Gli stravizi a tavola costano cari ai baresi: attenti al pesce crudo e ai dolci
di Michele Tedesco
Il lato oscuro delle festività in corso è noto esclusivamente alle buone forchette e si chiama dispepsia, ovvero un quadro clinico di disturbo e compromissione della funzione digestiva. Nelle ore in cui ogni eccesso è lecito, in tanti, ma mai come in questa fine d’ anno, si sono trovati a pagare per i “crimini” commessi ai danni del proprio stomaco. Nella 3 giorni natalizia, sono stati 150 i casi registrati dalla direzione dell’ Asl del Policlinico di Bari. Il 90% dei referti ha sentenziato che si è trattato di intossicazione alimentare per consumo di frutti di mare, conservati male e consumati crudi. In seconda posizione in questa “strage” si è qualificato l’ abuso di dolci. L’ entità del danno indotto è stata variabile: le lavande gastriche non si sono sprecate e nei casi più gravi si è ricorso al ricovero. Nessuna fascia d’ età è stata risparmiata, in questa sorta di lato B del Natale, che in terra di Bari è sempre stato un risvolto secondario assurto quasi a tradizione. Dolore, pensantezza, bruciore, nausea e vomito, sono parte della sintomatologia più comune, che si accompagnano alla diffusione esponenziale delle infezioni virali, con sintomatologia simil - influenzale. Per le manifestazioni meno importanti, l’ utilizzo di farmaci procinetici, o anticidi, e il ritorno a un regime alimentare più equilibriato, possono rappresentare la soluzione a questo tipo di incidente. Quasi sicuramente si replica con i “baccanali” di Capodanno. Croce e delizia, o meno poeticamente, malsana abitudine, questa debolezza che sfocia nel peggior stravizio cementato nella cultura gastronomica del capoluogo, non riesce a trovare eradicazione, nonostante i continui ammonimenti delle autorità sanitarie. Al cuore, e in questo caso alla gola, non si comanda.
Il lato oscuro delle festività in corso è noto esclusivamente alle buone forchette e si chiama dispepsia, ovvero un quadro clinico di disturbo e compromissione della funzione digestiva. Nelle ore in cui ogni eccesso è lecito, in tanti, ma mai come in questa fine d’ anno, si sono trovati a pagare per i “crimini” commessi ai danni del proprio stomaco. Nella 3 giorni natalizia, sono stati 150 i casi registrati dalla direzione dell’ Asl del Policlinico di Bari. Il 90% dei referti ha sentenziato che si è trattato di intossicazione alimentare per consumo di frutti di mare, conservati male e consumati crudi. In seconda posizione in questa “strage” si è qualificato l’ abuso di dolci. L’ entità del danno indotto è stata variabile: le lavande gastriche non si sono sprecate e nei casi più gravi si è ricorso al ricovero. Nessuna fascia d’ età è stata risparmiata, in questa sorta di lato B del Natale, che in terra di Bari è sempre stato un risvolto secondario assurto quasi a tradizione. Dolore, pensantezza, bruciore, nausea e vomito, sono parte della sintomatologia più comune, che si accompagnano alla diffusione esponenziale delle infezioni virali, con sintomatologia simil - influenzale. Per le manifestazioni meno importanti, l’ utilizzo di farmaci procinetici, o anticidi, e il ritorno a un regime alimentare più equilibriato, possono rappresentare la soluzione a questo tipo di incidente. Quasi sicuramente si replica con i “baccanali” di Capodanno. Croce e delizia, o meno poeticamente, malsana abitudine, questa debolezza che sfocia nel peggior stravizio cementato nella cultura gastronomica del capoluogo, non riesce a trovare eradicazione, nonostante i continui ammonimenti delle autorità sanitarie. Al cuore, e in questo caso alla gola, non si comanda.