Santo Fino da Gagliano, il sarto delle star: vestì Sordi, la Loren, Anna Magnani e la Bardot
di FRANCESCO GRECO - GAGLIANO (LE). “Io mi sono fatto da solo, non ho mai chiesto niente a nessuno…”. Una scuola di pensiero, quasi un mantra che condensa una vita vissuta alla grande, in cui ha imposto la sua idea di stile, bellezza, eleganza. Un lampo di fierezza nello sguardo, come un guerriero messapico che ha affrontato la sfida della vita partendo da zero, contando solo su se stesso, le sue forze, la sua creatività, l’arte di maestro “sartore” imparata da bambino, e ha vinto. “A 8-9 anni era già un genio!”, ricordano i vecchi di Gagliano.
Oggi, 92 anni magnificamente portati (è nato l’11 luglio 1925), orgoglioso di quanto ha fatto, e ha voglia ancora di fare, può condividere i ricordi di un’esistenza in cui ha incontrato e vestito aristocratici, star del cinema, il teatro, la tv, la politica, prelati, il jet-set internazionale, ma non ha mai dimenticato le radici contadine, la povera gente del paese, che ha sempre aiutato, con ammirevoli slanci di generosità.
Secondo di sette figli, 4 maschi e 3 donne, la madre (“Una Ruberti: era bellissima!”), cuoceva il pane nel forno accanto alla grande casa in un vicolo all’ombra della chiesa dell’Immacolata, aveva un modo di fare fine, distinto, nobile. Forse proprio lei gli ha trasmesso nei cromosomi la classe innata, l’eleganza interiore, la sobrietà del vivere, il portamento fiero e orgoglioso, la dignità.
Il maestro ricorda: “Nelle vie di Roma, quando m’incontravano, si levavano il cappello…”.
La favola di Santo Fino (foto), l’artista venuto dalla terra dove la vita è amara, si scrive fra la Terra d’Otranto, Gagliano (il paese di Vincenzo Ciardo) e la Capitale. Dove il maestro ha vissuto ben 58 anni. La città in bianco e nero, materna e generosa, che dà a tutti una possibilità, che lo accolse poco più che ragazzo, gli anni ruggenti del boom economico, del “Sorpasso”, la ricostruzione materiale e morale del Paese, la “Dolce Vita” e le “Vacanze romane”: quando parla della “sua” Roma si commuove, specie se gli dicono che oggi la Città Eterna degli imperatori e i papi è molto cambiata, è invivibile: brutta, sporca e cattiva, purtroppo, perché tutti la amiamo.
Avrebbe potuto andare a lavorare all’estero (America), invece non se n’è mai allontanato, la amava troppo. Ricambiato: premi e riconoscimenti, mondanità, vacanze, feste, lusso (“Nella mia casa avevo quadri d’autore, tappeti persiani, posate d’argento e d’oro…”).
Da ragazzo comincia subito a lavorare per aiutare in casa, va a bottega, impara l’arte dell’ago e filo, poi la approfondisce studiando a Lecce.
Il passo successivo: l’atelier al suo paese dove bussa la nobiltà e la borghesia della Provincia: i baroni Sauli di Montesardo e Tiggiano, i Sangiovanni banchieri di Alessano, e poi i nobili di Castrignano, Galatina, Lecce, ecc. Da quei vicoli escono abiti meravigliosi per uomo e donna.
Vestaglia di seta, è seduto nell’atrio della casa di riposo “San Giorgio” dove è andato a stare (c’è anche la sorella Chicchina, la grande di casa, con cui intrattiene un rapporto spigoloso: lei lo tratta da fratello minore) dopo una brutta caduta: nulla di grave, uno scivolone sul pavimento troppo lucido nella sua bella casa colma dei cimeli di una vita. Passa i giorni guardando il mare del Ciolo e si rabbuia al ricordo: “C’era chi pagava e chi no... Qualcuno, solo perché nobile, voleva l’abito gratis…E no signori miei, Il lavoro va sempre onorato…“. Poi lo sguardo si perde all’orizzonte, verso l’Albania: “Brutta la vecchiaia…”, sospira scosso dalla voglia di fare.
