Bellomo presenta pdl su Ius soli. Schittulli, 'Segno di civiltà per Paese sempre più globale'
BARI - L’articolo 3 della nostra Costituzione stabilisce il principio dell’uguaglianza tra le persone, impegnando la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento. Nei confronti di milioni di persone di origine straniera, questo principio è disatteso.
Ed è per questo che il consigliere regionale de “I Pugliesi”, Davide Bellomo, ha presentato questa mattina al Consiglio regionale della Puglia la proposta di legge di modifica al testo normativo del 5 febbraio 1992 n. 91 recante “nuove norme sulla cittadinanza”. Attualmente la L. 91/92, che si fonda sullo «jus sanguinis», prevede tre modalità per l’accesso alla cittadinanza per chi è di origine straniera: la cittadinanza per nascita, per naturalizzazione, per matrimonio. In modo particolare, è richiesto esclusivamente che entrambi i genitori abbiano risieduto legalmente nel territorio della Repubblica per almeno cinque anni.
Il tutto in ossequio al principio dello «ius soli», temperato dal requisito della residenza legale dei genitori immigrati per un periodo minimo di cinque anni. La modifica che Bellomo intende apportare al testo di legge di iniziativa regionale, punta a rimediare a questa inadempienza da parte dello Stato, e come spiega la proposta “a favorire il processo di inserimento socio-culturale ed a migliorare la convivenza tra le persone di origine diversa o, meglio, affermare l’integrazione tra loro già avvenuta con il riconoscimento di pari diritti, doveri ed opportunità”. «E’ un atto di civiltà nei confronti degli immigrati. Sottolineo, tra l’altro, - spiega Bellomo - che, la presente proposta di legge non comporta oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato ma anzi, una sensibile diminuzione per i minori di spese legate al rinnovo del permesso di soggiorno. All’articolo 1 della legge, comma b-bis, propongo di aggiungere la seguente fattispecie normativa: “chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri legalmente residenti in Italia da almeno cinque anni, anche se successivi alla nascita”. Proseguendo – continua il consigliere regionale - si prevede altresì, dopo il comma 2 dell'articolo 1 della legge 5 febbraio 1992, p n. 91, il seguente:
«2-bis. “Nei casi di cui al comma 1, (lettera b-bis), la cittadinanza si acquista con Decreto del Prefetto competente per territorio e a seguito di una dichiarazione di volontà dei genitori a favore del figlio minorenne, espressa di comune accordo. Entro un anno dal raggiungimento della maggiore età, il figlio può rinunciarvi, se in possesso di altra cittadinanza, con richiesta scritta all'autorità competente. In mancanza di dichiarazione di volontà dei genitori, il figlio acquista la cittadinanza a seguito di una sua dichiarazione espressa entro un anno dal conseguimento della maggiore età”. Come norma transitoria, nella proposta di legge, all’art. 2 si prevede inoltre che: “I soggetti che alla data di entrata in vigore della presente legge hanno compiuto la maggiore età e i cui genitori hanno maturato i requisiti di cui alla lettera b-bis) del comma 1 dell'articolo 1 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, acquistano la cittadinanza italiana presentando apposita istanza al Prefetto competente per territorio entro i tre anni successivi alla medesima data”».
Schittulli su proposta di legge Bellomo: Un segno di civiltà per un Paese sempre più globale - «L’Italia è fra i Paesi europei ad avere una delle normative più restrittive in tema di “cittadinanza italiana”, un paradosso se si pensa che siamo la Nazione che più di altre affronta quotidianamente i problemi degli sbarchi degli extracomunitari sulle nostre coste. E così se da un lato siamo il popolo che più di ogni altro accoglie lo “straniero”, di fatto poi lo consideriamo tale per sempre.
Ecco perché il mio auspicio è che il Consiglio regionale della Puglia prima e il Parlamento poi, approvino la Proposta di Legge che oggi il consigliere regionale Davide Bellomo ha presentato. Poche ma sostanziali modifiche alla nostra legislazione in materia (legge n.91/92) che rende cittadini italiani tutti i bambini nati da genitori che almeno da cinque anni risiedono stabilmente in Italia.
Il passaggio dall’attuale jus sanguinis allo jus soli renderebbe l’Italia non solo più accogliente, ma dotata di una legislatura moderna e più aderente a quella che è oggi la fotografia di un Paese sempre più globale».
