Per la Caporetto azzurra non basta il mea culpa di Lippi
di Nicola Zuccaro"Mi prendo tutte le responsabilità. Ho ritenuto che questa squadra potesse fare determinate cose e non l'ho preparata a dovere. Questo è evidente quando vedi che una squadra gioca col terrore sulle gambe e nel cuore. E' colpa mia, non ho saputo dare le giuste motivazioni. Quando succedono certe cose la colpa è sempre del capo: lo dico perchè lo penso". Si racchiude, sostanzialmente, in questo stralcio battuto dalle agenzie nella serata di ieri il mea culpa del ct azzurro Marcello Lippi, poco dopo l'amara eliminazione dai Mondiali di Sudafrica. A 36 anni di distanza dal Mondiale di Germania, l'Italia lascia subito la Coppa del Mondo soccombendo nella maniera peggiore possibile. A salvarsi nel match contro la Slovacchia è il solo Fabio Quagliarella, che piangendo a fine gara esternava il proprio dispiacere nel non essere stato schierato sin dalla prima gara contro il Paraguay. Il primo e vero errore di Lippi è stato proprio questo: il non aver voluto valorizzare oltre a Quagliarella anche Pazzini. Se le intenzioni del Ct erano quelle di puntare su questo gruppo, del quale era ostinatamente convinto sin dal 1° giugno, perchè non è stato totalmente valorizzato? Quagliarella poteva essere il Paolo Rossi del '78 o dell'82, o lo Schillaci del '90. Dicasi lo stesso per la difesa dove hanno floppato sia Cannavaro che Chiellini come coppia centrale. Perchè anche lì non puntare su Bonucci? Per il centrocampo, se le intenzioni erano quelle di puntare sui senatori Pirlo e Gattuso, perchè non si è provveduto a convocare Totti, Del Piero e Perrotta? All'Italia calcistica il mea culpa di Lippi non è sufficiente, poichè sono doverose (essendo la nazionale non una sua proprietà, ma il patrimonio di una nazione intera) una volta e per sempre delle spiegazioni sul perchè sono stati lasciati a casa Giuseppe Rossi, Marco Borriello, Mario Balotelli e Antonio Cassano. Cospargersi la testa di cenere dopo una sonora sconfitta non è sufficiente per ammettere le proprie colpe per quanto esse siano condivisibili. C'è di più: il non aver preparato la rosa dei 22 al meglio sul piano fisico e atletico (a causa dei sobbalzi altitudinali) e su quello psicologico, oltre che tecnico-tattico. Il mea culpa di Lippi non basta, lo ribadiamo. E' tempo che anche i vertici federali si assumano le proprie responsabilità. La Caporetto del calcio italiano di giovedì 24 giugno 2010 dovrà divenire, una volta per tutte, l'occasione per gestire e pianificare oculatamente il futuro sia della nazionale italiana che del patrimonio calcistico italiano.