Bari: sgominata cupola mafiosa, in manette boss "Savinuccio"
BARI - Oltre mille finanzieri hanno effettuato oggi un centinaio di arresti , disposti dalla Dda di Bari, a carico di affiliati a una cosca mafiosa pugliese, completamente smantellata, responsabili principalmente di associazione a delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, usura riciclaggio, turbativa d'asta, e traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
Tra i destinatari delle misure eseguite dal Gruppo Investigativo sulla Criminalita' Organizzata delle Fiamme Gialle di Bari, vi sono anche alcuni "colletti bianchi".
In manette nell'operazione 'Domino' è finito Savino Parisi, detto 'Savinuccio', 48 anni, storico boss del quartiere Japigia di Bari. Le fiamme gialle hanno sequestrato 227 immobili tra ville, appartamenti nel capoluogo pugliese e a Montecatini Terme, capannoni industriali a Baricentro di Casamassima e a Mantova, quasi 700 conti correnti bancari, 61 auto lussuose, quote sociali di societa' con fatturati di svariati milioni di euro, tra le quali la 'Sport & More', con sede in molte citta'. Il valore dei sequestri e' pari a 220 milioni di euro.
Parisi,dopo 14 anni trascorsi in carcere per fatti di mafia, era tornato a controllare le attivita' criminali nel territorio legandosi tra l'altro con una potentissima cellula italo-serba di trafficanti di droga con centro a Milano. Il vecchio esponente della criminalita' organizzata, secondo gli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia, avrebbe acquistato nel tempo decine di chili di cocaina tutti sequestrati nel corso delle indagini dalle Fiamme gialle. Per questo motivo, stamattina, sono stati arrestati Luigi Magrini, 37 anni, trasferito a Milano per seguire da vicino l'affare, Francesco Martiradonna, 36 anni, figlio del noto pregiudicato Vito, e infine Francesco Calzolaio, 31 anni e Nicola Iandolo, 40 anni, ritenuti corrieri della droga.
Coinvolti nell'inchiesta anche insospettabili professionisti (due avvocati, un notaio e cinque direttori di banca) e amministratori pubblici del Comune di Valenzano. Secondo l'accusa i 'colletti bianchi' avrebbero collaborato con le organizzazioni criminali.
In particolare l'ex vicesindaco del Comune di Valenzano, alle porte di Bari, Donato Amoruso e l'assessore Vitantonio Leuzzi avrebbero agevolato l'iter burocratico legato all'approvazione delle concessioni, con la promessa di partecipare agli utili frutto della vendita dei beni realizzati, configurando cosi' gravissimi reati di corruzione. L'imprenditore Antonio Perilli, ritenuto uomo di fiducia del boss Michelangelo Stramaglia, inoltre, secondo gli investigatori, sarebbe stato agevolato dal clan nell'elezione a consigliere comunale di Valenzano per poter intervenire in ogni utile necessita'.
L'inchiesta, nata oltre tre anni fa e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo pugliese, ha inferto un colpo durissimo alle organizzazioni mafiose radicate nella regione, proprio perche' ha centrato patrimoni, cuore dell'organizzazione.
Insieme al boss Parisi sono stati arrestati alcuni suoi uomini fidatissimi: Battista Lovreglio, 51 anni, Giuseppe Sciancalepore, 54 anni e Cosimo Fortunato gia' pregiudicati per reati di natura mafiosa. Tutti sono accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, traffico internazionale di stupefacenti, usura, turbativa d'asta e riciclaggio.
'Savinuccio' Parisi, dopo aver terminato di scontare 14 anni di carcere, aveva immediatamente ripreso le redini dell'organizzazione e delle attivita' illecite. Il traffico di droga si e' rivelato la prima fonte di accumulo di denaro.
Una delle attivita' principali del clan guidato da Parisi, sarebbe stata quella legata al riciclaggio del denaro sporco.