Nemo propheta in patria, fu così che, anni ‘50/60, decise di andare a Roma. Un corso alla famosa scuola di alta moda di Emilio Schubert perfezionò un talento naturale. Lavorò per griffe rinomate, da Valentino a Balestra, ma non era contento, si sentiva “derubato” della sua arte, voleva rischiare in proprio.
La casa-laboratorio aprì nel cuore dei Parioli (viale Regina Margherita) e col passaparola arrivò il successo. Abiti unici, vere e proprie opere d’arte. Per persone in cerca di classe, stile, originalità. Vestì Alberto Sordi e Anna Magnani, Fellini, da Parigi arrivò Brigitte Bardot, il jet-set internazionale, alti prelati. Stoffe pregiate, velluti, sete, gabardine, taffetà, cachemire, organze, merletti, ecc. Un giorno a Roma arrivò una modella americana che si invaghì di lui. Le cucì un abito favoloso (foto): per signorilità non dice il nome. Fu l’amore della sua vita, che ahimè finì. Succede. E poi non si ha più voglia di amare. Il maestro diventa triste.
Anche i politici bussarono al suo atelier? “Brutta gente – sospira - se la tiravano e poi erano tristi pagatori, ma spesso anche le nobildonne avevano il braccino corto…”. E il grande cinema? “M’hanno cercato registi e produttori, ma il lavoro durava poco, io invece lavoravo tutto l’anno: mi sono negato...”.
I nipoti Maria Teresa Fino (sposata a Casarano) e Cosimo Rao (capitano della Marina Militare) lo accudiscono con affetto, zio Santo si alza in tutta la sua mole per guardare il mare del “Ciolo”, le navi che passano, le isole di Fanos e Corfù che nelle giornate di tramontana spuntano dal mare (la nostra idea di bello ce l’hanno data i Greci), le coste e i monti Acrocerauni.
Il guerriero è triste, silenzioso, pensa ai suoi viaggi. Gagliano gli vuol bene e lui vuol bene a Gagliano. La Pro-Loco, nel 2005, 2006 e 2007 organizzò tre sfilate, i suoi abiti furono indossati dalle ragazze del paese, modelle per una notte: ecco le foto del “tribute”, la standing-ovation, il premio del sindaco Antonio Buccarello e dell’ex Antonio Licchelli.
Poi ha spiegato la sua idea di eleganza in un corso, gratis, dalle Suore: ci andarono anche madri di famiglia, come l’insegnante Maria Ciardo (oggi in pensione, volontaria al “San Giorgio”). Qualcuna ha messo su una sartoria.
Una visitina alla sua casa di fronte al mare: ecco gli album delle foto (con Giovanni Paolo II, che vestì), i modelli, i cucirini, la vecchia Singer, il misura spalle, l’enorme forbice l’ha regalata.
La giornata sfavilla di luce, il maestro è contento: “Si, ce l’ho fatta da solo, non ho mai chiesto un soldo a nessuno…”. Venuto dalle aspre contrade del Sud, dalla terra “tumara” (sterile), per mezzo secolo ha stregato la Roma-bene e le star straniere.
Sorride mesto: “Qui mi trovo bene, non mi manca niente, ma la vita è la fuori…”. Sente il fuoco creativo dentro, vorrebbe ricominciare, come se in anticamera ci fosse un’altra principessa araba per un vestito da mille e una notte, una contessa per un abito da sera e bisogna prendere le misure: le spalle, la vita, le maniche, il collo, le gambe, poi scegliere la stoffa, badare ai ragazzi di bottega…. Noblèsse oblige.
