Matteo Renzi a Bari, showman o politico?

Andrea Stano. Ieri sera all’hotel Excelsior di Bari si è tenuta la conferenza di Metteo Renzi valida per la campagna elettorale per le primarie PD 2012.

Sono le 18.39 quando giunge il primo ma illusorio camper sul quale campeggia a più riprese l’enorme scritta “Matteo Renzi Adesso”. Una mezz’ora più tardi arriva quello contenente l’attuale sindaco di Firenze (quasi 8000 i chilometri percorsi dall’inizio della campagna). Un comprensibile ritardo quello del giovane politico toscano che qualche ora prima si trovava a Brindisi. Alle 21 lo avrebbero atteso anche a Trani dopo aver toccato nel corso del suo tour pugliese anche Taranto e Lecce in mattinata.

Pantaloni beige e camicia bianca, il “rottamatore” si fionda immediatamente all’interno dell’albergo facendosi strada tra la calca dei giornalisti ansiosi di ricevere qualche dichiarazione in merito all’assemblea del PD svoltasi nel pomeriggio.

Dopo un trionfale ingresso sulle note di We are Young dei Fun nella gremita sala Piccinni dell’hotel (più di 300 gli astanti, tra simpatizzanti e giornalisti) ha inizio il comizio che non sarà certo scevro di qualche inaspettata sbavatura nonostante il rassicurante avvio,“la politica può occuparsi realmente dei problemi della gente”.

Dopo il video di apertura (l’imitazione di Crozza che ironizzava sulla giovane età del candidato) prende il via il Matteo Renzi Show, un monologo di un’ora circa all’interno del quale il 'gold boy' del centrosinistra italiano si esibisce disinvolto trai ripetuti apprezzamenti del pubblico giocandosi spesso la carta dello spirito e della goliardia tipicamente toscana, in pieno stile Berlusconi.

E’ pur vero, però, che l’ex premier, maestro della comunicazione e navigato uomo politico, odiato o amato che fosse, era in grado di catturare il proprio pubblico durante i comizi non solo con simpatiche freddure ma soprattutto con rilevanti dati statistici e precise indicazioni sul futuro.

Ebbene, eccezion fatta per alcuni argomenti affrontati, Matteo Renzi ha tutto sommato tergiversato e sorvolato sulle principali ed annose tematiche che impensieriscono il Belpaese, risultando evanescente dal punto di vista dei contenuti malgrado la massiccia carica carismatica che lo avvolgeva. Nessun accenno alla riforma pensionistica o a quella elettorale, nessuna proposta concreta sul rinnovamento dell’istruzione pubblica, art.18 scansato come fosse un proiettile.

Un Renzi più showman che uomo politico insomma. Tuttavia è stata significativa per quanto esasperante l’idea del totale rinnovamento di cui abbisogna il nostro paese, punto cardine dell’intera conferenza.

Con riferimento anche alla tradizione linguistica cinese, per Renzi, la crisi è sì drammatica, ma rappresenta anche una stuzzicante  e stimolante opportunità per ripartire e rilanciarsi. Un’Italia che deve mutare in meglio rivoluzionando le proprie antiche convinzioni, la propria radicata ma vetusta cultura. Maggiore considerazione per il sesso femminile per esempio ma soprattutto dare risalto effettivo al merito, che per Renzi è spudoratamente una parola di sinistra. “L’uguaglianza prevede che si parta tutti alla pari non che si arrivi tutti alla pari”, una stoccata alla vecchia concezione comunista e all’ingiustizia sociale degli ultimi anni dove “si è tutelato soltanto i già tutelati”.

E poi l’importanza degli asili nido, fondamentale che i bimbi vi possano crescere, l’ abolizione dei vitalizi, il ridimensionamento dell’accentramento amministrativo statale e maggiore chiarezza e trasparenza per quanto concerne la spesa pubblica. “Diventeremo un paese civile solo quando le fatture finiranno ondine e non nel tritacarne”, dichiara Renzi con chiaro riferimento a 'Er Batman' Fiorito. La campagna elettorale di Renzi prevede infatti un finanziamento libero al quale i cittadini possono direttamente partecipare inviando un contributo a proprio piacere sul sito ufficiale del sindaco di Firenze.

Rottamazione, quindi, e ricambio generazionale: queste le parole d’ordine di Renzi che propone un cambiamento della pelle del partito dall’interno (sarebbe la prima volta) e non dall’esterno, con tecnici o magistrati che siano. Con una promessa, “se perdo le primarie non accetterò nessun premio di consolazione e rimarrò sindaco di Firenze”, una decisa pungolata a tutti gli uomini della sinistra che fu, per cui le primarie venivano concepite come una sorta di investimento. Bertinotti, ad esempio, poi divenuto Presidente della Camera, o Pecoraro Scanio, successivamente Ministro dell’Ambiente, o persino Mastella e Di Pietro, poi rispettivamente Guardasigilli e ministro delle Infrastrutture.

La serata prevede anche la stilettata a Massimo D’Alema accolta da una vera e propria ovazione del pubblico in sala. Alla dichiarazione dell’ex presidente del consiglio per cui se le primarie fossero state vinte da Renzi, il centrosinistra sarebbe morto, l’homo novus del Pd incalza e replica: “Dovessi vincere io al massimo finirebbe la sua la carriera parlamentare”.

Commoventi le parole che terminano l’incontro. Peccato non fossero le sue ma quelle di Obama nel video della conferenza stampa avvenuta in seguito alla tragica sparatoria di Tucson dell’8 gennaio 2011 nella quale persero la vita sei persone tra cui, oltre alla deputata Gabrielle Giffords, anche la piccola Christina-Taylor Green di 9 anni.

Uno sguardo rivolto al futuro perchè possa essere semplicemente migliore.