Santi di Puglia: la reliquia di San Mattia placava la furia del mare e spegneva incendi

BARI. Regione che vai, miracolo che trovi. In Puglia, il braccio di San Mattia calmava le tempeste e spegneva gli incendi. La reliquia è citata nelle Historie baresi del 1200. Alle monache di Santa Scolastica era affidata in custodia un'urna, decorata d'oro, che conteneva l'arto attribuito all'apostolo Mattia, sostituto di Giuda Iscariota. Proveniente da Costantinopoli, il reperto si rivelò subito miracoloso, calmando all'istante la tempesta che minacciava il battello sul quale viaggiava alla volta di Bari. A bordo era il cardinale Capuano, che chiese l'intercessione del Santo per scampare alla "rabbiosa procella". La custodia, conservata sull'altare maggiore del monastero davanti al mare, uscì indenne anche dal violento incendio che nel 1579 minacciò di distruggere la chiesa. Tra i più attivi nello spegnimento fu notato uno sconosciuto, che aveva tutto l'aspetto, di San Mattia, furono pronti a giurare i testimoni. Allo stesso tempo, un altro miracolo riguardò le cisterne del convento, che a secco per la perdurante siccità, pare risultassero di colpo prodigiosamente piene, consentendo di attingere l’acqua per spegnere le fiamme. Fatto sta che poi dell’arto di San Mattia Apostolo si siano perse le tracce, mentre nella Collegiata barese di San Nicola è custodito sì un braccio, ma appartenente ad un altro apostolo, San Tommaso predicatore, detto anche Didimo. Il resto del corpo si trova ad Ortona, dal 1268, dopo essere stato venerato a Edessa.
Certo, qualunque navigante del passato avrebbe dato non si sa cosa pur di avere a bordo una reliquia tanto efficace contro il vero terrore dei marittimi: le tempeste. La gran parte delle perdite in mare di un’armata navale attrezzatissima come quella inglese era causata dai naufragi, tra 1700 e 1800, nell’epoca d’oro della navigazione a vela. Appena il 6 per cento dei marinai perduti dalla Royal Navy era perito in battaglia, si legge nell’ultimo libro di Patrick O’Brian e “L’ultimo viaggio di Jack Aubrey” (Longanesi, 336 pag. 18,60 euro. Al momento della morte, nel 2000, lo scrittore Patrick Russ (O’Brian era il suo pseudonimo) stava lavorando all’ennesimo seguito delle avventure del capitano Aubrey e dell’amico Stephen Maturin. Le pagine di questo romanzo sono il suo vero e incompiuto ultimo titolo, finalmente pubblicato in Italia. I protagonisti sono in Cile, dove vengono raggiunti dalla moglie e dalle figlie di Aubrey e da un’affascinante amica di Stephen. È in programma un viaggio in Sudafrica: la rotta è per lo stretto di Magellano, poi la Terra del Fuoco, per fare provviste di cibo e acqua. Ma la meta potrebbe anche diventare Sant’Elena, dove si trova in esilio Napoleone... L’inedito è seguito da un ampio e documentato saggio storico-letterario di Gastone Breccia sulla Royal Navy tra fine del 1700 e l’inizio del 1800, in cui vengono illustrati l’organizzazione della flotta, la tipologia e l’armamento dei vascelli, le attrezzature e gli strumenti della navigazione, la vita di bordo e molte altre curiosità... Un saggio che intende essere «in primo luogo un omaggio a Patrick O’Brian e alla sua opera». L’ultima frase del grande scrittore inglese è rimasta sospesa a mezz’aria, come il viaggio di Aubrey e Maturin. Ma è bello pensare – parafrasando una celebre canzone americana della Grande Guerra – che «i marinai non muoiono mai, svaniscono nell’aria».

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