Bari, “Certe notti…” con Liga, e la città di San Nicola si scopre in “Mondovisione” (FOTO)
di Nicola Ricchitelli - Alla fine, quel che resta di lui, lo si scorge in quelle “Certe notti” che cantavi tra i banchi di un istituto tecnico industriale, quando sognavi di guidare quella “macchina calda, e dove ti porta lo decide lei…”.
Era il lontano 21 settembre del 1995: quel giorno si celebrava un certo “Buon Compleanno Elvis”, e tra un “Vivo morto o X” e ”Hai un momento, Dio”, un “Leggero” e “Quella che non sei”, quelle “Certe notti” con tutta la forza che quel testo portava con sé divenne l’inno generazionale di noi sbandati degli anni '90.
Per una notte la città di San Nicola – alle prese con gli ultimi giorni conclusivi della Fiera di Levante – fa bella mostra di sé nell’ultima tappa del “Mondovisione tour” di Luciano Ligabue.
Per qualcuno il concerto inizia, sin dalle prime ore del mattino, tra sacchi a pelo e zainetti, la battaglia per la corsa alle prime file inizia proprio di qua. Si fa colazione con un panino, si stappano le prime immancabili Peroni, si canta e si scherza, i ragazzi di Bari che flirtano con le ragazze di Lecce – tranquilli, in questi casi l’eterna rivalità passa in secondo piano – e i barlettani che scambiano numeri di telefono con le tipe di Foggia e viceversa, le scene di un concerto sono anche queste.
Tra le sterminate carovane di paninari e venditori di bibite si “Urla contro il cielo”, già attorno le ore 15 si scorgono i primi segni di stanchezza, ma si è giovani anche per questo, per dire io c’ero.
Si aprono i cancelli, parte la lunga e folla corsa, per qualcuno la quinta Peroni in tre ore si farà sentire, e rotolerà giù per terra, per altri quell’interminabile attesa culminerà nell’agognata terra promessa dei primi posti.
Gli accendini da tempo anno fatto posto ai telefoni, le luci dello stadio “Della Vittoria” si accendono sulle note de “Il muro del suono”, si urla a squarciagola sulle note di “Chi siamo chi siamo”, perché in fondo un po’ tutte si riconoscono in quella ragazza di Torino che ha un occhio mezzo vuoto e un occhio pieno e parla sempre di partire senza posti in cui andare e prendere soltanto il primo volo.
Ai brani di “Mondovisione”, si alternano i brani storici del repertorio del rocker di Correggio, si va da “Ho messo via”, al “Giorno di dolore che ognuno ha”, “Piccola stella senza cielo”,
Non sarà più tempo per noi e forse anche di questo Liga, ma si sa, il tempo cambia persone e cose, o forse questo Liga è troppo figlio di questo tempo, o forse la colpa di qualcuno è quella di essere fin troppo nostalgico di quelle facce là. Tra quei ragazzi che sono ancora in giro si dibatte anche di questo.
Era il lontano 21 settembre del 1995: quel giorno si celebrava un certo “Buon Compleanno Elvis”, e tra un “Vivo morto o X” e ”Hai un momento, Dio”, un “Leggero” e “Quella che non sei”, quelle “Certe notti” con tutta la forza che quel testo portava con sé divenne l’inno generazionale di noi sbandati degli anni '90.
Per una notte la città di San Nicola – alle prese con gli ultimi giorni conclusivi della Fiera di Levante – fa bella mostra di sé nell’ultima tappa del “Mondovisione tour” di Luciano Ligabue.
Per qualcuno il concerto inizia, sin dalle prime ore del mattino, tra sacchi a pelo e zainetti, la battaglia per la corsa alle prime file inizia proprio di qua. Si fa colazione con un panino, si stappano le prime immancabili Peroni, si canta e si scherza, i ragazzi di Bari che flirtano con le ragazze di Lecce – tranquilli, in questi casi l’eterna rivalità passa in secondo piano – e i barlettani che scambiano numeri di telefono con le tipe di Foggia e viceversa, le scene di un concerto sono anche queste.
Tra le sterminate carovane di paninari e venditori di bibite si “Urla contro il cielo”, già attorno le ore 15 si scorgono i primi segni di stanchezza, ma si è giovani anche per questo, per dire io c’ero.
Si aprono i cancelli, parte la lunga e folla corsa, per qualcuno la quinta Peroni in tre ore si farà sentire, e rotolerà giù per terra, per altri quell’interminabile attesa culminerà nell’agognata terra promessa dei primi posti.
Gli accendini da tempo anno fatto posto ai telefoni, le luci dello stadio “Della Vittoria” si accendono sulle note de “Il muro del suono”, si urla a squarciagola sulle note di “Chi siamo chi siamo”, perché in fondo un po’ tutte si riconoscono in quella ragazza di Torino che ha un occhio mezzo vuoto e un occhio pieno e parla sempre di partire senza posti in cui andare e prendere soltanto il primo volo.
Ai brani di “Mondovisione”, si alternano i brani storici del repertorio del rocker di Correggio, si va da “Ho messo via”, al “Giorno di dolore che ognuno ha”, “Piccola stella senza cielo”,
Non sarà più tempo per noi e forse anche di questo Liga, ma si sa, il tempo cambia persone e cose, o forse questo Liga è troppo figlio di questo tempo, o forse la colpa di qualcuno è quella di essere fin troppo nostalgico di quelle facce là. Tra quei ragazzi che sono ancora in giro si dibatte anche di questo.