Lo lasciamo a guardare il “suo” mare dai mille riflessi, a imprecare alla vecchiaia che arriva troppo presto, ed è subito sera... Chissà perché, la vita è troppo breve e non c’è un’altra opzione, e quando le forze si illanguidiscono non par vero a chi ha ancora la mente viva e la fantasia, regalare bellezza e classe agli altri, al mondo. Santo se l’è goduta, ma il rimpianto c’è sempre, come ci si può rassegnare? C’è una formula magica? Misteri eleusini che solo l’oracolo di una Pizia capricciosa potrebbe decodificare, se n’avesse voglia…
Oggi, 92 anni magnificamente portati (è nato l’11 luglio 1925), orgoglioso di quanto ha fatto, e ha voglia ancora di fare, può condividere i ricordi di un’esistenza in cui ha incontrato e vestito aristocratici, star del cinema, il teatro, la tv, la politica, prelati, il jet-set internazionale, ma non ha mai dimenticato le radici contadine, la povera gente del paese, che ha sempre aiutato, con ammirevoli slanci di generosità.
Secondo di sette figli, 4 maschi e 3 donne, la madre (“Una Ruberti: era bellissima!”), cuoceva il pane nel forno accanto alla grande casa in un vicolo all’ombra della chiesa dell’Immacolata, aveva un modo di fare fine, distinto, nobile. Forse proprio lei gli ha trasmesso nei cromosomi la classe innata, l’eleganza interiore, la sobrietà del vivere, il portamento fiero e orgoglioso, la dignità.
Il maestro ricorda: “Nelle vie di Roma, quando m’incontravano, si levavano il cappello…”.
La favola di Santo Fino (foto), l’artista venuto dalla terra dove la vita è amara, si scrive fra la Terra d’Otranto, Gagliano (il paese di Vincenzo Ciardo) e la Capitale. Dove il maestro ha vissuto ben 58 anni. La città in bianco e nero, materna e generosa, che dà a tutti una possibilità, che lo accolse poco più che ragazzo, gli anni ruggenti del boom economico, del “Sorpasso”, la ricostruzione materiale e morale del Paese, la “Dolce Vita” e le “Vacanze romane”: quando parla della “sua” Roma si commuove, specie se gli dicono che oggi la Città Eterna degli imperatori e i papi è molto cambiata, è invivibile: brutta, sporca e cattiva, purtroppo, perché tutti la amiamo.
Avrebbe potuto andare a lavorare all’estero (America), invece non se n’è mai allontanato, la amava troppo. Ricambiato: premi e riconoscimenti, mondanità, vacanze, feste, lusso (“Nella mia casa avevo quadri d’autore, tappeti persiani, posate d’argento e d’oro…”).
Da ragazzo comincia subito a lavorare per aiutare in casa, va a bottega, impara l’arte dell’ago e filo, poi la approfondisce studiando a Lecce.
Il passo successivo: l’atelier al suo paese dove bussa la nobiltà e la borghesia della Provincia: i baroni Sauli di Montesardo e Tiggiano, i Sangiovanni banchieri di Alessano, e poi i nobili di Castrignano, Galatina, Lecce, ecc. Da quei vicoli escono abiti meravigliosi per uomo e donna.
Vestaglia di seta, è seduto nell’atrio della casa di riposo “San Giorgio” dove è andato a stare (c’è anche la sorella Chicchina, la grande di casa, con cui intrattiene un rapporto spigoloso: lei lo tratta da fratello minore) dopo una brutta caduta: nulla di grave, uno scivolone sul pavimento troppo lucido nella sua bella casa colma dei cimeli di una vita. Passa i giorni guardando il mare del Ciolo e si rabbuia al ricordo: “C’era chi pagava e chi no... Qualcuno, solo perché nobile, voleva l’abito gratis…E no signori miei, Il lavoro va sempre onorato…“. Poi lo sguardo si perde all’orizzonte, verso l’Albania: “Brutta la vecchiaia…”, sospira scosso dalla voglia di fare.
Nemo propheta in patria, fu così che, anni ‘50/60, decise di andare a Roma. Un corso alla famosa scuola di alta moda di Emilio Schubert perfezionò un talento naturale. Lavorò per griffe rinomate, da Valentino a Balestra, ma non era contento, si sentiva “derubato” della sua arte, voleva rischiare in proprio.