I finanzieri hanno ricostruito nel tempo tutti i flussi finanziari del denaro accumulato, stabilendo che Parisi avesse addirittura gettato le fondamenta, tra le altre cose, per un'opera colossale: un progetto di edilizia universitaria, noto come Centro Integrato Universitario, una struttura tra le piu' grandi in Italia capace di accogliere oltre 3500 studenti e che avrebbe offerto strutture didattiche di assoluta avanguardia. Le concessioni per la costruzione, gia' ottenute dal clan da parte del Comune di Valenzano, stavano per fruttare all'organizzazione guadagni milionari anche grazie alla collusione di imprenditori compiacenti. Il valore dei lotti acquisiti e ora sequestrati dalla Guardia di finanza e' pari a 30 milioni di euro: se confiscati potrebbero entrare nelle casse dello Stato.
E' sempre di oggi inoltre un'importante operazione antimafia nel palermitano. Undici presunti affiliati alla famiglia mafiosa di Bagheria (Palermo) sono stati arrestati all'alba, ritenuti fiancheggiatori del boss mafioso Bernardo Provenzano. L'operazione e' stata condotta congiuntamente dai carabinieri del reparto operativo del Comando provinciale di Palermo e dagli agenti della Squadra Mobile della Questura. I provvedimenti sono stati firmati dal gip Piergiorgio Morosini, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.
Le accuse di cui devono rispondere gli arrestati sono, a vario titolo, associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni, alla detenzione di armi, all'intestazione fittizia di beni. L'operazione e' stata denominata in codice Crash, dal nome di un'officina per la demolizione delle auto dalla quale scaturirono le indagini condotte tra il 2005 e il 2006 dalla Squadra Mobile e dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri con l'obiettivo di invididuare i fiancheggiatori che coprivano la latitanza del capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzan.
Personaggio di spicco coinvolto nell'inchiesta 'Crash' e' Simone Castello, 60 anni, di Villabate (Palermo), gia' condannato per associazione mafiosa e sottoposto a misure di prevenzione, che e' stato arrestato in Spagna a Murcia, nei pressi di Madrid, dalla Guardia Civil in collaborazione con i carabinieri del Comando Provinciale di Palermo. Si era trasferito nella penisola iberica da tempo dove gestiva una societa' di import-export di frutta e ortaggi, del valore approssimativo di 2 milioni e mezzo di euro, che e' stata sottoposta a sequestro preventivo.
Duro colpo infine anche contro la Camorra. Dalle prime ore di questa mattina 50 uomini della Direzione Investigativa Antimafia stanno procedendo al sequestro di beni per un valore di oltre 20 milioni di euro a carico di un'organizzazione camorristica facente capo ai fratelli Somma e operante nella zona del nolano. Il provvedimento e' stato disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli dopo la proposta del direttore della Dia. L'organizzazione camorristica dei fratelli Somma, oltre ai reati di estorsione, usura e rapina, era riuscita ad ottenere fondi pubblici per oltre un milione di euro destinati allo sviluppo dell'industria in Campania, utilizzandoli poi per l'acquisto di generi di lusso tra cui due Ferrari del valore di oltre 300 mila euro l'una.
Il provvedimento di sequestro dei beni eseguito dalla Direzione Investigativa Antimafia di Napoli ha riguardato Salvatore Somma, detto 'o luongo' oppure 'o' conciacup', 54enne di Nola, residente a Piazzolla di Nola (Na), capo dell'omonimo clan camorristico, del fratello Luigi, 39enne di Nola, e di Giovanni Somma, 27enne di Ottaviano (Na), figlio del capo clan. I tre sono tutti detenuti.
Le attivita' investigative che hanno portato al provvedimento di sequestro seguono all'emissione delle misure cautelari in carcere emesse nel 2007 nell'ambito dell'operazione Golem a carico dei maggiori esponenti dell'organizzazione camorristica Somma-La Marca, operante nel nolano e responsabile di una molteplicita' di reati che vanno dall'associazione di stampo camorristico, all'estorsione ed all'usura.
Le indagini avevano evidenziato come nel corso del 2003 il gruppo Somma, titolare di alcune aziende tessili, era riuscito ad ottenere, con false documentazioni, godendo di appoggi all'interno delle strutture preposte all'elargizione dei fondi, importanti finanziamenti pubblici provenienti dalla legge 488/92 per il ''miglioramento delle aziende e per favorire l'occupazione nel mezzogiorno e per togliere manovalanza alla criminalita' organizzata'' che venivano invece reinvestiti nelle attivita' criminali del clan e nell'acquisto di autovetture di grossa cilindrata (tra cui 2 Ferrari Testarossa modello Eva) da destinare ai figli dei capi del clan.
