Corte europea, stop ad un eccessivo risarcimento danni dei giornalisti per diffamazione

di Maria Teresa Lattarulo
Una recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo ha riguardato il diritto di cronaca. Si tratta del caso Público - Comunicação Social, S.A. e altri c. Portogallo, nel quale la prima ricorrente è proprietaria di Público, un quotidiano di grande tiratura a diffusione nazionale; gli altri ricorrenti sono giornalisti di Público. Il 22 febbraio 2001 Público aveva pubblicato un articolo sostenendo che lo Sporting Clube de Portugal, uno dei club portoghesi di calcio di primo piano, dovesse circa 2,3 milioni di euro di contributi di sicurezza sociale. Sostenendo che l'articolo in questione avesse danneggiato il suo onore, lo Sporting Clube de Portugal ha citato in giudizio i ricorrenti per danni. Con sentenza dell'8 marzo 2007 la Corte Suprema del Portogallo, annullando le decisioni di primo grado e di appello, ha condannato i ricorrenti a pagare 75.000 euro allo Sporting Clube de Portugal per diffamazione. Di contrario avviso è stata la Corte europea che ha invece ritenuto che la condanna per diffamazione costituisse una violazione della libertà di stampa nel caso di specie.
La Corte è partita dalla considerazione che l'articolo 10 della Convenzione garantisce la libertà di espressione subordinandola a dei "doveri e responsabilità". Tali doveri, per i giornalisti, che esercitano il diritto di cronaca in merito a questioni di interesse generale, consistono nell’obbligo di agire in buona fede e di fornire informazioni accurate e affidabili nel rispetto dell’etica giornalistica.
Nel caso di specie, la Corte ha riscontrato che tutti i citati doveri erano stati adempiuti dai ricorrenti e che, pertanto, la condanna per diffamazione costituiva una ingerenza nella libertà di stampa non consentita in una società democratica. Per di più, si è accertata la mancanza del requisito della proporzionalità dell’ingerenza rispetto al fine di tutelare l’onorabilità della società sportiva. Infatti l’entità del risarcimento danni per diffamazione non deve mai essere eccessiva, perché altrimenti può inevitabilmente dissuadere i giornalisti dal contribuire al dibattito pubblico su tematiche che riguardano la vita della comunità.
Questa conclusione è di grande rilievo per le conseguenze che può spiegare nel nostro ordinamento, dove, a causa delle somme ingenti che vengono spesso liquidate a titolo di danno, lo strumento della causa per diffamazione è diventato un grave limite per la libertà di stampa. Da denunce delle associazioni “Articolo 21” e “Libera Informazione” risulta anzi che esso è usato dalla criminalità organizzata per ridurre al silenzio giornalisti e testate “scomodi” al posto dell’eliminazione fisica che colpì in passato giornalisti come De Mauro ed Impastato. Alcuni disegni di legge di riforma della materia non hanno avuto conclusione. La sentenza commentata dovrebbe invece determinare una svolta positiva nella garanzia della libertà dei giornalisti.

Per ulteriori informazioni: studiolegalelattarulo@alice.it