E' quanto dichiarato da Francesco Schittulli a sostegno della proposta di legge depositata questa mattina dal consigliere regionale Davide Bellomo e riportato nel suo blog francescoschittulli.it.
Ed è per questo che il consigliere regionale de “I Pugliesi”, Davide Bellomo, ha presentato questa mattina al Consiglio regionale della Puglia la proposta di legge di modifica al testo normativo del 5 febbraio 1992 n. 91 recante “nuove norme sulla cittadinanza”. Attualmente la L. 91/92, che si fonda sullo «jus sanguinis», prevede tre modalità per l’accesso alla cittadinanza per chi è di origine straniera: la cittadinanza per nascita, per naturalizzazione, per matrimonio. In modo particolare, è richiesto esclusivamente che entrambi i genitori abbiano risieduto legalmente nel territorio della Repubblica per almeno cinque anni.
Il tutto in ossequio al principio dello «ius soli», temperato dal requisito della residenza legale dei genitori immigrati per un periodo minimo di cinque anni. La modifica che Bellomo intende apportare al testo di legge di iniziativa regionale, punta a rimediare a questa inadempienza da parte dello Stato, e come spiega la proposta “a favorire il processo di inserimento socio-culturale ed a migliorare la convivenza tra le persone di origine diversa o, meglio, affermare l’integrazione tra loro già avvenuta con il riconoscimento di pari diritti, doveri ed opportunità”. «E’ un atto di civiltà nei confronti degli immigrati. Sottolineo, tra l’altro, - spiega Bellomo - che, la presente proposta di legge non comporta oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato ma anzi, una sensibile diminuzione per i minori di spese legate al rinnovo del permesso di soggiorno. All’articolo 1 della legge, comma b-bis, propongo di aggiungere la seguente fattispecie normativa: “chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri legalmente residenti in Italia da almeno cinque anni, anche se successivi alla nascita”. Proseguendo – continua il consigliere regionale - si prevede altresì, dopo il comma 2 dell'articolo 1 della legge 5 febbraio 1992, p n. 91, il seguente:
«2-bis. “Nei casi di cui al comma 1, (lettera b-bis), la cittadinanza si acquista con Decreto del Prefetto competente per territorio e a seguito di una dichiarazione di volontà dei genitori a favore del figlio minorenne, espressa di comune accordo. Entro un anno dal raggiungimento della maggiore età, il figlio può rinunciarvi, se in possesso di altra cittadinanza, con richiesta scritta all'autorità competente. In mancanza di dichiarazione di volontà dei genitori, il figlio acquista la cittadinanza a seguito di una sua dichiarazione espressa entro un anno dal conseguimento della maggiore età”. Come norma transitoria, nella proposta di legge, all’art. 2 si prevede inoltre che: “I soggetti che alla data di entrata in vigore della presente legge hanno compiuto la maggiore età e i cui genitori hanno maturato i requisiti di cui alla lettera b-bis) del comma 1 dell'articolo 1 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, acquistano la cittadinanza italiana presentando apposita istanza al Prefetto competente per territorio entro i tre anni successivi alla medesima data”».
Schittulli su proposta di legge Bellomo: Un segno di civiltà per un Paese sempre più globale - «L’Italia è fra i Paesi europei ad avere una delle normative più restrittive in tema di “cittadinanza italiana”, un paradosso se si pensa che siamo la Nazione che più di altre affronta quotidianamente i problemi degli sbarchi degli extracomunitari sulle nostre coste. E così se da un lato siamo il popolo che più di ogni altro accoglie lo “straniero”, di fatto poi lo consideriamo tale per sempre.
Ecco perché il mio auspicio è che il Consiglio regionale della Puglia prima e il Parlamento poi, approvino la Proposta di Legge che oggi il consigliere regionale Davide Bellomo ha presentato. Poche ma sostanziali modifiche alla nostra legislazione in materia (legge n.91/92) che rende cittadini italiani tutti i bambini nati da genitori che almeno da cinque anni risiedono stabilmente in Italia.
Il passaggio dall’attuale jus sanguinis allo jus soli renderebbe l’Italia non solo più accogliente, ma dotata di una legislatura moderna e più aderente a quella che è oggi la fotografia di un Paese sempre più globale».
E' quanto dichiarato da Francesco Schittulli a sostegno della proposta di legge depositata questa mattina dal consigliere regionale Davide Bellomo e riportato nel suo blog francescoschittulli.it.
