Sbarca a Bari il Metodo Mézières per fisioterapisti non vedenti
di Vittorio Polito. Si è svolto a Bari nei giorni scorsi – presso la nuova sede dell’I.Ri.Fo.R. (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione Onlus) dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – il Corso “Metodo Mézières e tecniche complementari nel trattamento riabilitativo delle lombalgie”. L’evento formativo, organizzato dall’Ente citato in collaborazione con la ASL BA, che lo ha accreditato presso il Ministero della Salute per l’ottenimento dei crediti ECM, si è rivelato di notevole rilevanza clinica e sociale essendo stato indirizzato particolarmente ai fisioterapisti non vedenti della Regione Puglia. Responsabile scientifico e Docente del Corso è stata la dottoressa Iolanda Cianciola, Dirigente Medico Fisiatra in servizio presso la ASL BA; Coordinatore tecnico è stato il signor Nagy Vasile che è il Responsabile Regionale dei Fisioterapisti non vedenti Regione Puglia, Tutor è stata la signora Floriana Fato. Questi ultimi due sono fisioterapisti in servizio presso ambulatori di riabilitazione della ASL BA.
Il corso è stato articolato in lezioni frontali, sedute di lavoro individuale e in coppia e discussione di casi clinici. Nell’ambito del programma formativo professionale della categoria dei Fisioterapisti non vedenti, la scelta dell’utilizzazione del metodo Mézières e delle tecniche complementari (respirazione, mobilizzazioni vertebrali, massaggio connettivale, ginnastiche mediche cinesi) nel trattamento delle lombalgie – patologia frequente e di grande interesse in ambito riabilitativo – ha fatto riferimento all’esigenza di questi operatori tecnici specializzati di approfondire modalità terapeutiche attraverso le quali potere validamente esprimere le loro qualità professionali. Il metodo Mézières si identifica con la fisicità degli operatori e dei soggetti sottoposti a questa modalità terapeutica; esso si basa sul principio secondo il quale ogni azione localizzata in un punto qualunque della catena muscolare posteriore (sia questa un allungamento o un accorciamento) genera l’accorciamento dell’insieme della catena posteriore medesima. La perdita di estensibilità della catena posteriore è all’origine di tutte le deformazioni. L’azione di restauro di questa estensibilità perduta obbedisce ad alcune leggi: deve riguardare l’insieme dei sistema mioscheletrico (globalità), va praticata per mezzo di posture mantenute a lungo alle quali si aggiungono varie tecniche sedative quali massaggi, contrazione, rilassamento. L’elemento respiratorio è onnipresente, sotto forma di una successione regolare di caratteristiche espirazioni ed inspirazioni. Fondamentali sono lo studio dell’anatomia e della biomeccanica, nonché l’esame approfondito della muscolatura posteriore e della sua intima organizzazione. È emerso che i soggetti non vedenti possiedono una precisa competenza nel rappresentare gli antecedenti emotigeni dei loro interlocutori in termini spaziali e cinesici, con una capacità non equiparabile a quella dei vedenti, utilizzando dati diversi dal vedente ma pur sempre reali. Dal punto di vista motorio, ogni essere vivente è in grado di adattarsi all’ambiente in cui si trova per svolgere la propria attività statica e dinamica.
La vista ha un ruolo fondamentale nello sviluppo cognitivo e nella coordinazione dei movimenti e rappresenta uno stimolo alla motivazione. La cecità implica notevoli difficoltà nelle acquisizioni sensomotorie elementari, nell’apprendimento per imitazione, nelle rappresentazioni simboliche di più alto livello, ossia in tutto ciò che concerne l’elaborazione cognitiva dello spazio e del movimento. Le modalità sensoriali che prendono in carico la conoscenza del mondo sono l’udito e il tatto, sistemi molto diversi dalla vista, che apportano una quantità di informazioni più difficili da mettere insieme e con oggettivi limiti. La mano, organo primario di percezione, senza perdere la sua funzione esecutrice, si avvale del coordinamento bi-manuale e del coordinamento udito-mano. È fondamentale esaminare situazioni di interazione e fornire esempi su come promuovere, rispondere e comprendere le intenzioni del non vedente, il quale ha sicuramente delle peculiarità, delle necessità particolari e delle reali limitazioni.
