Header Ads

"I nuovi poveri? Malati di ludopatia", parla la psicoterapeuta Giuliana Cazzato

di FRANCESCO GRECO - TRICASE (LE). A scuola era davvero bravo, Mario (nome di fantasia). Il suo calvario (e quello della sua famiglia) iniziò il giorno in cui incominciò a giocare: un innocente gratta e vinci. Solo che non riusciva a controllare questa mania. Il padre, vedendolo turbato (all'epoca aveva appena 17 anni), non ebbe da ridire quando Mario decise di mettere via i libri e aiutarlo nella trattoria di famiglia. Un brutto giorno, però, si accorse che dalla cassa mancavano sempre i soldi e non ci volle molto a capire chi li prendeva e cosa ne faceva. Il figlio non solo giocava, ma era finito in un brutto giro, perché i soldi se li prestava per soddisfare l'insana passione per il gioco.

La psicoantropologa e psicoterapeuta Giuliana Cazzato ha raccontato questa storia alla lectio magistralis tenuta all'Oratorio di Montesardo, sul tema della ludopatia e azzardopatia: una piaga sociale sempre più diffusa: giochiamo all'anno quasi 100 miliardi. Nel contesto del progetto "ReGenerAction" (dai un valore alle tue azioni), curato dall'Associazione "Niente Scuse", in collaborazione con l'Istituto Comprensivo Statale di Alessano (in precedenza nelle classi 2a e 3a media si era parlato di bullismo).
 
Per la cronaca: oggi Mario è un ragazzo sereno, la dottoressa Cazzato lo ha aiutato a ritrovare se stesso. Una storia a lieto fine.

DOMANDA: Dottoressa Cazzato, quanti sono i malati di ludopatia in Italia?
RISPOSTA: "Gli ultimi dati della Caritas ci informano che i nuovi poveri sono spesso il prodotto della ludopatia o azzardopatia: anziani, giovani, minorenni, disoccupati, studenti, mandano in fumo i loro risparmi lasciandosi sedurre dalle promesse di vincite facili e sicure. Il 40% dei miei pazienti gioca d'azzardo.
E' necessario, però, fare una distinzione fra i giocatori, infatti, nel macrocosmo dell'attività ludica, la psicologia ha catalogato i vari attori in: giocatori sociologici, giocatori problematici, azzardopatici o ludopatici.
I dati sono veramente allarmanti con una crescita negli ultimi anni più che smisurata: infatti siamo passati dai 40.0000 giocatori degli anni 60, di cui l'85% di ordine sociale, il 14% problematici e l'1% GAP (GIOCATORI D'AZZARDO PATOLOGICI), agli 80.000 del 2013 di cui il 3% a rischio patologico, per approdare nel 2018/2019, anni in cui ci sono più di 100.000 giocatori, quasi il 4% sono ludopatici.
La concentrazione maggiore di giocatori sociali, si può riscontrare nel centro Italia, mentre i GAP e i minorenni sono annoverati nella maggior parte nell'Italia del Sud e nelle isole. Tra i fattori di rischio troviamo: Disponibilità economica (familiare o dello stesso giocatore), Rendimento scolastico scarso, Età Over 65, Residenza (il rischio più alto é concentrato nel Meridione e nelle Isole), Bassa Cultura (personalmente non sono d'accordo dato il mio approccio professionale anche con persone di cultura più elevata), Mancanza d'occupazione.
A questi dati, a cui attribuiamo indubbia valenza, si deve aggiungere un evidente maggior volume di frequentatori del gioco d'azzardo a causa del peggioramento socio economico odierno. Tale affermazione trova riscontro dal contatto personale e professionale con la realtà sociale".

D. La patologia è più maschile o più femminile?
R. "Secondo i dati espressi dovrebbe essere una patologia prettamente maschile, ma stando alle mie esperienze professionali, posso affermare con certezza assoluta che la problematica investe in egual misura entrambi i sessi, senza distinzione alcuna.
L'azzardo non fa differenze. Chiunque improvvisamente può essere sedotto da questo desiderio smodato di tentare la sorte consapevolmente o non di distruggere la propria vita. La vera differenza la fa la MOTIVAZIONE.
Mentre gli uomini di solito iniziano a giocare per sfidare se stessi o un amico, per curiosità o noia, il popolo femminile va alla ricerca di nuove emozioni, tentando di uscire da una vita soffocata e senza respiro che va dai contrasti con il partner, con i figli, ai problemi lavorativi e alle innumerevoli crisi di identità.
Purtroppo gli slogan e la pubblicità subliminale, che promettono una vita felice e fortunata, fanno scattare nella mente delle persone l'idea che tutti possiamo meritare successo, potere, ricchezza, facendoci perdere di vista la nostra identità, i nostri veri scopi e i valori per cui vale la pena vivere".

