“Air gun è reato in Italia ora estendiamo il divieto all'Europa”
BARI - “Aggredire i nostri mari con l’air gun è un reato: oggi lo stop alle tecniche invasive è una realtà e mi auguro che si estenda domani alle prospezioni, in Italia come in Europa. Seguendo l’esempio di Palazzo Madama, anche Bruxelles deve considerare le esplorazioni geosismiche un reato contro l’ambiente”. È il commento del presidente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna all’approvazione in Senato dell’emendamento che vieta l'uso di tecniche esplosive per la rilevazione di idrocarburi nelle profondità marine. Nel corso dell’esame del disegno di legge in materia di ecodelitti, l’uso di air gun e di altre tecniche esasperate è stato compreso tra le modalità non consentite. Prevista anche una pena per l’inosservanza del divieto, con la reclusione da uno a tre anni.
“Una vittoria dell’ambiente, a vantaggio dell’Italia e della Puglia”, aggiunge Introna, da sempre schierato a difesa dell’Adriatico e dello Ionio dalle trivelle. “Disco rosso alle aperture dello Sblocca Italia al petrolio sottomarino: come si può pensare che onde sismiche sparate ad altissima pressione contro i fondali non siano dannose per l’intero ecosistema marino? La conseguenza positiva della messa al bando delle prospezioni esplosive sarà qualche pozza di cattivo petrolio in meno e tanti cetacei in buona salute più”.
Ora c’è da attendersi che il fronte ufficiale del “divieto di aggredire il mare” si decida a comprendere anche le stesse trivellazioni oltre alle prospezioni invasive, “per chiudere definitivamente la minaccia che le torri petrolifere rappresentano per i nostri mari, il turismo, la pesca, le spiagge”.
L’auspicio è che anche il Parlamento europeo voglia adottare un’analoga normativa. Introna ha inviato una nota in tal senso al presidente dei Socialisti europei nell’Europarlamento, Gianni Pittella, invitandolo a far assumere al gruppo socialista iniziative per ottenere una disciplina di divieto alla quale debbano attenersi tutti i Paesi che si affacciano sulle acque del Mediteranneo europeo, tanto più in un bacino chiuso come quello adriatico. Considerando la specificità dei nostri mari, indifesi davanti al pericolo di disastro ecologico, l’Europa non può permettere che qualche speculazione sconsiderata metta a repentaglio i territori e le economie. “La priorità non è ‘raschiare il fondo’ delle risorse energetiche, ma tenere i nostri mari al sicuro da uno sfruttamento, più rischioso che produttivo, del petrolio scadente in Adriatico e Ionio.
“Una vittoria dell’ambiente, a vantaggio dell’Italia e della Puglia”, aggiunge Introna, da sempre schierato a difesa dell’Adriatico e dello Ionio dalle trivelle. “Disco rosso alle aperture dello Sblocca Italia al petrolio sottomarino: come si può pensare che onde sismiche sparate ad altissima pressione contro i fondali non siano dannose per l’intero ecosistema marino? La conseguenza positiva della messa al bando delle prospezioni esplosive sarà qualche pozza di cattivo petrolio in meno e tanti cetacei in buona salute più”.
Ora c’è da attendersi che il fronte ufficiale del “divieto di aggredire il mare” si decida a comprendere anche le stesse trivellazioni oltre alle prospezioni invasive, “per chiudere definitivamente la minaccia che le torri petrolifere rappresentano per i nostri mari, il turismo, la pesca, le spiagge”.
L’auspicio è che anche il Parlamento europeo voglia adottare un’analoga normativa. Introna ha inviato una nota in tal senso al presidente dei Socialisti europei nell’Europarlamento, Gianni Pittella, invitandolo a far assumere al gruppo socialista iniziative per ottenere una disciplina di divieto alla quale debbano attenersi tutti i Paesi che si affacciano sulle acque del Mediteranneo europeo, tanto più in un bacino chiuso come quello adriatico. Considerando la specificità dei nostri mari, indifesi davanti al pericolo di disastro ecologico, l’Europa non può permettere che qualche speculazione sconsiderata metta a repentaglio i territori e le economie. “La priorità non è ‘raschiare il fondo’ delle risorse energetiche, ma tenere i nostri mari al sicuro da uno sfruttamento, più rischioso che produttivo, del petrolio scadente in Adriatico e Ionio.
