Abuso d'ufficio, assolti Vendola e Cosentino

BARI - La Corte di Appello di Bari ha assolto dal reato di abuso d'ufficio Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, e l'ex dg Asl Bari, Lea Cosentino. La sentenza è stata emessa dopo un'ora di camera di consiglio al termine dell'unica udienza del processo di secondo grado.Confermata la sentenza del primo grado che aveva assolto i due imputati con formula 'perché il fatto non sussiste'. Il processo di secondo grado è stato celebrato dinanzi alla terza sezione della Corte di Appello. Il presunto abuso d'ufficio riguardava la selezione per un posto da primario di chirurgia toracica all'ospedale San Paolo di Bari, vinto dal professor Paolo Sardelli. I fatti contestati si riferiscono al periodo compreso fra settembre 2008 e aprile 2009. Secondo la Procura di Bari, che ha impugnato l'assoluzione dell'ottobre 2012 con rito abbreviato, Vendola avrebbe istigato l'allora dg della Asl di Bari Lea Cosentino a riaprire i termini per la presentazione delle domande per accedere al concorso, con l'obiettivo di assicurare a Sardelli l'assunzione quinquennale.

VENDOLA, "5 ANNI DI CALVARIO FINISCONO QUI" - Una dichiarazione del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola a commento della decisione della Corte di Appello di Bari. “Si compie, dopo cinque anni di turbamento e travaglio, la mia vicenda giudiziaria. La Corte d’Appello di Bari ha confermato la sentenza di piena assoluzione per la questione della nomina a primario del prof. Paolo Sardelli nel reparto di Chiururgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari. Un primario bravissimo, estraneo alla mia parte politica, le cui qualità sono sotto gli occhi di tutti. Sono stato processato, sono stato assolto, quella assoluzione è stata trasformata in una condanna dai mass media usando strumentalmente una fotografia che raccontava di una occasionale compresenza a una festa di compleanno molti anni prima del processo. Sono stato usato nella polemica mediatica in maniera del tutto impropria. Credo che le mie vicende abbiano surclassato quelle di alcuni colleghi che hanno preso tangenti o i cui reati sono stati acclarati. Sono molto contento perchè è una buona giornata. Cinque anni di calvario finiscono qui. La mia estraneità è la conferma del fatto che in tutta la mia vita ho fatto del rispetto della legge e della legalità la bussola con cui ho orientato i miei passi. Non mi sono mai lamentato di aver subito questo controllo dei miei comportamenti. Un pubblico amministratore per definizione è sottoposto al controllo di legalità. Quand’anche avessi sentito un esercizio improprio della giustizia, non me ne sono lamentato e mi sono difeso, non dal processo, ma nel processo. E, grazie a Dio, li ho vinti tutti”.