D. Quali sono i segnali che un giocatore manda?
R. "La dipendenza dal gioco d'azzardo, a differenza di altre dipendenze, non presenta sintomi molto evidenti, infatti solo un accurato esame comportamentale di chi circonda il soggetto affetto da gioco d'azzardo compulsivo può suonare il primo campanello d'allarme.
Chi ha un problema con la ludopatia, molto spesso non riesce o non vuole razionalizzare il proprio comportamento che il più delle volte (soprattutto negli uomini) nasce da problemi endogeni (esterni al soggetto) come l'aspetto finanziario o la rottura di ogni sorta di relazione interpersonale. Ciò facendo, si evita il fare necessario per il superamento stesso del problema.
Tuttavia, è possibile tracciare delle linee guida per l'individuazione e la valutazione di questa patologia. Si può affermare infatti che una persona abbia un problema d'azzardopatia quando nasce nell'intimo l'esigenza di nascondere agli altri il proprio volume di gioco, segreto che nella maggior parte dei casi viene nascosto anche a se stessi dalla negazione della frequenza e entità delle puntate.
La paura è quella sostanzialmente di ricevere un giudizio severo e negativo tanto da se stessi che dagli altri. L'indice di alto rischio si rispecchia nell'esigenza di recuperare le somme perdute soprattutto con denaro che non si possiede, sperperando i risparmi di parenti e congiunti, ma anche amici e contraendo forti debiti.
I rischi che corrono i GAP sono numerosi e disparati: arrivano a delinquere pur di procurarsi il necessario per giocare".
Il ludopatico di solito, oltre a essere compulsivo nel gioco, presenta molti altri segni più evidenti dell' azzardopatia stessa; queste patologie connesse vengono chiamate dagli specialisti malattie cormobidi o cormobili.
La combidità o cormobilità comporta un abuso eccessivo di alcol e fumo e presenta inoltre stato depressivo con manifestazioni di irascibilità, insoddisfazione e frustrazione, oltre a vari disturbi di natura ossessiva compulsiva (ripetere sempre gli stessi gesti o rituali, giocare nella stessa ora e cosi via)".

D. Ma questa patologie si possono prevenire?
R. "Qui il discorso si fa più analitico e complesso data la natura della patologia stessa.
Soprannominata "MALE NASCOSTO", la ludopatia si insinua nelle esigenze, nelle aspettative e nella quotidianità come un male strisciante, arrogante e seduttore. Prevenirla sarebbe quasi utopico poiché, nello stesso istante in cui ci si rende conto di esserne affetti, la patologia ha già avuto il suo esordio in tutta la sua conclamazione.
La "responsabilità", in questi casi gioca un ruolo fondamentale cercando, grazie anche all'ausilio del giusto raziocinio di limitarne i danni.
Il gioco d'azzardo compulsivo, a mio parere, trova prevenzione nei comportamenti sociali della famiglia che dovrebbe trasferire ai propri cari i giusti valori etici e morali, poiché molti GAP agiscono per imitazione e rappresentazione".

D. Quali sono i giochi più diffusi?
R. "I giochi attualmente più praticati, stando ai dati ufficiali e secondo la mia esperienza professionale, sia virtuali che live, con sale da gioco terrestri reali sono: le slot machine e i video poker, seguono i biglietti gratta e vinci e le lotterie, mentre vediamo il cadere in disuso, a causa del fare sempre più tecnologico e digitale, le tradizionali partite di poker o i tornei di burraco organizzati in tempi remoti in bische clandestine.
L'era digitale ha stravolto e facilitato di gran lunga le esigenze dei ludopatici, i quali ormai possono avere a disposizione un vero e proprio casinò nella riservatezza della propria dimora. Il gioco on line interessa una fetta di popolazione e mercato che è cresciuta a dismisura consolidandosi e trovando terremo fertile nel corso di questi ultimi 5/6 anni da quando questa pratica è stata liberalizzata e legalizzata nel nostro Paese.
I siti di gioco on line si sono ulteriormente adeguati e attrezzati per offrire al consumatore opportunità sempre più allettanti. Infatti chi sceglie questo tipo di gioco è alla continua ricerca di premi esclusivi offerti come bonus di benvenuto per chi decide di tentare la sorte. Il gioco on line come le slot machine, video poker, black jack o poker stanno vivendo attualmente periodi di maggiore intensità grazie anche alla facilità con cui oggi ci si può approcciare rendendogli strumento di rilievo e predilezione".

D. Si può guarire?
R. "Il primo passo di un lungo e tortuoso cammino che potrebbe approdare alla guarigione è il compiere un atto e uno sforzo di volontà; il secondo step riguarda il riconoscimento della propria problematica, trovando il coraggio di rimettersi in discussione in primis con se stessi e poi con la collettività.
L'azzardopatia, altrimenti definita gambling, negli anni 80 è stata riconosciuta come disturbo sul controllo degli impulsi, mentre nel 1990 viene annoverata come dipendenza senza sostanza (allo stesso modo dello shopping compulsivo o la cleptomania) questa dipendenza come suddetto presenta una serie di disturbi cormodidi, diventa necessario quindi per il bene del paziente stesso quando l'affetto, la vicinanza e la comprensione del propri cari non dovessero bastare, iniziare un percorso con un protocollo psicoterapico che assicuri al soggetto una guarigione certa e scevra da ulteriori ricadute. Ovviamente, per ognuno bisognerebbe personalizzare protocollo e trattamento data la riposta emotiva e sociale estremamente soggettiva. Personalmente, uso dei protocolli terapici cognitivi comportamentali quali l'ACT (acceptance and commitment theory) e la MINDFULLNESS, strategie di terza generazione, che grazie alla focalizzazione e alla concentrazione sugli obiettivi alternativi, recidendo ogni habitus, sono in grado di portare il paziente verso scopi più propedeutici e remunerativi, mediante la meditazione vipassana e la consapevolezza.
Tuttavia, quando queste strategie non dovessero essere sufficienti, il mio consiglio, unitamente a quello di tanti altri specialisti, è di affiancare a questi protocolli psicoanalitici e comportamentali la terapia farmacologica. In alternativa, ci si può rivolgere a centri preposti e specializzati nel trattamento del gambling protetti dall'assoluto anominato".