Lecce: successo per il Forensics Meeting
Silvia Resta. LECCE. Si è chiuso questa mattina, il ciclo di seminari organizzato presso il Grand Hotel di Lecce durato tre giorni e che ha visto in cattedra e all’azione alcuni tra i maggiori esperti in Italia del settore delle investigazioni scientifiche.
Il Forensics Meeting è stato organizzato dall’International Crime Analysis Association, che riunisce le principali associazioni forensi italiane (Icaa, Acisf, Ire), ognuna delle quali fornisce un team di intervento (crime scene unit) che effettua le operazioni necessarie alla ricerca e al repertamento delle tracce.
Gli incontri sono stati organizzati simulando un vero e proprio caso di omicidio, durante il quale i partecipanti hanno potuto osservare tutte le attività collegate all’investigazione criminale eseguite da diverse squadre di specialisti che effettuano rilievi e accertamenti tecnici.
Tra i docenti dei seminari Marco Strano, Gianluca Venneri , Danilo Coppe, Luciano Garofano e Andrea Nava, ognuno specializzato in un ambito specifico delle investigazioni scientifiche.
Niente a che vedere, precisano i docenti, con le celebri serie televisive: l’analisi di una scena del crimine è molto più complessa e difficile. A cominciare dalla rilevazione delle impronte digitali, che richiede un lavoro lungo e complesso, non potendosi avvalere dell’aiuto di questi software miracolosi capaci in pochi secondi di far apparire volto e generalità del sospettato. Inoltre, hanno sottolineato, le sostanze utilizzate dagli investigatori forensi, a volte richieste da civili per indagini private, sono altamente tossiche, ed è perciò sconsigliabile una pratica del genere. Dall’altra parte, quasi nell’ottanta per cento dei casi le impronte sono inutilizzabili, e in più in più in Italia, pur esistendo un database dattiloscopico delle persone identificate, non esiste un database del dna.
Meglio lasciar fare agli esperti, dunque.
Il Forensics Meeting è stato organizzato dall’International Crime Analysis Association, che riunisce le principali associazioni forensi italiane (Icaa, Acisf, Ire), ognuna delle quali fornisce un team di intervento (crime scene unit) che effettua le operazioni necessarie alla ricerca e al repertamento delle tracce.
Gli incontri sono stati organizzati simulando un vero e proprio caso di omicidio, durante il quale i partecipanti hanno potuto osservare tutte le attività collegate all’investigazione criminale eseguite da diverse squadre di specialisti che effettuano rilievi e accertamenti tecnici.
Tra i docenti dei seminari Marco Strano, Gianluca Venneri , Danilo Coppe, Luciano Garofano e Andrea Nava, ognuno specializzato in un ambito specifico delle investigazioni scientifiche.
Niente a che vedere, precisano i docenti, con le celebri serie televisive: l’analisi di una scena del crimine è molto più complessa e difficile. A cominciare dalla rilevazione delle impronte digitali, che richiede un lavoro lungo e complesso, non potendosi avvalere dell’aiuto di questi software miracolosi capaci in pochi secondi di far apparire volto e generalità del sospettato. Inoltre, hanno sottolineato, le sostanze utilizzate dagli investigatori forensi, a volte richieste da civili per indagini private, sono altamente tossiche, ed è perciò sconsigliabile una pratica del genere. Dall’altra parte, quasi nell’ottanta per cento dei casi le impronte sono inutilizzabili, e in più in più in Italia, pur esistendo un database dattiloscopico delle persone identificate, non esiste un database del dna.
Meglio lasciar fare agli esperti, dunque.
