"Clan Scarci di Taranto circondato da omertà e connivenza"
TARANTO. Omerta' e connivenza diffuse ed evidente nei confronti dei componenti della famiglia Scarci, espressa con atteggiamenti collaborativi e persino compiacenti: e' quanto hanno registrato gli inquirenti della Squadra Mobile della Questura di Taranto e della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce che stamane hanno eseguito undici ordinanze di custodia cautelare nei confronti dell'omonimo clan radicato nel territorio della citta' jonica.Circa 100 gli agenti della Polizia di Stato delle Questure di Taranto e Matera, della Sezione della Polizia Stradale di Taranto e del Reparto Prevenzione Crimine 'Puglia'. Oltre a quella del settore ittico, sono stati accertati interessi del gruppo familiare in altre attivita' economiche, in particolare attraverso il controllo esercitato, tramite Maurizio Petracca, 41 anni, uno degli undici destinatari della misura cautelare, sui due chioschi bar (di proprieta' della amministrazione comunale) nello stadio di calcio 'Jacovone', appaltati ad un concessionario del servizio rivelatosi fittizio.
E poi attraverso la gestione, a Scanzano Jonico (Matera), dello stabilimento balneare 'Lo Squalo Beach' direttamente gestita dai figli di Francesco Scarci, 59 anni, presunto capo clan, per conto di quest'ultimo.
Secondo quanto accertato, la struttura, situata in una zona tradizionalmente appannaggio di personaggi malavitosi notoriamente legati alla famiglia, e' stata utilizzata sia come appoggio logistico per la pratica, nelle acque adiacenti, della pesca di frodo con uso di esplodenti, sia per intrattenere contatti e relazioni con gli esponenti di altre organizzazioni mafiose lucano/calabresi.
Il clan poteva disporre non solo di diverse armi da fuoco, ma anche di una notevole quantita' di esplosivo, ad elevato potenziale, come i 50 chilogrammi di Goma 2 Eco (esplosivo detonante di fabbricazione spagnola) rinvenuto sottoterra e sequestrato dalla Squadra Mobile grazie alle intercettazioni in un fondo incolto in zona Porta Napoli, il 25 gennaio 2010.
Dagli accertamenti e' emerso il frequente utilizzo da parte del gruppo familiare di ordigni artigianali per la pratica della pesca di frodo nelle acque di Lido Azzurro e soprattutto di Scanzano.
Diversi gli episodi di natura estorsiva registrati, nel corso delle indagini, ai danni di commercianti o di persone vittime di furti (secondo la pratica del cosiddetto 'cavallo di ritorno') che, sebbene possano apparire di modesta portata, per gli investigatori costituiscono una manifestazione dell'operativita' dell'associazione mafiosa e del controllo sul territorio e della conferma della 'visibilita'' e riconoscibilita' all'esterno. Uno degli episodi esemplari la compravendita di un'auto molto costosa (circa 50 mila euro), da un concessionario che Scarci decideva di non pagare.