Europride: Lady Gaga e Vendola a Roma rivendicano "uguali diritti" per i gay

ROMA. L'orgoglio gay invade la capitale con tutti i suoi colori e la richiesta di «uguali diritti». In tantissimi, oltre cinquecentomila per gli organizzatori, sono arrivati da tutta Europa per rivendicare i diritti della comunità non solo gay ma anche lesbo, bisex e transgender: per le unioni civili e contro la discriminazione, per la laicità e contro le violenze. Una marcia colorata, capeggiata dal governatore pugliese Nichi Vendola a tratti eccessiva, trasgressiva e sulle note della madrina, l’istrionica Lady Gaga, con l’obiettivo di superare il «gap antistorico» basato su un orientamento sessuale che discrimina ed emargina.
Roma, città tollerante aveva anticipato il sindaco Gianni Alemanno, ha accolto la comunità rainbow che ha invaso le strade del centro con i costumi osè delle drag queen, i manifesti di Amnesty International, i genitori di figli gay, i figli di genitori dello stesso sesso, il composito mondo dei trans, gli attivisti omosessuali insieme a quegli etero venuti a sostenere una «giusta causa». Il tutto nello stile inconfondibile dei pride, reso più speciale quest’anno dalla partecipazione di un ospite d’eccezione: la pop star Lady Gaga, la cantante più famosa e ricca del pianeta, bisessuale e da tempo trasgressiva sostenitrice dei diritti delle diversità sessuali, volata in Italia per sostenere l’iniziativa grazie all’intercessione di Illary Clinton in persona. Ma la popstar dopo l’esibizione ha «osato» elogiare e ringraziare il sindaco Alemanno per la sua disponibilità: e giù bordate di fischi contro di lei dai gay di sinistra.
A lei sono dedicate musiche, costumi e manifesti della mega parata: parrucche bionde, t-shirt con su scritto Habemus Gaga.
Su alcuni cartelli campeggia l’immagine ritoccata di Benedetto XVI seminudo con la frase «Veste Prada, ma è amica di Satana», altri manifesti condannano episodi di pedofilia clericale.
Mentre la grande, colorata parata percorre Roma, da Piazza della Repubblica a Circo Massimo, a San Giovanni vanno in scena i nemici dell’Europride. «No al gay pride, sì alla famiglia», si legge su alcuni cartelli di Militia Christi. E al Colosseo striscioni di protesta di Forza Nuova.