Gli assalti ai cassonetti da parte di rom ed extracomunitari
di Vittorio Polito - Notiamo spesso che rom ed extracomunitari ‘visitano’ i raccoglitori di indumenti usati, oltre alla sistematica raccolta di materiali vari nei cassonetti dei rifiuti. Inutile dire che alcune di queste persone sono portatrici di sporcizia e di degrado ambientale. È sufficiente passare dai sottopassi della stazione di Bari per notare rifiuti e sporcizia lasciati dagli accattoni. Proprio una magnifica accoglienza per coloro che per un motivo o per l’altro transitano per quei luoghi.
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Navy Pillay, ha dichiarato qualche anno fa che «In Italia c’è stata un’abbondante documentazione di discriminazione e trattamento degradanti nei confronti della popolazione rom». Ma se la discriminazione è adottata perché il numero dei rom e degli extracomunitari che mendicano ha raggiunto «una dimensione mai vista prima», come sostenne anche il prefetto di Roma, dal momento che vi sono rom che sfruttano i bambini per impietosire i passanti, o gli storpi, oppure le donne e gli animali, ritengo che la discriminazione sia giusta ed utile. Anzi, sarebbe ora che anche il sindaco di Bari prendesse iniziative al riguardo, poiché i rom, dopo una momentanea assenza per una campagna a livello nazionale, intrapresa da alcuni Comuni, sono ricomparsi più numerosi di prima. Almeno a Bari, gli “assalitori” di auto che si fermano ai semafori nel tentativo di lavare (direi imbrattare) i vetri sono tornati. Questi signori, in alcuni casi, sono veri e propri sporcaccioni e lasciano rifiuti dappertutto.
Don Guerino Di Tora, direttore della Caritas di Roma, intervenne sull’argomento, come riferì il settimanale ‘Famiglia Cristiana’, sostenendo che «C’è chi sfrutta l’emotività ed è ora di smetterla con l’elemosina che serve soltanto a mettersi in pace con la propria coscienza». Per il sacerdote «è una carità senza progetto» e serve solo a «tenere il povero lontano da noi». Secondo lo stesso prefetto di Roma, l’accattonaggio è aumentato «con una dimensione mai vista prima». I più sfruttati dal racket dell’elemosina sono i più piccoli. Le bande si dividono il territorio con turni e orari di lavoro precisi: bambini durante la settimana, donne e/o falsi storpi durante i fine settimana. Ma se prefetti, questori e sindaci conoscono così bene la situazione, perché non dispongono l’immediato allontanamento dalla strada dei minori affidandoli a qualche istituto o mandandoli a scuola? Certo è che l’attività degli accattoni, molti dei quali extracomunitari e rom che affollano e “assaltano” le auto in attesa del “verde” ai numerosi incroci regolati da semafori, non è per nulla controllata, anzi viene svolta sotto gli occhi dei tutori dell’ordine che ignorano sia gli accattoni che le disposizioni in materia. Forse siamo in un Paese dall’illegalità diffusa e accettata a tutti i livelli? Ecco perché l’Italia attira gente da ogni parte del mondo: si può sporcare, ci si può prostituire, si può delinquere, si possono occupare ambienti accampando diritti che, anche se spettanti, devono corrispondere a doveri. Col pietismo non si risolvono i problemi.
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Navy Pillay, ha dichiarato qualche anno fa che «In Italia c’è stata un’abbondante documentazione di discriminazione e trattamento degradanti nei confronti della popolazione rom». Ma se la discriminazione è adottata perché il numero dei rom e degli extracomunitari che mendicano ha raggiunto «una dimensione mai vista prima», come sostenne anche il prefetto di Roma, dal momento che vi sono rom che sfruttano i bambini per impietosire i passanti, o gli storpi, oppure le donne e gli animali, ritengo che la discriminazione sia giusta ed utile. Anzi, sarebbe ora che anche il sindaco di Bari prendesse iniziative al riguardo, poiché i rom, dopo una momentanea assenza per una campagna a livello nazionale, intrapresa da alcuni Comuni, sono ricomparsi più numerosi di prima. Almeno a Bari, gli “assalitori” di auto che si fermano ai semafori nel tentativo di lavare (direi imbrattare) i vetri sono tornati. Questi signori, in alcuni casi, sono veri e propri sporcaccioni e lasciano rifiuti dappertutto.
Don Guerino Di Tora, direttore della Caritas di Roma, intervenne sull’argomento, come riferì il settimanale ‘Famiglia Cristiana’, sostenendo che «C’è chi sfrutta l’emotività ed è ora di smetterla con l’elemosina che serve soltanto a mettersi in pace con la propria coscienza». Per il sacerdote «è una carità senza progetto» e serve solo a «tenere il povero lontano da noi». Secondo lo stesso prefetto di Roma, l’accattonaggio è aumentato «con una dimensione mai vista prima». I più sfruttati dal racket dell’elemosina sono i più piccoli. Le bande si dividono il territorio con turni e orari di lavoro precisi: bambini durante la settimana, donne e/o falsi storpi durante i fine settimana. Ma se prefetti, questori e sindaci conoscono così bene la situazione, perché non dispongono l’immediato allontanamento dalla strada dei minori affidandoli a qualche istituto o mandandoli a scuola? Certo è che l’attività degli accattoni, molti dei quali extracomunitari e rom che affollano e “assaltano” le auto in attesa del “verde” ai numerosi incroci regolati da semafori, non è per nulla controllata, anzi viene svolta sotto gli occhi dei tutori dell’ordine che ignorano sia gli accattoni che le disposizioni in materia. Forse siamo in un Paese dall’illegalità diffusa e accettata a tutti i livelli? Ecco perché l’Italia attira gente da ogni parte del mondo: si può sporcare, ci si può prostituire, si può delinquere, si possono occupare ambienti accampando diritti che, anche se spettanti, devono corrispondere a doveri. Col pietismo non si risolvono i problemi.
