A fest d’à Madonn, don Claudio Gorgoglione (intervista): «La festa patronale è la 'festa delle feste', dove ci si scopre comunità e non solo città»


di NICOLA RICCHITELLI – Lasciato don Vito Carpentiere nella sua parrocchia di Santa Lucia, rimanendo sempre in zona, ci dirigiamo verso il quartiere Medaglie d’oro di Barletta, alla volta della Chiesa del Buon Pastore, dove incontriamo un giovanissimo sacerdote barlettano: lui è don Claudio Gorgoglione, Vicario parrocchiale della Chiesa sopra menzionata.

Don Claudio, cosa rappresenta una festa patronale per una città?
R:«Nicola, penso che la Festa patronale per una città sia la “festa delle feste”, ovvero la manifestazione principale e identitaria attorno alla quale un centro abitato si ritrova per scoprirsi comunità e non solo città. Questo evento dovrebbe aiutare tutta la compagine cittadina, non solo a “usufruire” della città, ma a “sentirsi” città».

Per la nostra città è più un momento di aggregazione o di disgregazione?
R:«Direi che generalizzare sarebbe tradire la realtà. Per molti è occasione per fare festa, per sentirsi comunità e fare comunità. Per altri, ahimè, è occasione di fuga, che cela una disaffezione alle nostre radici o probabilmente un malcontento per la gestione di tale evento».

E per la città di Barletta? Cosa rappresenta la “Festa della Madonna” per la nostra città?
R:«La festa patronale proprio perché “festa delle feste”, trova il suo motivo di essere nell’affetto più alto di un popolo, che è la religiosità (e come sacerdote, mi auguro che la religiosità sia espressione di fede autentica!). Per Barletta dunque la festa patronale rappresenta la manifestazione di affetto per la Madonna: la Madre di Dio –per chi crede-, che dalle origini della nostra “civitas” è considerata tutela e riferimento per il nostro popolo. A Lei specie dal XVII secolo, ci si è rivolti venerandola nella sacra Icona della Madonna dello Sterpeto, che davvero –e qui generalizzo volentieri- è patrimonio del cuore di ogni cittadino. Inoltre nella nostra città fin dal XIII secolo riposano le spoglie di San Ruggero che poi fu proclamato patrono della stessa. È bello che i due santi protettori, oltre alle rispettive celebrazioni liturgiche, siano venerati e omaggiati assieme nella festa patronale. È sottolineato in tal modo oltreché la devozione per le singole figure di santità della Vergine Maria e di San Ruggero di Canne, anche la relazione di patrocinio e di identità di entrambe con la nostra città. Questa identità raggiunge anche i cittadini non credenti, ci rende tutti coinvolti e partecipi a questo evento».

Ricordiamo anche che oltre ad essere la “Festa della Madonna” e quindi della Madonna dello Sterpeto, in processione c’è anche San Ruggiero, che rappresenta la figura di questo Santo per la nostra città...
R:«San Ruggero fu cristiano e vescovo in tempi non facili per la cittadella di Canne. Penso che il suo esempio per i cristiani e per tutti i cittadini sia quello di promuovere uno sguardo attento a colui che vive accanto a me. Noi barlettani, insieme a tanti pregi – per i quali non cambierei mai la mia appartenenza a Barletta - abbiamo alcuni tipici difetti; generalizzò nuovamente: la tendenza a far sì che il “mio bene individuale”, animato da interesse egoistico, rischi di essere causa del “nostro male collettivo” (gli abusi sulla città e i suoi stessi cittadini). San Ruggero a tutti i cittadini ricorda che il bene non guarda solo il proprio interesse ma cerca anche quello della collettività (senza trascurare il proprio); ai cristiani poi ricorda che la devozione è tale quando diventa operosa anche verso l’altro. Certo ciascuno ha limiti e fragilità ma quando questi diventano abuso sulla Creazione, sulla città, tradiamo la nostra vita e la felicità altrui».

Come è cambiata la festa negli anni e soprattutto rappresenta ancora un momento di gioia per i barlettani?
R:«Non saprei e né potrei essere preciso nel mettere in evidenza tutti i cambiamenti ma, sottolineerei che in un passato non molto remoto, la festa patronale era davvero una delle poche occasioni per la città di scoprirsi comunità, sia dal punto di vista religioso che da quello sociale. Ai nostri giorni si assiste ad una relativizzazione di questo momento che ahimè si vede più marginalizzato nel panorama affettivo del “barlettano”. Penso che, anche se dal punto di vista religioso la festa è ancora sentita da tanti, non bisogna trascurare col disinteresse il fenomeno di disaffezione che si diffonde negli strati giovanili “scappando” dalla città proprio in occasione e a causa della festa patronale. In questo spronerei anche, ma non solo, la municipalità a farsi carico di iniziative belle e non banali, che rispondano alle esigenze di socialità dei più giovani. Mi ripeto: la festa è interesse non di una minoranza ma espressione della collettività».

