"Il Cavaliere non dileggi i giudici"
ROMA. "Il presidente della corte d'appello e il presidente del tribunale di Milano intendono respingere con fermezza ogni insinuazione sulla non terzietà delle giudici del tribunale, componenti del collegio giudicante nella causa Bartolini-Berlusconi". Lo si apprende in una nota dove si chiede di evitare "ogni espressione di dileggio".
Il comunicato, firmato dal presidente del tribunale di Milano Livia Pomodoro e dal presidente della corte d'appello milanese Giovanni Canzio, segue le affermazioni rilasciate ieri in un'intervista televisiva dall'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha definito "comuniste" e "femministe" le componenti del collegio, tra cui il giudice Gloria Servetti, che nei giorni scorsi hanno depositato la sentenza di separazione tra l'ex premier e Veronica Lario, stabilendo che il leader del Pdl dovrà versare circa 3 milioni di euro al mese all'ex moglie.
"Il presidente della corte d'appello e il presidente del tribunale di Milano - si legge nella nota - intendono respingere con fermezza ogni insinuazione sulla non terzietà delle giudici del tribunale, componenti del collegio giudicante nella causa Bartolini-Berlusconi, essendo a tutti nota la diligenza e la capacità professionale delle stesse, quotidianamente impegnate nella fatica della giurisdizione nella delicata materia del diritto di famiglia".
Il comunicato, firmato dal presidente del tribunale di Milano Livia Pomodoro e dal presidente della corte d'appello milanese Giovanni Canzio, segue le affermazioni rilasciate ieri in un'intervista televisiva dall'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha definito "comuniste" e "femministe" le componenti del collegio, tra cui il giudice Gloria Servetti, che nei giorni scorsi hanno depositato la sentenza di separazione tra l'ex premier e Veronica Lario, stabilendo che il leader del Pdl dovrà versare circa 3 milioni di euro al mese all'ex moglie.
"Il presidente della corte d'appello e il presidente del tribunale di Milano - si legge nella nota - intendono respingere con fermezza ogni insinuazione sulla non terzietà delle giudici del tribunale, componenti del collegio giudicante nella causa Bartolini-Berlusconi, essendo a tutti nota la diligenza e la capacità professionale delle stesse, quotidianamente impegnate nella fatica della giurisdizione nella delicata materia del diritto di famiglia".
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