L’autostima e l’autoefficacia possono essere considerati pilastri fondamentali del benessere e di una personalità ben strutturata e hanno in comune la capacità di controllo: maggiore sarà la percezione di tale capacità su di sé e sul proprio ambiente, maggiori saranno le possibilità di autorealizzazione, di sviluppo delle competenze relazionali e di vera e propria integrazione. Uno sguardo dal buio nasce da un punto di vista interno, programmaticamente e quasi polemicamente intimo alla cecità, rappresentando il tentativo di evidenziare le peculiarità della condizione umana delle persone prive della vista e di legittimarle contro la tendenza ad appiattirle verso la norma dei loro bisogni e comportamenti.
Il corso è stato articolato in lezioni frontali, sedute di lavoro individuale e in coppia e discussione di casi clinici. Nell’ambito del programma formativo professionale della categoria dei Fisioterapisti non vedenti, la scelta dell’utilizzazione del metodo Mézières e delle tecniche complementari (respirazione, mobilizzazioni vertebrali, massaggio connettivale, ginnastiche mediche cinesi) nel trattamento delle lombalgie – patologia frequente e di grande interesse in ambito riabilitativo – ha fatto riferimento all’esigenza di questi operatori tecnici specializzati di approfondire modalità terapeutiche attraverso le quali potere validamente esprimere le loro qualità professionali. Il metodo Mézières si identifica con la fisicità degli operatori e dei soggetti sottoposti a questa modalità terapeutica; esso si basa sul principio secondo il quale ogni azione localizzata in un punto qualunque della catena muscolare posteriore (sia questa un allungamento o un accorciamento) genera l’accorciamento dell’insieme della catena posteriore medesima. La perdita di estensibilità della catena posteriore è all’origine di tutte le deformazioni. L’azione di restauro di questa estensibilità perduta obbedisce ad alcune leggi: deve riguardare l’insieme dei sistema mioscheletrico (globalità), va praticata per mezzo di posture mantenute a lungo alle quali si aggiungono varie tecniche sedative quali massaggi, contrazione, rilassamento. L’elemento respiratorio è onnipresente, sotto forma di una successione regolare di caratteristiche espirazioni ed inspirazioni. Fondamentali sono lo studio dell’anatomia e della biomeccanica, nonché l’esame approfondito della muscolatura posteriore e della sua intima organizzazione. È emerso che i soggetti non vedenti possiedono una precisa competenza nel rappresentare gli antecedenti emotigeni dei loro interlocutori in termini spaziali e cinesici, con una capacità non equiparabile a quella dei vedenti, utilizzando dati diversi dal vedente ma pur sempre reali. Dal punto di vista motorio, ogni essere vivente è in grado di adattarsi all’ambiente in cui si trova per svolgere la propria attività statica e dinamica.
La vista ha un ruolo fondamentale nello sviluppo cognitivo e nella coordinazione dei movimenti e rappresenta uno stimolo alla motivazione. La cecità implica notevoli difficoltà nelle acquisizioni sensomotorie elementari, nell’apprendimento per imitazione, nelle rappresentazioni simboliche di più alto livello, ossia in tutto ciò che concerne l’elaborazione cognitiva dello spazio e del movimento. Le modalità sensoriali che prendono in carico la conoscenza del mondo sono l’udito e il tatto, sistemi molto diversi dalla vista, che apportano una quantità di informazioni più difficili da mettere insieme e con oggettivi limiti. La mano, organo primario di percezione, senza perdere la sua funzione esecutrice, si avvale del coordinamento bi-manuale e del coordinamento udito-mano. È fondamentale esaminare situazioni di interazione e fornire esempi su come promuovere, rispondere e comprendere le intenzioni del non vedente, il quale ha sicuramente delle peculiarità, delle necessità particolari e delle reali limitazioni.
L’autostima e l’autoefficacia possono essere considerati pilastri fondamentali del benessere e di una personalità ben strutturata e hanno in comune la capacità di controllo: maggiore sarà la percezione di tale capacità su di sé e sul proprio ambiente, maggiori saranno le possibilità di autorealizzazione, di sviluppo delle competenze relazionali e di vera e propria integrazione. Uno sguardo dal buio nasce da un punto di vista interno, programmaticamente e quasi polemicamente intimo alla cecità, rappresentando il tentativo di evidenziare le peculiarità della condizione umana delle persone prive della vista e di legittimarle contro la tendenza ad appiattirle verso la norma dei loro bisogni e comportamenti.
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Salute e benessere