Tra i destinatari delle misure eseguite dal Gruppo Investigativo sulla Criminalita' Organizzata delle Fiamme Gialle di Bari, vi sono anche alcuni "colletti bianchi".
In manette nell'operazione 'Domino' è finito Savino Parisi, detto 'Savinuccio', 48 anni, storico boss del quartiere Japigia di Bari. Le fiamme gialle hanno sequestrato 227 immobili tra ville, appartamenti nel capoluogo pugliese e a Montecatini Terme, capannoni industriali a Baricentro di Casamassima e a Mantova, quasi 700 conti correnti bancari, 61 auto lussuose, quote sociali di societa' con fatturati di svariati milioni di euro, tra le quali la 'Sport & More', con sede in molte citta'. Il valore dei sequestri e' pari a 220 milioni di euro.
Parisi,dopo 14 anni trascorsi in carcere per fatti di mafia, era tornato a controllare le attivita' criminali nel territorio legandosi tra l'altro con una potentissima cellula italo-serba di trafficanti di droga con centro a Milano. Il vecchio esponente della criminalita' organizzata, secondo gli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia, avrebbe acquistato nel tempo decine di chili di cocaina tutti sequestrati nel corso delle indagini dalle Fiamme gialle. Per questo motivo, stamattina, sono stati arrestati Luigi Magrini, 37 anni, trasferito a Milano per seguire da vicino l'affare, Francesco Martiradonna, 36 anni, figlio del noto pregiudicato Vito, e infine Francesco Calzolaio, 31 anni e Nicola Iandolo, 40 anni, ritenuti corrieri della droga.
Coinvolti nell'inchiesta anche insospettabili professionisti (due avvocati, un notaio e cinque direttori di banca) e amministratori pubblici del Comune di Valenzano. Secondo l'accusa i 'colletti bianchi' avrebbero collaborato con le organizzazioni criminali.
In particolare l'ex vicesindaco del Comune di Valenzano, alle porte di Bari, Donato Amoruso e l'assessore Vitantonio Leuzzi avrebbero agevolato l'iter burocratico legato all'approvazione delle concessioni, con la promessa di partecipare agli utili frutto della vendita dei beni realizzati, configurando cosi' gravissimi reati di corruzione. L'imprenditore Antonio Perilli, ritenuto uomo di fiducia del boss Michelangelo Stramaglia, inoltre, secondo gli investigatori, sarebbe stato agevolato dal clan nell'elezione a consigliere comunale di Valenzano per poter intervenire in ogni utile necessita'.
L'inchiesta, nata oltre tre anni fa e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo pugliese, ha inferto un colpo durissimo alle organizzazioni mafiose radicate nella regione, proprio perche' ha centrato patrimoni, cuore dell'organizzazione.
Insieme al boss Parisi sono stati arrestati alcuni suoi uomini fidatissimi: Battista Lovreglio, 51 anni, Giuseppe Sciancalepore, 54 anni e Cosimo Fortunato gia' pregiudicati per reati di natura mafiosa. Tutti sono accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, traffico internazionale di stupefacenti, usura, turbativa d'asta e riciclaggio.
'Savinuccio' Parisi, dopo aver terminato di scontare 14 anni di carcere, aveva immediatamente ripreso le redini dell'organizzazione e delle attivita' illecite. Il traffico di droga si e' rivelato la prima fonte di accumulo di denaro.
Una delle attivita' principali del clan guidato da Parisi, sarebbe stata quella legata al riciclaggio del denaro sporco.
I finanzieri hanno ricostruito nel tempo tutti i flussi finanziari del denaro accumulato, stabilendo che Parisi avesse addirittura gettato le fondamenta, tra le altre cose, per un'opera colossale: un progetto di edilizia universitaria, noto come Centro Integrato Universitario, una struttura tra le piu' grandi in Italia capace di accogliere oltre 3500 studenti e che avrebbe offerto strutture didattiche di assoluta avanguardia. Le concessioni per la costruzione, gia' ottenute dal clan da parte del Comune di Valenzano, stavano per fruttare all'organizzazione guadagni milionari anche grazie alla collusione di imprenditori compiacenti. Il valore dei lotti acquisiti e ora sequestrati dalla Guardia di finanza e' pari a 30 milioni di euro: se confiscati potrebbero entrare nelle casse dello Stato.
