Derivati: Alessandro Profumo indagato a Bari? La smentita della Procura

BARI. L'ex amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, e' indagato a Bari assieme ad altri 27 dirigenti della banca nell'inchiesta sul rapporto intercorso tra la societa' pugliese Divania e l'istituto di credito, relativo alla sottoscrizione di titoli di credito derivati. E' quanto anticipa il settimanale l'Espresso.
Nell'inchiesta vengono ipotizzati i reati di associazione per delinquere, estorsione, truffa e appropriazione indebita. La lista degli indagati baresi ricostruisce la catena di comando di Unicredit: gli 'ingegneri finanziari' (Ubm) e i 'venditori' (Ubi).

DIVANIA E I DERIVATI - “Saverio Parisi - si legge nel settimanale - è il titolare di Divania, un’industria di Bari che fino al 2003 dava lavoro a 430 operai. Sostiene da sempre che la sua fabbrica di divani è stata strangolata dai derivati: contratti finanziari ad alto rischio, con cui le banche facevano scommettere i clienti sull’andamento delle valute o dei tassi. Tre anni fa, quando l’imprenditore pugliese fece causa civile a Unicredit chiedendo rimborsi per 280 milioni, i vertici dell’istituto reagirono con una contro-citazione: sarebbe stato lui a impoverire la banca. Quindi Parisi ha denunciato Unicredit alla Procura”. E proprio a Bari un solo pm, Isabella Ginefra, e una piccola squadra di finanzieri hanno indagato per due anni in silenzio afferma ancora il settimanale in edicola domani. “Mentre esplodeva la crisi, spiegata dagli esperti proprio con l’abuso di derivati su scala mondiale, hanno perquisito le sedi centrali del gruppo a Milano e Verona".
“Questo significa - prosegue ‘L’Espresso’ - che, oltre a Divania, tra le parti offese potrebbero trovare posto altre imprese pugliesi. Il reato associativo scatta quando si ipotizza non una singola deviazione, ma una struttura organizzata a sistema. Un’accusa-choc che finisce per coincidere con i risultati delle ispezioni di Bankitalia e Consob, che multarono i vertici di Unicredit dopo aver analizzato i rapporti con 12.700 piccole e medie imprese tra il 2003 e il 2006: «Nonostante la dichiarata politica di vendita dei derivati solo per finalità di copertura dei rischi della clientela, in concreto (la banca) ha costruito operazioni geneticamente prive della finalizzazione affermata», scrivevano le autorità nelle motivazioni (inedite). Contratti-trappola, insomma - sempre secondo ‘L’Espresso’ -, nati per ‘avvantaggiare la banca e svantaggiare la clientela’. Risultato provvisorio (‘mark to market’) al maggio 2005: quasi tutte le imprese in perdita, per ben 1 miliardo e 970 milioni di euro. Il caso Divania è il più grave in Italia tra le aziende private. (...) Quando ‘L’Espresso’ pubblicò il primo articolo su Divania, Profumo difese con forza tutta la gerarchia: ‘Falsità. Non siamo la banca dei derivati’.

LA SMENTITA DELLA PROCURA - La Procura di Bari precisa con una nota che e' in corso agli indagati la notifica di "avviso di conclusione indagini preliminari". "Fra i reati contestati non vi e' l'associazione per delinquere e fra gli indagati non risulta l'ex amministratore delegato dell'Unicredit, Alessandro Profumo". La notizia sarebbe l'anticipazione di un articolo che sara' pubblicato domani sul settimanale L'Espresso. La Procura barese non e' a conoscenza del suo contenuto e per questo si astiene oggi da qualsiasi precisazione in merito.