Confronto Di Paola-Decaro, finisce a querele

BARI - Nel corso di un recente confronto televisivo una giovane donna ha chiesto all’ onorevole Antonio Decaro cosa avesse intenzione di fare laddove dovesse essere condannato nel processo d’appello che lo vedrà imputato per tentato abuso d'ufficio. A riferirlo in una nota il candidato del centrodestra Mimmo Di Paola. La domanda - ha proseguito Di Paola - era motivata in ragione della circostanza che una condanna dell’onorevole Decaro, ai sensi degli articoli 10 e ss. della legge Severino gli comporterebbe, laddove nel frattempo fosse stato eletto Sindaco, la sospensione dalla carica per un periodo di diciotto mesi e la decadenza in caso di condanna definitiva. Allora l’interlocutrice si chiedeva cosa farebbe l’onorevole Decaro. Si dimetterebbe per consentire alla città di scegliere un nuovo Sindaco o cercherebbe di mantenere la poltrona lasciando la città per ben un anno e mezzo senza guida? L’onorevole Decaro per difendersi da tale osservazione ha dapprima, con arroganza, dato della ragazzina telecomandata alla spettatrice e poi, per motivi incomprensibili, ha dichiarato che il sottoscritto sarebbe indagato per corruzione sfidandomi a querelarlo laddove la notizia non fosse vera. Bene, poichè la notizia non è vera stamane ho dato mandato al mio avvocato di querelarlo. La verità e' che lui è sotto processo e io non sono indagato per corruzione. Il non querelarlo potrebbe apparire come una ammissione della sua bugia, ha concluso Di Paola.

A stretto giro di posta la replica di Antonio Decaro. "Per l'ennesima volta - secondo il candidato del centrosinistra - Mimmo Di Paola parla senza conoscere i fatti. Ma se nelle precedenti occasioni i suoi grossolani errori riguardavano le tasse comunali, il bilancio o lo stadio, questa volta rischia di diffondere una notizia falsa che potrebbe inquinare il voto: il che, se è possibile, è ancora più grave. Dire infatti che la legge Severino comporterebbe la mia sospensione nel caso di condanna in appello e addirittura la decadenza, in caso di decisione definitiva, è totalmente errato. A Di Paola e ai suoi consulenti sarebbe bastato leggere il testo di quella legge (art. 10, lett. c) per accorgersi che non prevede affatto il reato di tentato abuso d’ufficio, ma solo i delitti contro la pubblica amministrazione consumati, cioè effettivamente commessi.

Il fatto fondamentale, comunque, - prosegue Decaro - in questa bizzarra vicenda processuale, rimane che ad oggi c'è un solo provvedimento assunto nei miei confronti da un giudice, ed è quello che ha stabilito la mia innocenza. Al contrario l'ingegner Di Paola in un suo comunicato stampa del 30 aprile dichiara di attendere "di essere prosciolto da circa 7 anni”, perché effettivamente il processo nel quale era imputato per corruzione non si è concluso con una decisione nei suoi confronti. Dunque è lui ad essere in attesa di una sentenza, mentre io sono stato già assolto, almeno in primo grado.
Rilevo con una certa pena il disperato tentativo del mio competitor di agitare le acque di questa campagna elettorale, a tre giorni dal voto, ma non starò al suo gioco. Rimango tranquillo, consapevole di aver dimostrato in questi mesi ai baresi chi di noi due merita di governare questa città", conclude Decaro

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