La casa-laboratorio aprì nel cuore dei Parioli (viale Regina Margherita) e col passaparola arrivò il successo. Abiti unici, vere e proprie opere d’arte. Per persone in cerca di classe, stile, originalità. Vestì Alberto Sordi e Anna Magnani, Fellini, da Parigi arrivò Brigitte Bardot, il jet-set internazionale, alti prelati. Stoffe pregiate, velluti, sete, gabardine, taffetà, cachemire, organze, merletti, ecc. Un giorno a Roma arrivò una modella americana che si invaghì di lui. Le cucì un abito favoloso (foto): per signorilità non dice il nome. Fu l’amore della sua vita, che ahimè finì. Succede. E poi non si ha più voglia di amare. Il maestro diventa triste.
Anche i politici bussarono al suo atelier? “Brutta gente – sospira - se la tiravano e poi erano tristi pagatori, ma spesso anche le nobildonne avevano il braccino corto…”. E il grande cinema? “M’hanno cercato registi e produttori, ma il lavoro durava poco, io invece lavoravo tutto l’anno: mi sono negato...”.
I nipoti Maria Teresa Fino (sposata a Casarano) e Cosimo Rao (capitano della Marina Militare) lo accudiscono con affetto, zio Santo si alza in tutta la sua mole per guardare il mare del “Ciolo”, le navi che passano, le isole di Fanos e Corfù che nelle giornate di tramontana spuntano dal mare (la nostra idea di bello ce l’hanno data i Greci), le coste e i monti Acrocerauni.
Il guerriero è triste, silenzioso, pensa ai suoi viaggi. Gagliano gli vuol bene e lui vuol bene a Gagliano. La Pro-Loco, nel 2005, 2006 e 2007 organizzò tre sfilate, i suoi abiti furono indossati dalle ragazze del paese, modelle per una notte: ecco le foto del “tribute”, la standing-ovation, il premio del sindaco Antonio Buccarello e dell’ex Antonio Licchelli.
Poi ha spiegato la sua idea di eleganza in un corso, gratis, dalle Suore: ci andarono anche madri di famiglia, come l’insegnante Maria Ciardo (oggi in pensione, volontaria al “San Giorgio”). Qualcuna ha messo su una sartoria.
Una visitina alla sua casa di fronte al mare: ecco gli album delle foto (con Giovanni Paolo II, che vestì), i modelli, i cucirini, la vecchia Singer, il misura spalle, l’enorme forbice l’ha regalata.
La giornata sfavilla di luce, il maestro è contento: “Si, ce l’ho fatta da solo, non ho mai chiesto un soldo a nessuno…”. Venuto dalle aspre contrade del Sud, dalla terra “tumara” (sterile), per mezzo secolo ha stregato la Roma-bene e le star straniere.
Sorride mesto: “Qui mi trovo bene, non mi manca niente, ma la vita è la fuori…”. Sente il fuoco creativo dentro, vorrebbe ricominciare, come se in anticamera ci fosse un’altra principessa araba per un vestito da mille e una notte, una contessa per un abito da sera e bisogna prendere le misure: le spalle, la vita, le maniche, il collo, le gambe, poi scegliere la stoffa, badare ai ragazzi di bottega…. Noblèsse oblige.
Lo lasciamo a guardare il “suo” mare dai mille riflessi, a imprecare alla vecchiaia che arriva troppo presto, ed è subito sera... Chissà perché, la vita è troppo breve e non c’è un’altra opzione, e quando le forze si illanguidiscono non par vero a chi ha ancora la mente viva e la fantasia, regalare bellezza e classe agli altri, al mondo. Santo se l’è goduta, ma il rimpianto c’è sempre, come ci si può rassegnare? C’è una formula magica? Misteri eleusini che solo l’oracolo di una Pizia capricciosa potrebbe decodificare, se n’avesse voglia…
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