C’è qualcosa che eventualmente cambieresti o aggiungeresti nell’organizzazione dei festeggiamenti?
R:«Tanto dobbiamo riconoscere si fa per la festa e sempre meglio si può fare. Come cittadino, cristiano e sacerdote suggerirei ai tre organi coinvolti nella promozione di questo evento (Amministrazione comunale, Comitato Feste e Capitolo Cattedrale) una collaborazione che continui a crescere:
1. l’Amministrazione comunale, penso debba guardare con priorità alle feste patronali (e alla disfida di Barletta!) nel panorama delle manifestazioni cittadine, ad esempio facendo sì che le manifestazioni estive (estate barlettana e altro) trovino un fulcro accattivante e ordinato specie (ma non solo!) nelle feste patronali; per cui reputo necessario il sostegno collaborativo ed economico dell’Amministrazione. Attenzione a facili conclusioni! Non sto dicendo di ignorare le priorità e le urgenze economiche a cui è deputato un Comune ma altresì dico di non trascurare una occasione speciale che promuove l’unità sociale e religiosa di tutta la città.
2. Al Comitato Diocesano Feste Patronali (organo di cittadini laici preposto alla preparazione e cura delle festività) in virtù del gravoso compito di armonizzare tradizioni e iniziative folcloristiche, consiglierei di promuovere l’informazione sulle iniziative (illuminazione, fuochi, cantanti etc.) con i nuovi mezzi di comunicazione, magari rendicontando e incentivando la stessa campagna fondi anche in via virtuale;
3. al Capitolo Cattedrale di Santa Maria (antico ente del clero barlettano deputato alla promozione della devozione ai Santi patroni) chiederei di continuare ad innervare la festa, sempre più e sempre meglio, col nutrimento della fede, fomentando lo spirito di preghiera, il decoro delle celebrazioni e della processione (in cui si respiri la presenza di Dio e la comunione coi santi) e educando allo spirito di devozione che rispetti ciascuno ma non cada in folclorismi».

Un tuo ricordo legato alla festa?
R:«Estate 1999, ad oggi, unico anno in cui non ho preso parte alla festa: un amaro dispiacere nostalgico all’ora della processione. Avrei voluto almeno guardare l’Icona della protettrice vestita a festa che mi ricordasse che con la mia città sono sotto la sua tutela».

Come vivevi da bambino questo momento?
R:«Con grande entusiasmo. Amavo particolarmente il gusto della festa, la gioia dell’arrivo in città dell’Icona della Protettrice, il prelevamento del busto del Patrono, l’attesa della domenica, la voce dei mortaretti mattutini che aprivano la festa, le campane a distesa che ne diffondevano l’annuncio, la città largamente vestita di luminarie. Su tutto però, la processione era per me “la festa patronale di Barletta”, l’atto solenne attraverso il quale i Santi Patroni percorrevano Barletta e ne ritempravano la vita quotidiana».

Dal tuo punto di vista cosa bisognerebbe fare per trattenere il barlettano qui a Barletta durante i giorni della festa?
R:«Penso che nessuno dovrebbe sentirsi trattenuto ma dovrebbe aver piacere di partecipare alla festa. È fuori dubbio che gli organizzatori, ciascuno per propria parte, dovrebbero promuovere una sempre migliore organizzazione dell’evento (vedi la domanda sull’organizzazione della festa), ma la cittadinanza deve avvertire la festa patronale come la propria festa; il barlettano deve avere stima e cuore per questo momento di identità, fede e festa».

Chiudiamo proprio con questo: ti andrebbe di fare un appello ai barlettani invitandoli a restare in città anziché cercare rifugio nelle caotiche spiagge del Salento?
R:«Col sorriso e col cuore a voi miei concittadini e fratelli dico: “Le spiagge le avete sempre con voi, non sempre avete la Festa della Madonna dello Sterpeto e di san Ruggero. Snobbare la nostra festa significa ahimè disprezzare le proprie radici, le nostre origini, il luogo e la comunità in cui siamo stati voluti. Non rifuggiamo dalla nostra festa anche se è caotica o non è perfetta; in fondo nessuno di noi lo è! La nostra presenza e il nostro affetto di fede e di cittadini senza dubbio contribuisce a renderla migliore. Custodiamo le nostre radici! Buona festa patronale a tutti!”».

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