Aggrediscono coetanea: identificate ragazzine a Bari

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BARI - In merito all’avvenuta identificazione delle due ragazzine, di 13 e 14 anni, responsabili della violenta aggressione ai danni di una coetanea a dicembre scorso, il sindaco di Bari Antonio Decaro commenta: “Denunciare il comportamento di quelle ragazzine è stato per me un dolore, una sconfitta. Ma quello era il mio dovere ed era giusto andare avanti per permettere alle Forze dell'ordine di individuare le responsabili di quell'aggressione. La notizia di oggi, che pur ci fa tirare un sospiro di sollievo rispetto al lavoro incessante ed encomiabile degli inquirenti, ci lascia però un profondo senso di amarezza. Su questo noi tutti dobbiamo riflettere, perché il fenomeno del bullismo, che non conosce differenze di genere, di classe sociale, né di territorialità, ci mette di fronte alla sconfitta dei modelli educativi e culturali dominanti. In queste settimane, in più di una occasione, ho avuto modo di confrontarmi e di incontrare le famiglie dei minori vittime di aggressioni e di atti di bullismo che purtroppo continuano a ripetersi, a Bari come in tutta Italia. Posto che la nostra attenzione a presidio del territorio cittadino resta alta, la soluzione non può limitarsi alla repressione di questi comportamenti, né d'altronde le famiglie devono rassegnarsi a far crescere i propri figli in casa cedendo alla paura. I ragazzi devono poter vivere la città e crescere confrontandosi in maniera sana con i loro coetanei. Di questo siamo noi adulti responsabili. Per questo dovremmo lanciare una grande alleanza educativa, che tenga insieme Comune, scuole, parrocchie, associazioni e famiglie, ampliando esperienze di welfare che stiamo già conducendo nelle scuole e in tutti i luoghi di ritrovo dei ragazzi. Il motore di questa alleanza non possono che essere le famiglie, tanto quelle delle vittime, quanto quelle degli artefici perché il fenomeno ci chiama in causa tutti e nessun cambiamento sarà possibile se a cominciare da noi adulti non saremo in grado di metterci tutti in discussione, come cittadini, come genitori e come componenti della stessa comunità”.
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