1° maggio: cosa c'è da festeggiare?

di Nicola Zuccaro. Ci vuole coraggio a festeggiare questo 1 Maggio. E' la considerazione che prestandosi anche come domanda domina, in particolare, il pensiero di tanti italiani per il momento critico che sul piano occupazionale sta investendo l'Italia. I casi di chi ha perso il lavoro sono innumerevoli come anche le situazioni di precarietà lavorativa ma alla vigilia di questa festività civile giunta all'età di 122 anni (la prima risale al 1890) il suicidio di un portiere condominiale a Napoli e la minaccia per compiere il medesimo atto da parte di un dipendente Enaip a Bari impongono una domanda ancora più dura e forte. Cosa c'è da festeggiare? E' la domanda che rafforzata da una seconda "perchè festeggiarlo ancora?". Va girata in primis alla triplice sindacale (Cgil-Cisl-Uil) che, pur in questo 1 Maggio, in barba ai costi (anche per essa della politica) organizza il consueto Concertone in Piazza San Giovanni cercando per un giorno di distogliere l'attenzione dei giovani (i più colpiti ed esposti) dai problemi legati al proprio futuro lavorativo e sociale.
Se, come si dice dalle nostre parti, il pesce puzza dalla testa, ossia, da chi come i Sindacati avrebbero dovuto fare qualcosa in più per evitare che fossero bruciate le speranze di tante generazioni, c'è da star pur certi che la lettera morta quale espressione denigratoria dell'analisi esposta lungo queste righe è dietro l'angolo.