Primarie: Bersani-Renzi, è tregua

ROMA. Pace è fatta. Perlomeno per oggi. Il sindaco di Firenze Matteo Renzi e gli altri iscritti del Pd potranno infatti candidarsi alle primarie della coalizione di centrosinistra che si svolgeranno con un nuovo metodo. E' questa la cifra delle conclusioni dell'Assemblea nazionale del Pd. Non c'è stato seguito, dunque, alla bagarre di ieri quando qualcuno, Veltroni tra tutti, aveva fatto balenare il pericolo di rotture tra le varie componenti del partito.

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Sul primo documento messo ai voti, si e' registrata addirittura l'unanimita'. Secondo il testo presentato dal vicesegretario Enrico Letta, l'Assemblea da' mandato al segretario nazionale del Pd a definire, d'intesa con gli alleati, il manifesto politico e programmatico dell'Alleanza dei democratici e dei progressisti e ''a definire le regole delle primarie per l'individuazione del candidato comune alle elezioni politiche del 2013''.

 In questo primo documento, si stabilisce anche la rilevante novità del ballottaggio tra i primi due candidati che riceveranno piu' voti, se nessuno superera' il 50% dei voti al primo turno. E' stata accettata altresì una obiezione fatta nei giorni scorsi da Renzi rispetto al tentativo di far votare al secondo turno solo coloro che avevano partecipato al primo.

Il testo recita così: ''La partecipazione alle primarie e' aperta a tutti gli elettori... L'iscrizione all'Albo del centrosinistra potra' avvenire dal 21esimo giorno precedente alle primarie fino alla data del voto'' che sara' - pare sicuro - il prossimo 25 novembre. Ma sulla questione e' bagarre. Rosy Bindi, facendo capolino in sala stampa, da' la sua interpretazione: ''Chi non ha votato al primo turno, quindi non si e' iscritto all'Albo, non potra' votare al secondo''. I renziani non la pensano cosi'. E Ivan Scalfarotto, vicepresidente dell'Assemblea, precisa: ''Io sto al testo. E' stato tra l'altro ritirato un emendamento che pretendeva di interpretare quanto scritto nel documento''.

Il secondo documento, approvato anch'esso con una larghissima maggioranza (8 voti contrari e 1 astenuto), sospende la norma contenuta nello Statuto del Pd, che prevedeva l'automatismo tra la candidatura a premier del segretario del partito.

Il terzo documento, invece, e' stato approvato con 8 voti contrari. In quest'ultimo testo, si statuisce che presentarsi candidati serve l'appoggio del 10% dei componenti dell'Assemblea nazionale o del 3% degli iscritti al Pd, secondo i dati dell'anagrafe del partito 2011.

Come aveva anticipato lo stesso segretario Bersani nella sua relazione, il tentativo su cui si era convenuto alla vigilia era quello del ''carattere aperto delle primarie''. Il segretario ce l'ha messa tutta nel convincere l'Assemblea che occorreva unita' di fronte alla sfida delle elezioni politiche e del governo. Bersani ha convinto anche gli scettici (veltroniani, renziani e Fioroni) che da parte sua c'era la massima disponibilita' all'accordo sulle regole.

Che il clima fosse piu' tranquillo di quello della vigilia, lo si e' capito immediatamente dai toni degli interventi dei possibili oppositori al segretario: Giorgio Tonini, Beppe Fioroni, Salvatore Vassallo. Salvando il principio della massima flessibilita' delle regole in modo da non restringere i partecipanti alle primarie, hanno badato di piu' a battere il tasto di allargare le alleanze il piu' possibile in modo da lasciare la porta aperta al rapporto con l'Udc di Pier Ferdinando Casini.

Un'assemblea senza ne' vinti, ne' vincitori - ma che di sicuro rafforza il ruolo di garanzia di Bersani - serve intanto a garantire la partecipazione di Renzi alla primarie che poteva essere evitata solo con la barriera di regole burocratiche e con l'osservanza alla lettera delle norme dello Statuto cosi' com'era. Ora e' sfida aperta tra Bersani e Renzi, senza dimenticare il grande outsider: Nichi Vendola.