Bari calcio: caro don Vincenzo, basta col libro "Cuore"
di Nicola Zuccaro
"Nei momenti di maggiore difficoltà il capo, il vero capo, si assume tutte le responsabilità per spiegare una situazione difficile che nella Bari calcistica non accadeva da anni". Erano da poco trascorse le 12 di giovedì 25 novembre quando il presidente del Bari, Vincenzo Matarrese, teneva una inaspettata conferenza stampa che ne giustificava, con la dichiarazione sopra richiamata, la principale motivazione per cui la stessa veniva convocata. Il primo dirigente biancorosso si lasciava così andare dinanzi a microfoni e taccuini, spaziando a 360 gradi sul momento negativo della squadra ed evidenziando che, forse, perdere con la Juventus alla prima giornata sarebbe servito agli uomini di Ventura per realizzare che la Serie A 2010-11 non era più la stessa della precedente 2009-10. Dunque, un errore di valutazione che però non nasconde la miopia della società nell'operare una campagna acquisti con ricambi per ciascun reparto. Su questo punto don Vincenzo assolveva dalle colpe il ds Angelozzi, ammettendo probabilmente che c'erano difficoltà di natura economica che non consentivano a fine agosto di allestire una compagine competitiva capace di migliorare la prestazione del precedente torneo. Rassicurava, inoltre, la stampa relativamente al mercato di riparazione che si aprirà il 1 gennaio 2011 e in vista del quale la società sta operando con attenzione e oculatezza. Una rassicurazione che introduceva un altro importante capitolo rappresentato dalla volontà della società di restare in A e non di programmare (vuoi anche per i diritti tv) un mesto ritorno in B. A partire dalla piena fiducia espressa al tecnico Giampiero Ventura: "Noi dobbiamo conservare la Serie A per il bene del Bari e di Bari perchè la squadra di calcio non appartiene solo ai Matarrese ma all'intera città". Una dichiarazione buonista e al tempo stesso tendenziosa poichè mirata da buoni costruttori quali sono i Kennedy di Puglia ad alzare dei ponti non tanto verso i tifosi quanto piuttosto verso qualcuno che dovrebbe maggiormente tenere a cuore le sorti del blasone biancorosso. Il capitolo relativo alla lontana ipotesi di acquisizione dello stadio San Nicola potrebbe giustificare quest'ultima affermazione che, associata alle altre, induce a chiedersi perchè don Vincenzo ha parlato alla vigilia di una gara determinante che opporrà il Bari al Cesena e non al termine della precedente sconfitta casalinga contro il Parma? Forse perchè ha paura di perdere definitivamente quella credibilità messa in discussione durante gli 8 campionati di B e ancor prima con le vicende Platt e Fascetti? E' troppo facile seguire la linea delle buone intenzioni quando la piazza comincia ad agitarsi. E' giunto il tempo, caro Don Vincenzo, di passare dalle parole ai fatti vigilando meglio sulle crepe emerse nello spogliatoio - vera causa di questa caduta libera del Bari - anzichè lanciare proclami da libro cuore che non inteneriscono nemmeno gli assidui spettatori del S.Nicola.
"Nei momenti di maggiore difficoltà il capo, il vero capo, si assume tutte le responsabilità per spiegare una situazione difficile che nella Bari calcistica non accadeva da anni". Erano da poco trascorse le 12 di giovedì 25 novembre quando il presidente del Bari, Vincenzo Matarrese, teneva una inaspettata conferenza stampa che ne giustificava, con la dichiarazione sopra richiamata, la principale motivazione per cui la stessa veniva convocata. Il primo dirigente biancorosso si lasciava così andare dinanzi a microfoni e taccuini, spaziando a 360 gradi sul momento negativo della squadra ed evidenziando che, forse, perdere con la Juventus alla prima giornata sarebbe servito agli uomini di Ventura per realizzare che la Serie A 2010-11 non era più la stessa della precedente 2009-10. Dunque, un errore di valutazione che però non nasconde la miopia della società nell'operare una campagna acquisti con ricambi per ciascun reparto. Su questo punto don Vincenzo assolveva dalle colpe il ds Angelozzi, ammettendo probabilmente che c'erano difficoltà di natura economica che non consentivano a fine agosto di allestire una compagine competitiva capace di migliorare la prestazione del precedente torneo. Rassicurava, inoltre, la stampa relativamente al mercato di riparazione che si aprirà il 1 gennaio 2011 e in vista del quale la società sta operando con attenzione e oculatezza. Una rassicurazione che introduceva un altro importante capitolo rappresentato dalla volontà della società di restare in A e non di programmare (vuoi anche per i diritti tv) un mesto ritorno in B. A partire dalla piena fiducia espressa al tecnico Giampiero Ventura: "Noi dobbiamo conservare la Serie A per il bene del Bari e di Bari perchè la squadra di calcio non appartiene solo ai Matarrese ma all'intera città". Una dichiarazione buonista e al tempo stesso tendenziosa poichè mirata da buoni costruttori quali sono i Kennedy di Puglia ad alzare dei ponti non tanto verso i tifosi quanto piuttosto verso qualcuno che dovrebbe maggiormente tenere a cuore le sorti del blasone biancorosso. Il capitolo relativo alla lontana ipotesi di acquisizione dello stadio San Nicola potrebbe giustificare quest'ultima affermazione che, associata alle altre, induce a chiedersi perchè don Vincenzo ha parlato alla vigilia di una gara determinante che opporrà il Bari al Cesena e non al termine della precedente sconfitta casalinga contro il Parma? Forse perchè ha paura di perdere definitivamente quella credibilità messa in discussione durante gli 8 campionati di B e ancor prima con le vicende Platt e Fascetti? E' troppo facile seguire la linea delle buone intenzioni quando la piazza comincia ad agitarsi. E' giunto il tempo, caro Don Vincenzo, di passare dalle parole ai fatti vigilando meglio sulle crepe emerse nello spogliatoio - vera causa di questa caduta libera del Bari - anzichè lanciare proclami da libro cuore che non inteneriscono nemmeno gli assidui spettatori del S.Nicola.
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