Alberto Fortis (intervista) festeggia 35 anni di carriera e pubblica 'Do l'anima', un disco sincero e coraggioso
di Marco Masciopinto - Un progetto ricco di melodie e sentimenti che raccontano i 35 anni di illustra carriera di uno dei maggiori artisti del panorama musicale italiano: Alberto Fortis. ‘Do L’Anima’ è il suo nuovo album ed è stato pubblicato per festeggiare l’anniversario dei suoi lunghi anni di carriera nel mondo della musica.
L'album rispecchia i momenti e le sensazioni di Fortis e della sua vita trascorsa sul palcoscenico: è un progetto coraggioso e allo stesso tempo sentimentale e reale, ed invita ad essere sempre se stessi e a non fingere.
Per i suoi 35 anni di carriera si è regalato questo nuovo disco 'Do l'anima'. Ci racconta le fasi di lavorazioni di questo progetto?
‘’Do l'Anima nasce con volontà sentimentale e coraggiosa mia e del Maestro Lucio Violino Fabbri, per far vivere questo progetto con melodie che, aldilà di qualsiasi teoria di produzione, parlino il linguaggio artistico più sincero, immediato e accorato possibile: come artista ho bisogno di questo, oggi più che mai e sono convinto che un grandissimo pubblico desideri fortemente la stessa cosa’’.
Il tema del disco è: togliamoci la maschera e torniamo alla sostanza delle cose. Perchè?
‘’Il procedere della vita ti insegna che è molto più faticoso fingere ed è invece meravigliosamente e naturalmente confortante riuscire ad essere se stessi. Fingere si traduce in un inutile perdita di tempo, in tessuti sociali obsoleti e offensivi per il vero senso della vita: celebrare le nostre esistenze nel rispetto di se stessi e degli altri. E' l'unica soluzione per progredire: chi non lo fa è paragonabile agli orchi del Signore degli Anelli. Gandhi disse: ‘’Non c'è cosa orribile che non faccia una fine orribile’’.
Un album ricco di collaborazione come Biagio Antonacci, Roberto Vecchioni e Carlos Alomar. Perchè ha scelto loro?
‘’Le collaborazioni eccellenti di ‘Do l'Anima’ nascono con lo stessa identica natura del disco: in primis il mio grazie e la mia riconoscenza va al Maestro Lucio Violino Fabbri per l'avvincente e sorprendente lavoro che ci ha visto costruire a quattro mani le fondamenta del progetto. Conoscenza e stima personale e professionale dagli inizi delle nostre carriere sono i motivi della altre partecipazioni : dagli albori della carriera di Biagio, ai miei, quando il batterista della band I Raccomandati, suonavo e cantavo canzoni scritte da un giovane e stimatissimo autore: Roberto Vecchioni. Sottolineo inoltre la partecipazione come chitarrista nella brano ‘Principe’, di un grande nome Internazionale, Carlos Alomar di cui parlerò più avanti’’.
Un brano del disco al quale è particolarmente legato?
‘’Questo è un lavoro che non mi consente una risposta al proposito : sono 11 presenze scelte da una rosa di 40 canzoni che amo indistintamente: è un risultato di fluidità e di godibilità nella sua interezza che mi ha sorpreso’’.
Che ricordi conserva di quando si esibiva al Piper di Roma?
‘’Al Piper mi sono esibito una sola volta presentando il mio secondo album ‘Tra demonio e Santità’ insieme alla band romana di allora’’.
Cosa rimpiange di quei tempi?
‘’L’unico rimpianto è stata la valenza collettiva che rappresentava la musica in generale, così per come andava il mondo. Oggi la scommessa di qualita', dignita' e autencita' resta senza dubbio più impegnativa, ma una augurabile vittoria ancor più pregna di gioia e di soddisfazione nel nome dell'arte’’.
L'album rispecchia i momenti e le sensazioni di Fortis e della sua vita trascorsa sul palcoscenico: è un progetto coraggioso e allo stesso tempo sentimentale e reale, ed invita ad essere sempre se stessi e a non fingere.
Per i suoi 35 anni di carriera si è regalato questo nuovo disco 'Do l'anima'. Ci racconta le fasi di lavorazioni di questo progetto?
‘’Do l'Anima nasce con volontà sentimentale e coraggiosa mia e del Maestro Lucio Violino Fabbri, per far vivere questo progetto con melodie che, aldilà di qualsiasi teoria di produzione, parlino il linguaggio artistico più sincero, immediato e accorato possibile: come artista ho bisogno di questo, oggi più che mai e sono convinto che un grandissimo pubblico desideri fortemente la stessa cosa’’.
Il tema del disco è: togliamoci la maschera e torniamo alla sostanza delle cose. Perchè?
‘’Il procedere della vita ti insegna che è molto più faticoso fingere ed è invece meravigliosamente e naturalmente confortante riuscire ad essere se stessi. Fingere si traduce in un inutile perdita di tempo, in tessuti sociali obsoleti e offensivi per il vero senso della vita: celebrare le nostre esistenze nel rispetto di se stessi e degli altri. E' l'unica soluzione per progredire: chi non lo fa è paragonabile agli orchi del Signore degli Anelli. Gandhi disse: ‘’Non c'è cosa orribile che non faccia una fine orribile’’.
Un album ricco di collaborazione come Biagio Antonacci, Roberto Vecchioni e Carlos Alomar. Perchè ha scelto loro?
‘’Le collaborazioni eccellenti di ‘Do l'Anima’ nascono con lo stessa identica natura del disco: in primis il mio grazie e la mia riconoscenza va al Maestro Lucio Violino Fabbri per l'avvincente e sorprendente lavoro che ci ha visto costruire a quattro mani le fondamenta del progetto. Conoscenza e stima personale e professionale dagli inizi delle nostre carriere sono i motivi della altre partecipazioni : dagli albori della carriera di Biagio, ai miei, quando il batterista della band I Raccomandati, suonavo e cantavo canzoni scritte da un giovane e stimatissimo autore: Roberto Vecchioni. Sottolineo inoltre la partecipazione come chitarrista nella brano ‘Principe’, di un grande nome Internazionale, Carlos Alomar di cui parlerò più avanti’’.
Un brano del disco al quale è particolarmente legato?
‘’Questo è un lavoro che non mi consente una risposta al proposito : sono 11 presenze scelte da una rosa di 40 canzoni che amo indistintamente: è un risultato di fluidità e di godibilità nella sua interezza che mi ha sorpreso’’.
Che ricordi conserva di quando si esibiva al Piper di Roma?
‘’Al Piper mi sono esibito una sola volta presentando il mio secondo album ‘Tra demonio e Santità’ insieme alla band romana di allora’’.
Cosa rimpiange di quei tempi?
‘’L’unico rimpianto è stata la valenza collettiva che rappresentava la musica in generale, così per come andava il mondo. Oggi la scommessa di qualita', dignita' e autencita' resta senza dubbio più impegnativa, ma una augurabile vittoria ancor più pregna di gioia e di soddisfazione nel nome dell'arte’’.
