'La nostra spiaggia': Carella racconta la parte dimenticata e malfamata di Bari
BARI - Dopo il successo ottenuto con "Il limonio di Punta Rossa", l'autore Rocco Carella torna in libreria con un nuovo racconto che parla delle terre di Puglia. Il nuovo scritto si intitola "La nostra spiaggia" ed è ambientato in uno dei quartieri più malfamati ed isolati di Bari. Proprio in questo angolo della città, in una piccola spiaggia dimenticata da tutti, il protagonista della storia incontra riesce ad instaurare un rapporto di fiducia con alcuni ragazzi del posto, grazie alla comune passione per la pesca. Il racconto si basa su fatti ed episodi realmente accaduti, ma - oltre a scrivere di Bari - Carella denuncia anche quella società odierna in cui la discriminazione rende gli ultimi sempre più ultimi.
"I primi tempi in cui ho iniziato a frequentare i luoghi de 'La nostra spiaggia' ricordo che mi guardavano tutti in cagnesco" - dice l'autore", "come si dice in gergo a Bari, l'aria era pesante, non capivano chi fossi, soprattutto a chi appartenessi. Poi, un giorno, mentre ero a pesca sulla spiaggetta, un ragazzone alto e bruno, si è avvicinato, all'inizio per indagare, con fare piuttosto scontroso. Ma poi, prima di andarsene, mi ha detto di possedere anche lui una vecchia canna da pesca, che però non usava più da tempo, e che gli mancava tutto il resto. Io gli ho risposto prontamente di portarla l'indomani e che gli avrei regalato un mio mulinello e al resto dell'attrezzatura avrei pensato io, lenze finali (l' palamar), filo, ami, esca, ecc.. E il giorno dopo lui è venuto. Così è iniziato tutto. Per questo, non posso che ringraziare Sabino, quel ragazzo, Sergio, e tutti gli atri ragazzi di San Girolamo che ho avuto la fortuna di incontrare e che svelandomi le loro angosce, le loro paure, i loro casini, i loro sogni hanno ispirato 'La nostra spiaggia'".