Parabita porta il design nelle sue strade: presentato 'Beyond the Wall', tre opere permanenti nate dall’incontro tra designer e artigiani del territorio
Questa mattina a Palazzo Ferrari la conferenza stampa con il sindaco Stefano Prete, il presidente della Camera di Commercio di Lecce Mario Vadrucci, le curatrici, i designer e gli artigiani. Questa sera alle 18.00 l’inaugurazione aperta al pubblico.
PARABITA (LE) – È stato presentato questa mattina, nell’atrio di Palazzo Ferrari, “Beyond the Wall. Indizi dell’ordinario #1”, il progetto promosso dal Comune di Parabita e curato da Porzia Bergamasco e Ilaria Bona. Tre designer italiani hanno realizzato, insieme a sei artigiani del territorio, altrettanti arredi urbani permanenti:
- Parabola di Andrea Mancuso, all’Arco di Santa Maddalena
- Bivio di Giacomo Moor, nel Parco comunale Aldo Moro
- La Salentina di Studio GISTO, in via Vernicchia
La mostra allestita al primo piano di Palazzo Ferrari, aperta fino al 25 ottobre, racconta il processo che ha portato dal disegno al manufatto.
Ad aprire l’incontro è stato il sindaco Stefano Prete, che ha legato il progetto alle difficoltà che l’artigianato vive oggi, stretto tra vendita online e grande distribuzione: «Con il presidente della Camera di Commercio abbiamo parlato a lungo di quello che l’artigianato sta soffrendo. Abbiamo immaginato una nuova strada per valorizzarlo, avvicinando il design alle botteghe locali. Insieme alle curatrici abbiamo scelto tre nomi del design italiano, che hanno individuato la materia con cui prendere parte al progetto, e l’incontro con gli artigiani è stato spontaneo. Vogliamo che l’artigianato esca dai luoghi chiusi e privati e arrivi nella città, attraverso un uso diffuso e quotidiano. L’entroterra può diventare un museo a cielo aperto a partire dall’arte contemporanea».
Il presidente della Camera di Commercio di Lecce Mario Vadrucci ha sottolineato il valore del progetto per l’attrattività del territorio: «Ho accolto la sfida perché sono convinto della sua riuscita. Chi viene in Salento cerca la cultura oltre all’enogastronomia, e l’unicità della nostra cultura rende naturale accogliere Iniziative come questa. Il compito che abbiamo è costruire insieme un sistema che accolga il turista con proposte culturali di questo livello».
Ilaria Bona è partita dalla domanda che dà il titolo al progetto e che da settimane compare sui manifesti affissi in città: «Che cosa c’è oltre il muro? Quando chiudiamo la porta di casa lasciamo dentro la nostra intimità e viviamo quello che c’è fuori, i nostri spazi nella città. Questi progetti sono stati pensati per la condivisione».
Porzia Bergamasco ha ricordato come tutto il lavoro sia nato dal confronto con le botteghe: «Abbiamo voluto portare in strada il patrimonio della città attraverso simboli in cui la città stessa si riconosce, e trasferire nello spazio pubblico la domesticità della nostra vita di casa. Il design ha il compito di rendere visibile lo spazio pubblico attraverso lo sguardo di chi lo vive». La curatrice ha poi presentato i tre progetti. Di Andrea Mancuso è stata accolta la dimensione narrativa, quella di un design da collezione che tiene ben presente l’uso. Giacomo Moor porta un linguaggio vicino all’industria e attento al modo in cui il prodotto comunica. Studio GISTO lavora sul rapporto con l’architettura della città e sul suo ruolo sociale. L’architetto Eugenio Tarantino, responsabile della direzione tecnica e del coordinamento della produzione, ha raccontato il lavoro di squadra: «In questi giorni mi è stato chiesto quale progetto preferisco. Quello di Mancuso è quello che vorrei fare nella vita, ma non riuscirei ad avere il suo stesso approccio sentimentale. Il rigore di Moor mi ha colpito in profondità, mentre con GISTO mi sento più affine. È il lavoro della squadra a creare un valore unico». Tarantino ha poi raccontato le botteghe coinvolte:
- quella di Torquato Parisi, dove la storia delle luminarie si intreccia con la vita della famiglia e con la collaborazione con la Biennale di Venezia;
- l’officina di Fedele Marra, che ha affrontato difficoltà tecniche e personali per portare a termine il lavoro;
- la bottega di Carlo Nicoletti, nata con il padre e fatta di spazi che sono memoria viva;
il laboratorio di Giuseppe Calò, un luogo quasi mistico in cui convivono pittura, scultura e scrittura.
Per questi artigiani il lavoro è anche un ruolo nella società: costruire qualcosa che arriva agli altri, in questo caso ai cittadini».
Poi la parola è passata ai designer. Giacomo Moor ha spiegato come il vincolo dell’esterno abbia guidato il progetto: «La sfida è stata progettare arredi pensati per stare all’aperto. Da qui è nata l’esigenza tecnica di usare l’alluminio e di pensare in grande scala, a un sistema produttivo che permettesse a questi mobili di stare insieme. È una condizione importante, perché sono al servizio della comunità e possono entrare anche in altri luoghi».
Studio GISTO ha raccontato il primo incontro con Parabita, avvenuto attraverso l’artista Rossella Biscotti: «Qui c’è fermento, energia, passione, ci si sente bene, e non è una condizione che si trova ovunque. Nel mio immaginario il Salento, con le sue luminarie, è come Las Vegas o Macao. Abbiamo preso qualcosa che nasce per la festa popolare e lo abbiamo riportato alla dimensione delle piccole feste di quartiere, come la Notte della Vicinanza. Le nostre luminarie sono semplici e funzionali, senza decorazioni, con colori moderni come il rosa fenicottero: qualcosa che può trasformare un luogo di vita in un luogo di festa».
Per Andrea Mancuso Parabola è il primo progetto per lo spazio pubblico: «Ho passato giorni a stretto contatto con gli artigiani e ho realizzato il progetto sul posto». Il designer ha legato l’opera alla Notte della Vicinanza e al valore della convivialità, «come una festa da far vivere tutto l’anno».
Anche gli artigiani hanno preso la parola. Torquato Parisi ha parlato delle luminarie ripensate come elemento d’arredo semplice e dello stimolo che il progetto ha portato al suo lavoro. Per Antonio Marra è stata un’esperienza piacevole e una sfida. Carlo Nicoletti ha sottolineato il valore del confronto: «È stata una bella sensazione confrontarsi con realtà diverse. Come artigiani di Parabita siamo abituati a esporre in occasione della nostra festa: questo progetto ci ha permesso di mostrare il nostro lavoro in un contesto più grande».
Porzia Bergamasco ha poi illustrato la mostra di Palazzo Ferrari, nata per raccontare il processo che sta dietro le opere, e la campagna di affissioni curata da Untitled Agency: domande rivolte ai passanti per metterli nella condizione di pensare e di entrare nel progetto. In mostra anche le interviste complete ai designer e i ritratti degli artigiani.
In chiusura il sindaco Prete è tornato sul senso dell’iniziativa: «Dobbiamo integrare la creatività nel nostro territorio in modo nuovo. Abbiamo tutti gli strumenti per attrarre visitatori a Parabita, ma abbiamo bisogno di offrire loro esperienze belle e qualificanti».
Questa sera, alle 18.00, Palazzo Ferrari ospita l’inaugurazione della mostra aperta al pubblico. A seguire, una passeggiata alle tre opere insieme ai designer e agli artigiani.
