Libri: torna “Formiconi di Puglia” di Tommaso Fiore
Si deve infatti alla casa editrice di Manduria, specializzata in studi meridionalistici e fondata da Pietro Lacaita, la pubblicazione nel dicembre 1962 del saggio che completava il trittico avviato da “Un popolo di formiche” (Laterza 1952) e proseguito con “Il Cafone all’inferno” (Einaudi 1956).
“Formiconi di Puglia” è un’indagine sulla Puglia, questa volta non sul piano antropologico e sociale. Oggetto di riflessione, infatti, è la cultura regionale, in particolare il rapporto tra intellettuali e politica nella prima metà del ‘900.
“Dalle sue pagine viene in luce tutto un filone di dignità civile, di oscure lotte per ‘ridurre a cittadini i selvaggi di Puglia’”, un percorso di formazione civica, di cittadinanza: così Alessandro Galante Garrone recensiva nell’agosto 1963 il saggio critico di Fiore, presentato a Roma nel gennaio precedente. Nato ad Altamura nel 1884 e morto a Bari nel 1973, laureato in Lettere a Pisa, militare nella Grande Guerra e protagonista del movimento combattentistico in provincia di Bari, è stato sindaco della città natale nel 1920. La carriera pubblicistica lo vide collaborare con Salvemini, Gobetti, Nenni e Rosselli. Antifascista e fondatore del movimento liberal socialista, fu al confino nel 1942 e di nuovo in carcere nel 1943, tre mesi prima della caduta del regime. Attivo nel gennaio del 1944 nel Congresso di Bari dei CLN, dopo l’esperienza nel Partito d’Azione si iscrisse al PSI e collaborò a riviste e quotidiani nazionali (anche l’“Avanti!” e “Paese Sera”).
“Per tornare a noi formiche noi siamo, formiche ci sentiamo, o poco più su, formiconi di Puglia”, scriveva, riconoscendo però ad altri la paternità del termine. Dopo un comizio di Giuseppe Di Vittorio ad Andria, “si andò alla Camera del lavoro e lì ridevano i contadini accennando a me: È quello delle formiche. E poi additarono l’oratore e gli altri della presidenza: Quelli sono i re delle formiche, diceva uno e un altro soggiunse: Sono formiconi”.
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