E' sempre di oggi inoltre un'importante operazione antimafia nel palermitano. Undici presunti affiliati alla famiglia mafiosa di Bagheria (Palermo) sono stati arrestati all'alba, ritenuti fiancheggiatori del boss mafioso Bernardo Provenzano. L'operazione e' stata condotta congiuntamente dai carabinieri del reparto operativo del Comando provinciale di Palermo e dagli agenti della Squadra Mobile della Questura. I provvedimenti sono stati firmati dal gip Piergiorgio Morosini, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.
Le accuse di cui devono rispondere gli arrestati sono, a vario titolo, associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni, alla detenzione di armi, all'intestazione fittizia di beni. L'operazione e' stata denominata in codice Crash, dal nome di un'officina per la demolizione delle auto dalla quale scaturirono le indagini condotte tra il 2005 e il 2006 dalla Squadra Mobile e dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri con l'obiettivo di invididuare i fiancheggiatori che coprivano la latitanza del capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzan.
Personaggio di spicco coinvolto nell'inchiesta 'Crash' e' Simone Castello, 60 anni, di Villabate (Palermo), gia' condannato per associazione mafiosa e sottoposto a misure di prevenzione, che e' stato arrestato in Spagna a Murcia, nei pressi di Madrid, dalla Guardia Civil in collaborazione con i carabinieri del Comando Provinciale di Palermo. Si era trasferito nella penisola iberica da tempo dove gestiva una societa' di import-export di frutta e ortaggi, del valore approssimativo di 2 milioni e mezzo di euro, che e' stata sottoposta a sequestro preventivo.
Duro colpo infine anche contro la Camorra. Dalle prime ore di questa mattina 50 uomini della Direzione Investigativa Antimafia stanno procedendo al sequestro di beni per un valore di oltre 20 milioni di euro a carico di un'organizzazione camorristica facente capo ai fratelli Somma e operante nella zona del nolano. Il provvedimento e' stato disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli dopo la proposta del direttore della Dia. L'organizzazione camorristica dei fratelli Somma, oltre ai reati di estorsione, usura e rapina, era riuscita ad ottenere fondi pubblici per oltre un milione di euro destinati allo sviluppo dell'industria in Campania, utilizzandoli poi per l'acquisto di generi di lusso tra cui due Ferrari del valore di oltre 300 mila euro l'una.
Il provvedimento di sequestro dei beni eseguito dalla Direzione Investigativa Antimafia di Napoli ha riguardato Salvatore Somma, detto 'o luongo' oppure 'o' conciacup', 54enne di Nola, residente a Piazzolla di Nola (Na), capo dell'omonimo clan camorristico, del fratello Luigi, 39enne di Nola, e di Giovanni Somma, 27enne di Ottaviano (Na), figlio del capo clan. I tre sono tutti detenuti.
Le attivita' investigative che hanno portato al provvedimento di sequestro seguono all'emissione delle misure cautelari in carcere emesse nel 2007 nell'ambito dell'operazione Golem a carico dei maggiori esponenti dell'organizzazione camorristica Somma-La Marca, operante nel nolano e responsabile di una molteplicita' di reati che vanno dall'associazione di stampo camorristico, all'estorsione ed all'usura.
Le indagini avevano evidenziato come nel corso del 2003 il gruppo Somma, titolare di alcune aziende tessili, era riuscito ad ottenere, con false documentazioni, godendo di appoggi all'interno delle strutture preposte all'elargizione dei fondi, importanti finanziamenti pubblici provenienti dalla legge 488/92 per il ''miglioramento delle aziende e per favorire l'occupazione nel mezzogiorno e per togliere manovalanza alla criminalita' organizzata'' che venivano invece reinvestiti nelle attivita' criminali del clan e nell'acquisto di autovetture di grossa cilindrata (tra cui 2 Ferrari Testarossa modello Eva) da destinare ai figli dei capi del clan.
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CRONACA