"La legge elettorale pugliese va modificata”
BARI. La sent. n. 198 del 20 luglio della Consulta, in linea con quanto sta accadendo nel paese, riforma delle pensioni, spending review ecc., farà sì che anche il Consiglio regionale opererà la sua cura dimagrante passando da 70 a 50 consiglieri.In verità il Consiglio regionale pugliese, in forma autonoma ed anticipando l’iniziativa parlamentare e l’ondata di antipolitica, aveva già approvato a larghissima maggioranza, la riduzione da 70 a 60 consiglieri e da 14 a 12 assessori di cui massimo due esterni.
Quindi riduzione dei costi ma anche snellimento nei lavori consiliari ma da subito è necessario mettere mano alla legge elettorale per garantire la rappresentanza di tutti i territori, la parità di genere e la rappresentanza delle minoranze.
A 65 anni dal voto alle donne, che ne riconobbe anche il diritto di essere elette, i dati della presenza in parlamento e nelle assemblee elettive di Comuni, Province e Regioni sono ancora sconfortanti, soprattutto se confrontati con gli altri paesi industrializzati nel mondo.
Un dato per tutti, nell’assise regionale pugliese è evidente la scarsa rappresentanza femminile: tre sole donne su settanta.
Tale dato dimostra l’esigenza di adottare regole idonee a realizzare una democrazia effettivamente paritaria (art. 51 cost.). E’ necessario rimuovere ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne e promuova la parità di accesso tra le donne e gli uomini alle cariche elettive.
Bisogna adottare un meccanismo che permetta all’elettore di esprimere, in occasione delle elezioni del Consiglio regionale una doppia preferenza a patto che la seconda sia accordata ad un candidato di genere diverso dal primo. Un modo per garantire l’ingresso di un maggior numero di donne all’interno dell’assemblea elettiva più vicina ai territori. Doppia preferenza non obbligatoria, ma facoltativa ed aggiuntiva.
Il primo esperimento in tal senso, di successo, su iniziativa legislativa del Gruppo regionale socialista, è rappresentato dalle elezioni regionali della Campania (L. n. 4/2009) che ha permesso di incrementare la percentuale dal 3,35% al 23,3% e cioè da due a quattordici donne su sessanta. La partecipazione delle donne al processo decisionale non è soltanto una richiesta di semplice giustizia o democrazia ma deve essere interpretato come condizione necessaria affinché le capacità e gli interessi delle donne siano presi nella dovuta considerazione. Senza l’attiva partecipazione delle donne e l’integrazione delle loro prospettive a tutti i livelli, gli obiettivi di eguaglianza, sviluppo non potranno mai essere raggiunti.
Desidero chiedere a tutti gli addetti ai lavori un impegno diretto ad eliminare lo sbarramento elettorale che vuole sopprimere le diversità che però esistono nel paese e sono vive, sintomo di democrazia e rinnovamento.
Ultimo ma non per importanza, l’elezione diretta oltre che del Presidente della Giunta regionale anche del suo vice, tanto per garantire continuità politico amministrativa per il quinquennio, qualora il presidente, per un qualsiasi motivo, dovesse venire meno al mandato elettorale.
Così il Consigliere regionale del “Gruppo Misto - P.S.I.” Donato Pellegrino in una nota.
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