giusto, ma che un genitore deve saper distinguere tra il negare per comodità e il porre un limite per amore. Educare significa anche preparare i figli ad affrontare la realtà, senza privarli della possibilità di scegliere e di diventare autonomi.
5. Dal 24 settembre sei al timone di Impronte, trasmissione radiofonica su Rai Radio 1. Come procede questa nuova avventura?
È un’avventura che sto vivendo con grande entusiasmo e gratitudine. Impronte – Il mondo animale a 360 gradi nasce dal desiderio di raccontare il mondo animale in tutta la sua straordinaria ricchezza: non soltanto cani e gatti, ma anche gli animali che popolano i mari, le foreste, le montagne e i deserti. Attraverso storie, incontri, curiosità e testimonianze, cerchiamo di esplorare il legame profondo tra esseri umani e animali, dando spazio anche alla pet therapy e al suo valore nel benessere delle persone. Mi piace pensare a Impronte come a un viaggio capace di emozionare, informare e far riflettere sul rispetto verso tutti gli esseri viventi. Gli animali ci insegnano molto sulla fiducia, sulla cura e sull’amore incondizionato. Sono felice di poter condividere queste storie con gli ascoltatori di Rai Radio 1 e di dare voce a un mondo che ha ancora tantissimo da raccontarci.
6. Sei molto legata alla Puglia. Quando tornerai in quella che ormai è la tua seconda casa?
Sono tornata lo scorso 22 ottobre e sono davvero felice di aver ritrovato la Puglia, una terra alla quale mi sento profondamente legata. Sono stata a Palagianello, alle 18:30, presso l’Auditorium “Don Vincenzo Paradiso” della Parrocchia Regina del SS. Rosario, per presentare Dove nascono i silenzi. È un’occasione per incontrare il pubblico, dialogare sui temi del libro e condividere una riflessione su questioni sociali che ci riguardano tutti. Ringrazio l’Associazione “Don Vincenzo Paradiso” ODV di Palagianello e l’Associazione Internazionale “Arte e Cultura Rodolfo Valentino” di Castellaneta per aver promosso questa iniziativa. In Puglia trovo sempre un’accoglienza speciale, fatta di calore umano, cultura e autenticità. Ogni ritorno è un po’ come tornare a casa, e non vedo l’ora di riabbracciare questa terra e le persone che la rendono così importante per me.