Caloro e i paesaggi della sua anima
Il maestro Antonio Caloro insegna in Svizzera, ma si porta dentro le sue ispide scogliere e il mare di cristallo. I colori della sua terra gli esplodono dentro. Così, da autodidatta, scopre i pennelli, i colori, le tele. E solo così riesce a lenire la sofferenza per l'essersene staccato, a dare voce alla memoria, alla nostalgia. Aspetta notizie da casa, dal paese, dalla famiglia. Ecco una lettera che spunta da una delle sue 20 opere.
Non è stato facile per la vedova, la maestra d'asilo Carolina Schillaci (Caloro è mancato a maggio di due anni fa) lavorare alla ricognizione delle opere di una stagione breve, ma intensa, in cui l'emigrante dipinse i paesaggi del suo mondo, della sua anima, gli orizzonti del suo “io” atomizzato. Colori preferibilmente scuri, spesso cupi, quelli di chi soffre, di chi si porta dentro una tristezza infinita, una solitudine leopardiana. Di alcuni quadri c'è solo la foto.
Personaggio multitasking, sinora si conosceva la dimensione dello studioso di storia che ha dato pubblicazioni preziose sul genius loci (Oronzo G. Costa, Cesare Raho), di glottologia (toponimi), traduzioni dal latino, ecc.
In alcune è risalito agli anni del liceo che i Polacchi, sotto la guerra, aprirono ad Alessano (gennaio 1945-settembre 1946) per darsi una classe dirigente dopo il massacro di Katyn (“Gli Alessanesi di Anders”, del 1995). Ma anche del politico e amministratore Dc al suo comune. Approfondì poi lo studio del latino sino a padroneggiarlo, tanto da parlarlo al telefono con gli amici.
La modulazione pittorica appena svelata è stata quindi una sorpresa (e ancora ce n'è un'altra che la famiglia tiene per ora segreta). E' il dna dell'uomo mediterraneo: un intreccio di passioni, interessi, scansioni. Impronta naif (fa pensare a Ligabue), da autodidatta, che inconsciamente si declina cambiando di continuo registro: fauvismo, espressionismo, impressionismo.
Con continui rimandi e citazioni: il “sauvage” di Gaugain, la dolcezza di Van Gogh. Ma a Caloro emigrante, sfatto dalla nostalgia, interessa il messaggio da comunicare, la tecnica è subalterna all'urgenza di ciò che deve dire, a se stesso, al mondo, agli altri.
Il Caloro pittore è stato “rivelato” agli amici di una vita, gli intellettuali che intrattennero con lui un ricco rapporto di dialogo e "complicità", intra ed extra moenia, in una serata-evento alla Biblioteca Comunale di Alessano (ph Luigi Marsigliante). La sua opera scannerizzata dall'artista leccese Luigi De Mitri a una piccola folla che lo conobbe, lo apprezzò, intrattenne con lui un sodalizio amichevole e una forte e feconda complicità intellettuale. Un “tribute” doveroso, commuovente: sono questi uomini che fanno la storia, ne compongono l'intimo, prezioso mosaico.
