Fondi Fas e delibera Cipe, Vendola risponde ad Amati

BARI - Delibera Cipe e fondi Fas. La risposta del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola al consigliere regionale Fabiano Amati.

“Intendo ricordare al consigliere Amati che l’Ufficio Stampa della Presidenza della Regione Puglia ha debitamente diffuso la nota da me inviata al Presidente del Consiglio Enrico Letta. Il consigliere Amati evidentemente non l’ha letta con la dovuta attenzione.

La delibera dell’8 marzo (così come sembra dalle indiscrezioni diffuse, atteso che non è stata ancora pubblicata), prosegue nella logica perversa di mettere a rischio finanziamenti già accordati, inserendo per la prima volta un termine per gli interventi approvati nelle delibere CIPE n. 62 e n.78/2011, con riferimento ad interventi di rilevanza strategica legati al settore ambientale, idrico con particolare riferimento alla depurazione, delle bonifiche, dei trasporti e delle infrastrutture universitarie.

Ancora una volta, decisioni non condivise con le Regioni rischiano di portare ad un sostanziale impasse degli investimenti pubblici, con il conseguente blocco di cantieri che in questo momento, solo nelle regioni meridionali, ammontano a circa 20 miliardi di euro.

E tutto questo con riferimento ad investimenti del FSC 2007-2013, le cui risorse e procedure amministrative sono concretamente messe a disposizione delle Regioni meridionali con oltre 5 anni di ritardo rispetto alle scadenze iniziali.

A tutto questo si aggiungono i vincoli imposti dal Patto di stabilità e dalle sue regole contraddittorie in base alle quali gli investimenti del Fondo di Sviluppo e Coesione gravano interamente sui tetti di impegno e di spesa di Regioni ed amministrazioni locali.

Tale situazione rischia tra l’altro di generare debiti fuori bilancio nei casi in cui l’aggiudicazione possa essere conseguita nel mese successivo a quello di dicembre ed il Ministero abbia comunque proceduto alla revoca del finanziamento.

Da qui la necessità di dare un segnale chiaro che rafforzi concretamente la capacità diinvestimento e di spesa delle amministrazioni pubbliche in una  fase, quale l’attuale, in cui ogni euro tradotto in cantieri è indispensabile per promuovere nuova occupazione e salvaguardare quella già presente.

Come già assicurato ai Parlamentari che ne hanno fatto espressa richiesta, la Regione si riserva ogni opportuna iniziativa anche giudiziaria di impugnazione di tale delibera, nel caso in cui essa non dovesse essere modificata.

Debbo notare che la fissazione del termine del 31 dicembre 2013 è assolutamente incongrua anche per le delibere CIPE n. 8/2012 e n. 60/2012, laddove il Governo – sempre l’8 marzo – avrebbe invece proceduto ad una proroga del precedente termine – anch’esso fissato unilateralmente. Anche in questo caso, il Patto da un lato e dall’altra la complessità degli interventi previsti dalle altre due delibere, con progetti di particolare rilievo per risolvere le procedure di contenzioso e di infrazione comunitaria nel settore idrico, delle bonifiche e del rischio idrogeologico, impediscono il rispetto di termini fissati senza alcun confronto”.