Ferrari: 25 anni senza il Drake
di Piero Ladisa - Esattamente venticinque anni fa (14 agosto 1988) ci lasciava novantenne Enzo Ferrari, icona e mito dell’automobilismo italiano e mondiale. Il primo a capire che l’automobile poteva rappresentare qualcosa di più di un semplice veicolo di movimento: un gioiello, un capolavoro, un’opera d’arte. Una passione, quella per i motori, che scorreva nelle sue vene sin da giovane età. Basti pensare che al termine della Prima Guerra mondiale vendette casa per racimolare i soldi necessari all'acquisto di una macchina da corsa.
Non fortunata la carriera da pilota, costellata da alti e bassi. Tra le gare disputate, Ferrari affermò che l'edizione della Coppa Acerbo del 1924 fu quella che ricordava con “particolare soddisfazione” dove colse la vittoria a bordo di una Alfa Romeo RL.
La svolta nella vita del Drake si ebbe nel 1929, l’anno della grande crisi, dove nel Palazzo Ghisilardi Fava di Bologna venne costituita la Scuderia Ferrari. Successivamente fu dotata anche di un logo: il Cavallino Rampante. Quest’ultimo, simbolo di coraggio e temerarietà, era l’emblema che il Maggiore Francesco Baracca (deceduto nel 1918 durante la Grande Guerra) faceva dipingere sulle fiancate dei suoi velivoli. La mamma di questi propose a Ferrari di utilizzare l’emblema caro al figlio sulle sue monoposto, sostenendo che avrebbe portato fortuna. E così fu. Con lui in vita, la sezione sportiva della scuderia conquistò 9 campionati del mondo piloti di F1 e 15 totali, ed è attualmente la squadra più nota nel mondo dell’automobilismo sportivo. Non solo successi ma anche tragedie. Nel 1956 perse il figlio Dino a causa della distrofia muscolare, promuovendo in seguito la nascita di un centro per la cura di questa malattia.
In molti hanno voluto ricordare la figura del modenese nel giorno del 25° anniversario della morte. Luca Cordero di Montezemolo ha detto di lui: "L'esempio di Enzo Ferrari va tenuto sempre a mente. E' impossibile riassumere in poche parole che cosa ha rappresentato per me. A lui, al suo coraggio, alla sua capacità di guardare sempre avanti, anche nei momenti più difficili, devo tantissimo, sia sotto il profilo personale che professionale".
Commuovente il ricordo del figlio Piero: ''Duro ed esigente, come padre e come capo, ma anche capace di gesti di grande generosità e di affettuosità inaspettate, aspetti questi ultimi che tendeva a nascondere''.
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