Juventus e Roma, storia di una rivalità



di Piero Ladisa – Questa sera andrà in scena la 159/ma sfida tra Juventus e Roma nella massima serie. Un match che a distanza di anni è tornato a profumare di scudetto. Una partita come tante altre? Assolutamente no. Quando bianconeri e giallorossi si affrontano scorrono nella memoria di tifosi e appassionati, come le scene di un film, gli episodi che nel corso degli anni hanno alimentato la rivalità, calcisticamente parlando, tra questi due club.
Per risalire alle prime frizioni bisogna andare indietro nel tempo, al “Medioevo calcistico”, durante il ventennio fascista. Il 12 gennaio del 1930 la Juventus fu la prima squadra a violare il “Testaccio”, storico campo della Roma, grazie alle magie di Combi, Rosetta e Calligaris. L’anno seguente i giallorossi rifilarono una cinquina a Madama. Il successo diede il nome a un film (“5 a 0”), con alcuni giocatori romanisti (Ferraris IV, Bernardini, Mattei, Eusebio, Masetti, Volk, Fasanelli, Dugoni) nel ruolo di comparse.
La rivalità si inasprì a partire dal 10 maggio 1981 nel corso della sfida disputata allo Stadio Comunale. Al 75’ fu annullata una rete messa a segno da Turone. La Roma inveì furiosamente contro l’arbitro Bergamo, reo di aver annullato un gol regolare. La partita terminò 0-0. La Juventus si aggiudicò il tricolore due settimane più tardi proprio ai danni dei capitolini per sole due lunghezze (44 a 42). L’episodio, di cui se ne parla ancora oggi, venne subito ribattezzato negli ambienti giallorossi come “Er gò de Turone”
Gli uomini di Liedholm a distanza di due anni riuscirono a “vendicarsi”, riportando il tricolore nella Capitale dopo quarantuno anni di assenza.
Nella stagione 1985-86 ad aver la meglio furono i bianconeri che, grazie al suicidio della Magica alla penultima giornata di campionato in casa contro il già retrocesso Lecce di Fascetti, vinsero lo scudetto.
Per quasi dieci anni, complice la scarsa competitività delle due compagini tra i confini nazionali, l’astio andò in “vacanza” per ripresentarsi prepotentemente il 15 gennaio 1995. Si giocava al Delle Alpi. Nell’effettuare una rimessa laterale nei pressi dell’area di rigore, Aldair fu toccato dal guardalinee Manfredini. Un tocco leggero ma determinante. Il pallone così, da essere destinato all’estremo difensore giallorosso, finì dalle parti di Ravanelli che fu abile a scavalcare con un pallonetto Cervone. Apriti cielo. Un fiume di polemiche fece da contorno al match che fu vinto 3-0 dalla formazione di Lippi. La Roma chiese, ma invano, la ripetizione della sfida.
Gli anni ’90 e ’00 verranno ricordati anche per le schermaglie dialettiche tra le due dirigenze. Da una parte la famiglia Sensi e dall’altra Moggi e Giraudo.
Nel 2000-01 Juventus e Roma tornarono a battagliare per il tricolore. Il 6 maggio 2001 la sfida terminò 2-2. I bianconeri, avanti 2-0, dilapidarono il doppio vantaggio e furono ripresi dalle reti di Nakata e Montella. A protestare in quel caso fu la Juventus perché la Federcalcio, pochi giorni prima, aveva cambiato la norma sugli extracomunitari consentendo così a Nakata di scendere in campo. Un mese dopo i giallorossi festeggiarono lo scudetto.
L’incontro del febbraio 2004 è passato alla storia per il gesto di Totti che, rivolgendosi alla panchina bianconera, gesticolò con le quattro dita della mano sinistra. Quattro come il passivo subito in quella circostanza da Buffon e compagni. Al termine di quella stagione Capello, allenatore della Roma, si accasò alla Juventus dopo aver pronunciato la frase: «Io alla Juve? Mai». Nel corso degli anni il gesto di Totti ha fatto “scuola” ed è stato riportato in voga, a distanza di otto anni (22 aprile 2012), da Lichtsteiner proprio ai danni dei giallorossi che capitolarono 4-0 allo J-Stadium. Come si suol dire: chi di gesti ferisce, di gesti perisce!