Melpignano, la Woodstock del Mediterraneo
“Vai – ha detto il direttore - scrivi qualcosa dal cuore della Taranta”. Ma il suo cuore per una notte è il cuore dell’Uomo, la Terra, l’Universo. Sparge il fuoco primordiale del tempo, il suo nucleo più intimo. Il tamburello scandisce il suo battito spossato e folle, delirio e orgasmo cosmico, zuppa di neutroni. Dell’evento (foto di Valentina Primiceri) sei spettatore e officiante, ma non lo puoi descrivere. Cronache incomplete (pure questa). Sfugge, non la catturi sulla carta la sua linfa oscura. Sei impotente, non hai password: batti il tempo, bevi, sudi, prendi appunti: banalità, approssimazioni.
Piccola Woodstock del Mediterraneo, Melpignano “santuario” pagano come furono le Grotte di Badisco nei millenni passati: qui si sacrifica a Dioniso. Da 15 anni ci s’inventa una nuova fede, un’altra religione: non violenta, piramidale, ma quieta, gratificante, condivisa dalla base della piramide. Eran 100mila giovani e forti, in rappresentanza di 7 miliardi, qui giunti portati dal vento caldo, una sete antica, a risintonizzarsi con l’ombelico di Geo, collegarsi al flusso di energia dell’Universo che scorre in tutto ciò che è vivo sulla Terra. L’umile tamburello (da piccoli era il regalo più diffuso), una danzatrice vortica lieve come fiocchi di neve, ci s’imbratta d’energia pura del Big-Bang, finisci nei buchi neri di Hacking, incontri il bosone di Higgs, catturi la particella di Dio sfuggita al Cern.
Erba e vino, odore intenso, ma a che servono? La trance è uguale e sospende nell’aria come le opere di Chagall: è un rito d’iniziazione, lo sciamano si chiama Goran. Così riscrivi i confini delle cose, dai nuova etimologia alle parole, accumuli forza insospettata. Vai nell’Isola di Wright in cerca del tuo Graal, l’Aleph, il vello d’oro, l’Arca dell’Alleanza. Ieri dolore e maleficio, esorcismo, cubbuttilusangu!, oggi icona cool di plebi che nel ragno trovano comuni lacerti di sensibilità e percezioni, valori fondanti, la koinè universale per parlarsi, magari capirsi, convivere, arricchirsi nel rispetto di identità e diversità: il ritmo del tamburello è il cuore di tutti gli uomini di buona volontà.
Ma la “Notte” ha un’epistemologia sconfinata, semantica ricca, materiale e metafisica. Musica antica che rinnova i suoi format nei pixel, echi di saturnalia gaudenti, culti dionisiaci, posesso, misteri eleusini, brandelli di suppliche agli dèi antropomorfi, trance di danza e vino skettu. E poi rivendicazione di un’appartenenza, riappropriazione di Demetra e Arthas il dinasta, di Baath il dio che danza e Selene pudica e insonne finchè non la ingoia l’astro più potente. A Woodstock c’è l’“incubatio” che ridà luce ai sogni, impudiche, folli utopie.
“Che bella la maestra!”, dicono alle mie spalle. E’ Grazia Donateo. Ma qui la bellezza è ovunque, portata con indifferente leggerezza, quasi fastidio. La terra rossa, il morbido abbraccio materno degli ulivi che corrono a Finibus Terrae. Nella facciata della chiesetta di campagna, la grotta affrescata, la masseria stordita dalle cicale, il mare dal profumo che altrove non c’è. Belli i bambini occhi d’oliva e le bambine fiere del corpo magro. E i vecchi? Ce n’è di bellissimi.
Nel fluttuare pigro della ola ne capita accanto uno: racconta. Ha 81 anni, è contento, ha appena comprato un pezzo di terra. “Ora coltivo io, ho 9 figli, devo lasciarne un morso ciascuno, almeno per l’olio…”. La Taranta: un impero dove non tramonta mai il sole, la vita è dilatata, audace, immortale. Sorride: “Per fare quello che devo fare devo vivere almeno 7-800 anni…”. Gesucristumeu! E noi che cerchiamo nei saggi di Cassano, Cullinan, Latouche. Mi invita a casa sua: prevedo marìsci di chiacchiere e tabacchiere: da ottimo ascoltatore...
Il tempo di un’ultima ficarigna janca, un sorso alla lattina di Coca, è ora d’andare. Il Capodanno pagano è al the end: sciamano all’auto, alla littorina. Hanno qualcosa nello sguardo, una luce di gioia, appagamento, come dopo un lung’orgasmo con la Donna Cannone. L’umidità della notte che scolora a sud smussa la Babele di lingue. Cogli frame di tedesco, francese, inglese, spagnolo, arabo, anche di russo, grico: una bimba cinese è seduta sul muretto di pietre a secco, un nero mi chiama “fratello”: dov’è la stazione?... Sorry, aidonnò! Melpignano “chiesa” universale delle genti del Sud-Est, il Mediterraneo, i Balcani, l’Europa, la Madre Africa, l’Oriente…
Ciao Taranta (costo circa 1 mln: mettiamo tutto online?), stattebbona, sei stanca anche tu: vai a dormire fra l’erba dei giardinetti dietro la Casa della Memoria: ci si rivede st’altr’anno, ci vole Diu, sennò fanculo a chi resta…
(Foto: Valentina Primiceri)
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CRONACA