Quando la separazione non cancella la genitorialità
VITTORIO POLITO - Una interessante novità editoriale racconta la genitorialità condivisa dall’interno: due case, due stili educativi e il confine fragile tra l’amore di un padre e il diritto di un figlio a essere protetto
Cosa significa continuare a essere genitori insieme quando non si è più una coppia? È la domanda che attraversa “Il diritto di restare padre” (WIP Edizioni, 284 pagine, 18,00 euro), il racconto con elementi autobiografici con cui Mario Cattaneo sceglie per la prima volta la forma narrativa dopo anni di monografie dedicate alla tutela delle persone vulnerabili.
Il libro segue la crescita di Leonardo, nato nel 2006, l’anno in cui la legge n. 54 introduce in Italia l’affidamento condiviso come nuovo riferimento nella disciplina della separazione. Nella sua famiglia quel diritto diventa realtà: due case, due stili educativi, due idee di cura che convivono.
Poi l’equilibrio si incrina. Chi vive più da vicino la quotidianità può diventarne il centro, mentre chi ne resta distante può sentirsi spettatore e finire a difendere il proprio posto. Le differenze diventano conflitto, mentre Leonardo cresce e suo padre deve imparare a lasciarlo andare.
Raccontata dalla voce di un padre, la storia non chiede al lettore di prendere le sue parti, ma di provare a guardare il conflitto anche dalla prospettiva dell’altro genitore. Le domande che la attraversano non hanno risposte comode: quanto bisogna insistere per non sparire? Quando la presenza diventa controllo? Come si resta genitori insieme quando si è imparato a difendersi l’uno dall’altra?
Nella parte finale il racconto diventa anche uno strumento: domande concrete e una serie di prompt per l’intelligenza artificiale che i genitori possono utilizzare per rileggere comportamenti, messaggi e situazioni di conflitto da una prospettiva diversa, provando a fermarsi prima che una differenza diventi battaglia e un figlio finisca nel mezzo. Una proposta di riflessione rivolta ai genitori, ma potenzialmente utile anche a mediatori familiari, avvocati, insegnanti e operatori dei servizi sociali.
«Ho scritto questo libro dalla voce di un padre, ma non per chiedere al lettore di dargli ragione», spiega Mario Cattaneo. «L’ho scritto perché, dopo una separazione, è molto facile continuare a essere padre e madre ma molto più difficile riuscire a restare genitori insieme. Prima del diritto di un padre di restare tale viene il diritto di un figlio a non diventare il terreno sul quale gli adulti misurano le proprie ferite». Forse è questa la forma più difficile dell’amore di un genitore: esserci senza possedere, lasciare andare senza scomparire.
Mario Cattaneo è lo pseudonimo dell’autore di “Il diritto di restare padre”. Medico, giurista e docente universitario, nel corso della propria attività ha affiancato alla ricerca e all’impegno sociale esperienze maturate nell’ambito della giustizia minorile e della tutela legale dei minori; da molti anni si occupa di prevenzione del maltrattamento e di tutela delle persone vulnerabili.
Lo pseudonimo tutela la dimensione privata delle persone che hanno ispirato alcuni aspetti del racconto.
